La necessità di raccontare un'emozione personale e la perdita: l'esordio di Francesco Musolino

Il bisogno di scrivere è figlio della lettura. Scrivere significa usare una lente per leggere

La necessità di raccontare un'emozione personale e la perdita: l'esordio di Francesco Musolino

Avremmo potuto vederci sulla nave traghetto, in mezzo allo Stretto di Messina, fra Calabria e Sicilia, fra Scilla e Cariddi.

Per una filologa classica come me un vero invito a nozze, e d’altronde non ci poteva essere sfondo più naturale e suggestivo per chiacchierare con Francesco Musolino del suo esordio nella narrativa con il romanzo “L’attimo prima” (Rizzoli), che mi ha conquistata per la dolcezza con cui tratta i destini e i personaggi, ambientato a Messina, volta verso Reggio Calabria, la città da cui provengono i genitori del protagonista, Lorenzo.

Con "L'attimo prima" Francesco Musolino esordisce nella narrativa, ma non nei libri, perché da anni come giornalista culturale si occupa dei libri altrui sia su testate cartacee che online, come anche sui social con l'account @stoleggendo. Esordisce con un romanzo fortemente introspettivo che racconta quel difficile passaggio, nel caso particolare del protagonista reso più vulnerabile e doloroso dalla perdita del padre, ma in ogni caso difficile, alla vita adulta. Un discrimine che non può essere banalmente indicato con un elemento anagrafico ma che attiene più strettamente ai casi, ai moti, ai frangenti e ai tempi dell'esistenza. Un limitare sottile e scivoloso, che Francesco Musolino sa carpire come una farfalla senza rovinarle le ali e dunque conservandone la leggerezza e le sfumature.
Scrivere DI libri e scrivere libri: anche tu personalmente con "L'attimo prima" hai varcato una soglia, da lettore a scrittore. 
Cosa ti ha spinto ad entrare nell'"altra stanza"? O invece sono due modi di vivere la stessa casa?

RISPOSTA: Il bisogno di scrivere credo sia figlio della lettura. Scrivere significa usare una lente per leggere, per inquadrare la realtà, modificando il punto di vista, cercando una giusta distanza, un filtro per raccontare un particolare o una visione delle cose. Il bisogno di scrivere è sbocciato lentamente in me, incontro dopo incontro, libro dopo libro ma si è affermato con la necessità di raccontare un'emozione personale - la perdita, l'Assenza - e al contempo, trovare una voce, la mia voce, perché non fosse un libro ombelicale come tanti, troppi racconti che usano il dolore come un manifesto programmatico. Volevo fosse una storia di luce, un racconto di rinascita. Ma l'ho capito solo scrivendo.

 

DOMADA: Il titolo "L'attimo prima" racconta con perspicacia la percezione intima del romanzo. Un attimo prima sembra che tutto, desideri sogni aspettative e promesse, si stiano per realizzare per il protagonista ma anche per i genitori, e un attimo dopo tutto è definitivamente sconquassato e perso, scomparso con dolore e inesorabilità.
Ognuno reagisce a suo modo: la madre ritirandosi nella casa di Lipari, che a sua volta era una promessa d'amore e di "ozio" conquistato per lei e il marito; la sorella rientrando dal suo girovagare che fino a quel momento aveva rappresentato il suo essere e stare al mondo; per il protagonista il ripiegamento in sé, la rinuncia non solo ai suoi sogni e ai suoi spazi ma anche al cibo, nel vano tentativo di non accettare l'ineluttabilità dell'attimo che gli ha portato via il padre.
Eppure nel titolo stesso c'è la speranza e l'ottimismo che è cifra stessa del romanzo: la preponderanza del futuro sul presente grazie alla forza del passato; il sapore della vita rispetto all'insapore di ritrarsi nel proprio guscio.
Qual è il senso dell'attimo prima nella vita del protagonista? Rappresenta una spinta verso il futuro o rimane anelito impossibile al passato?

RISPOSTA: L'attimo prima è quel momento in cui tutto è ancora come lo avremmo immaginato. Tutti noi sogniamo una vita perfetta, incastri sicuri, lavoro definitivo, amore solido, successo, carriera, salute. Ma poi la vita ci offre quel che vuole, difficilmente ciò che avremmo voluto. Non voglio usare la parola resilienza, è stata usata troppo - spesso a sproposito - preferisco dire che, come hai notato, dopo la caduta, ciascuno deve prendersi cura del proprio cuore come meglio può. E per farlo, c'è chi si dedica agli altri, chi si butta sul cibo o sul sesso, e chi ha bisogno di fermarsi o di correre via, lasciando tutti indietro. Questo è il caso della madre di Lorenzo. C'è dell'egoismo? Sì, in parte, ma se l'amore d'una vita crolla per cause naturali, diventare adulti significa anche avere la capacità di capire che i genitori sono umani, fragili e frangibili, non immortali e infallibili come credevamo da piccoli.

Ma l'attimo prima è un viaggio verso la luce. Dopo essersi impantanato ed essere rimasto fermo, immobile, Lorenzo prova a rimettersi in movimento. Perché alla fine, in caso di incendio, ciascuno si salva da solo.

 

DOMANDA: Un ruolo dominante nel romanzo ha il cibo.
I genitori del protagonista hanno un ristorante che è anche la cifra della loro unione con il pane sciapo voluto dal padre e i cibi, intonati all'umore e al momento, alle occasioni e ai giorni felici, stabiliti dalla madre.
Il protagonista ha il culto e un amore appassionato per la cucina e la cifra del suo dolore sarà non toccare più determinati cibi, oltre a non voler più cucinare, come ha desiderato fino alla morte del padre.
Il riscatto avviene attraverso il cibo ed è il cibo a ridare sapore e senso alla vita e a conservare il valore alla vita vissuta.
Cosa rappresenta il cibo nell'economia del romanzo e nelle esistenze dei personaggi: è una chiave introspettiva per accedere nell'intimo alla loro essenza?
Francesco Musolino ama e sa cucinare? E i piatti proposti nel romanzo da dove derivano?

RISPOSTA: Giuditta, un racconto di rinascita ed elaborazione attraverso il cibo non era ancora stato scritto. O almeno, non mi è capitato di leggerlo. Eppure il cibo da solo esprime le tre chiavi fondamentali: memoria, futuro e amore.

Memoria di ciò che abbiamo perduto, le persone care e gli odori dei piatti della domenica. Che fine fanno quelle ricette che legavamo alle persone che non ci sono più? Il cibo è futuro nella storia di Leonardo, l'avvenire. E infine, ovviamente, il cibo è amore allo stato assoluto. Cosa si prova a cucinare per chi non ha niente? Cucinare, per me, è l'atto d'amore per eccellenza. 

I piatti proposti sono parte del mio bagaglio di sapori e in parte frutto delle mie letture, della mia curiosità. Sì, amo la cucina e amo cucinare, soprattutto mi piace pensare al significato di un piatto, come nasce, cosa significa, fin dove ci conduce. 

Non sono un golosone, piuttosto vado a caccia di emozioni, anche a spasso fra i fornelli. 

 

DOMANDA: "L'attimo prima" è anche un romanzo sulle relazioni: quella tra un uomo e una donna che si amano come Leandro e Sara; quella tra genitori e figli, come il rapporto che stringe e tiene la famiglia di Lorenzo; quella tra fratelli, tra il protagonista e la sorella Elena, che sarà uno sprone e uno stimolo ad uscire dalla corazza di cui il fratello si è rivestito; quella tra Lorenzo e Sveva che sboccia lentamente, e che sarà la fatale goccia a fare traboccare il vaso della vitalità e dei sogni. Ma anche quelle che Lorenzo tesse con personaggi secondari, ma a loro modo fondamentali nella sua vita: la collega Carla, un compagno di liceo, Salvatore, il migrante Sameera, combattuto tra la voglia di restare e il desiderio di partire, e persino Giorgio, l'arrogante direttore dell'agenzia di viaggi in cui Lorenzo lavora.

Tutti rapporti che servono a mettere in luce nella relazione con l'altro la difficoltà di elaborare il lutto, in un elogio della lentezza e del rispetto dei ritmi personali, soprattutto quelli del cuore, che mai possono essere violati e strattonati.

Come l'arte del kintsugi, "processo lungo e di grande precisione".

Lorenzo, la perdita e la vita: è questo il triangolo alla base del romanzo? e in che modo si intreccia con il tema del partire e la metafora del viaggio?

Mi chiamo Lorenzo, ho venticinque anni e lavoro in una agenzia di viaggi di Messina. Tutto qui. Eppure, anche se posso spedirvi ovunque desideriate, io non ho mai messo il naso fuori dalla mia terra, da quest'isola, la Sicilia. Curioso, non è vero?

RISPOSTA: Credo sia fondamentale il rapporto con le nostre radici. Giusto sognare un futuro anche lontano dalla propria terra, a caccia di futuro ma il punto critico nel modo di fare di Lorenzo è la sua concezione del tempo, l'idea che possa dominarlo, che non preveda nessuno imprevisto, convinto che ci sarà modo di mettersi a cucinare e viaggiare ma soltanto al momento giusto. In questo somiglia alla pelle del viso di un bimbo, alla superficie liscia di una ceramica, non ci sono rughe, non ci sono crepe, non c'è dolore. Lorenzo cresce sotto il tavolo di legno in cucina, protetto dall'amore dei suoi genitori, perché mai dovrebbe pensare che tutto possa andare in frantumi? E così, quando fatalmente accade, quando cade, vorrebbe fermare tutto, proprio come nella celebre poesia di Auden. Ma la vita va sempre avanti e non ci aspetta. 

Partire, mettersi in viaggio, abbandonare gli scogli, andare verso il mare aperto e al contempo, attraversare la notte, accettare l'idea che si possa persino dimenticare qualcosa delle persone amate e assenti; tutto questo per far spazio alla luce, alla vita. Non si può vivere con le spalle rivolte sempre al futuro in un presente senza avvenire, solo per timore di farsi male. Il tema del viaggio racconta, per me, la necessità del futuro e al contempo, il viaggio personale che dobbiamo intraprendere - nei pensieri, nei gesti - per riparare il nostro cuore. E per farlo serve tempo, accettazione e un po' di coraggio.

 

DOMANDA: Siamo giunti all'ultima domanda.
Nel suo lavoro all'agenzia di viaggi, Lorenzo si inventa una formula vincente per una tipologia precisa di viaggiatori. Per saggiarli e consigliarli al meglio, ha una domanda jolly. La stessa che faccio a te e al tuo protagonista.
In caso di incendio che cosa faresti? e cosa pensi che farebbe Lorenzo?

RISPOSTA: In caso di incendio dobbiamo salvarci. Può sembrare egoismo ma in realtà credo  che dobbiamo essere in equilibrio anziché appoggiarci sempre a qualcun altro. Del resto, in aereo ci chiedono di indossare la mascherina dell’ossigeno, solo dopo possiamo essere utili a chi abbiamo intorno. Dobbiamo metterci in salvo per inseguire le nostre passioni e combattere le battaglie che ci stanno a cuore. Così deve fare Lorenzo che, impreparato alle emozioni e in attesa della vita perfetta, quando è caduto, quando il suo cuore si è spaccato, ha scelto di fermarsi ad una scrivania, impantanato. Ma la verità è che c’è un pezzo di strada che possiamo fare solo noi. Dobbiamo avere il coraggio di affrontare il dolore, come possiamo, afferrare una lanterna e uscire nella notte. Metterci in salvo in caso di incendio per me significa scegliere la vita. Sempre. Anche se a volte ci fa soffrire. 

di Giuditta Casale