Dammi tre colori: Charlotte Brontë sta al Fucsia, Andre Dubus al Nude, Claire North al Blu

Le scelte della blogger di LibrAngolo Acuto, Nereia, in tre colori

Dammi tre colori: Charlotte Brontë sta al Fucsia, Andre Dubus al Nude, Claire North al Blu
Nereia (Irene Daino), blogger di LibrAngolo Acuto

Ho pensato moltissimo ai colori e ai libri di cui parlare e non è stata per niente una scelta facile. Ridursi a tre è un compito arduo per un lettore, ma sono felice di esserci riuscita – ci ho messo del tempo però eh, sappiatelo.

Ringrazio Simona di Letture Sconclusionate per avermi fatto conoscere questa rubrica e Giuditta per avermi dato la possibilità di partecipare.

BLU

Blu come il cielo di Barcellona quando esco dalla metro per andare al lavoro. Ogni mattina, mentre salgo i gradini che mi portano fuori dalla fermata alzo gli occhi e guardo la Torre Agbar che si staglia su questo cielo di un blu intenso, freddo e avvolgente allo stesso tempo.

Blu come il cielo della mia Roma d’inverno, il cielo che Simona – che mi ha passato il testimone – vede ogni mattina.

"Le prime quindici vite di Harry August" (NN editore) è un libro che ho comprato qualche tempo fa, al Salone Internazionale del Libro di Torino, quando la casa editrice era nata da poco. Mi sono fidata e lasciata incantare da una valigia piena zeppa di bigliettini, bigliettini che la gente aveva scritto al loro io del futuro.

È la storia di Harry August e delle sue prime quindici vite, alcune sprecate, altre vissute intensamente. Un viaggio continuo per migliorare se stessi e per salvare il mondo da una disgrazia certa. Letto quando avevo bisogno di un po’ di soprannaturale nella mia vita e consigliato spassionatamente a chi ha bisogno di ricordare che noi, di vite, non ne abbiamo 15 (purtroppo) e che quindi, forse, è il caso di procrastinare il meno possibile e di fare qualcosa di concreto quando ne abbiamo la possibilità, senza pensare che potremmo agire domani, senza rimandare all’infinito qualcosa che potrebbe cambiare le nostre sorti già adesso.

Ho apprezzato particolarmente lo stile della North, che ha la capacità di far terminare i capitoli al momento giusto e, soprattutto, nel momento giusto. 400 pagine che a me sono sembrate pochissime, scorrevano veloci come un treno dell’alta velocità in corsa.

 

NUDE

Nude, come mi sono sentita quando Andre Dubus mi ha conquistata con Non abitiamo più qui. Nude, come i quattro protagonisti della storia che l’autore ha deciso di raccontarci. Nude, come ti senti quando ti guardi allo specchio dopo una giornata veramente di merda. Nude, come siamo davanti agli occhi delle persone che ci amano.

Andre Dubus è un autore potente, è uno di quelli che mentre scrive ti sbatte in faccia la realtà, dura e cruda, senza fronzoli, senza zuccherini, senza banali considerazioni. Leggendo questa raccolta di tre lunghi racconti mi sono accorta di quanto è volubile e profondamente disturbante l’essere umano. Quante volge agiamo d’istinto, convinti che le conseguenze siano solo una stupida variante alla quale possiamo pensare in un secondo momento? Quante volte non riflettiamo su quanto una nostra azione possa incidere nella nostra vita ma, soprattutto, nella vita delle persone che ci circondano? Dubus ci offre un ritratto struggente e allo stesso tempo disarmante dei sentimenti umani, del dolore che le nostre azioni posso causare a noi stessi e agli altri e lo fa magistralmente scegliendo di raccontarci l’adulterio, dimostrandoci che nulla – mai – è tutto bianco o tutto nero, rendendo difficilissimo al lettore capire da che parte schierarsi. Perché se prima stai dalla parte di chi è stato tradito, qualche riga dopo non puoi fare a meno di trovarti a pensare che chi ha tradito lo ha fatto senza rendersi davvero conto di tradire. Una scrittura, quella di Dubus, che ti fa sentire umile e ti porta irrimediabilmente a chiederti: “e io, nella stessa identica situazione emotiva, siamo davvero sicuri che avrei agito diversamente?”.

FUCSIA

Il fucsia è un colore acceso, come le emozioni che regala Jane Eyre, e intenso come solo Charlotte Brontë sa essere. È un colore passionale, come la storia d’amore più bella e genuina che abbia mai letto, è potente, come le parole che scorrono nelle sue pagine.

Tutte, almeno una volta nella vita, ci siamo ritrovate in Jane Eyre: innamorate di un amore impossibile ma talmente forte da farci star male. Un amore di quelli che, quando finiscono, pensi che non riuscirai mai più a rimetterti in piedi sulle tue proprie gambe. Eppure, poi, rinasci e sei una persona migliore, una donna migliore.

Adoro leggere libri scritti da donne che parlano di donne e Jane Eyre, secondo me, dimostra quanto una donna possa ottenere con le proprie forze, nonostante tutto. Nonostante l’infanzia difficile, un padre ingombrante, un destino che sembra già segnato, Jane non si abbatte e sembra dirci che neanche noi dobbiamo farlo: mai.

Essere donna è certamente difficile, e lo è ancor di più nella brughiera inglese del 1800, tra la povertà assoluta e le sciocche convinzioni e convenzioni dell’epoca.

Jane Eyre è un romanzo sull’amore, ma soprattutto sul coraggio di portare avanti le proprie scelte. È un romanzo sulla forza d’animo, sulla determinazione, sulla fiducia in se stessi, sulla capacità di non arrendersi mai, neanche quando sembra che non vi sia alcuna via d’uscita.

Una storia d’amore ma anche sull’amore.

Nereia (Irene Daino) cede il testimone a Erica di La Leggivendola, che il prossimo mese scriverà “i tre colori” delle sue letture.