Per me Jella Lepmann è un piccolo faro, un conforto e un esempio: intervista a Della Passarelli di Sinnos

Jella Lepman da direttrice della Jugendbibliothek di Monaco a fondatrice di IBBY: senza di lei non avremmo scoperto l'importanza della Letteratura per Ragazzi

Per me Jella Lepmann è un piccolo faro, un conforto e un esempio: intervista a Della Passarelli di Sinnos
per concessione di Stiftung Internationale Jugendbibliothek
di

Io adoro i paesi sul mare. Il mare mi dà il senso di apertura e di possibilità. Cosa che un po’ racconterà Fabio Stassi ne “La gamba di legno di mio zio” tra poco in libreria. Allora mi immagino davanti al mare, tra Potenza e Matera, in un pomeriggio non troppo ventoso, sedute a chiacchierare con un buon bicchiere di vino un tempo lento e  l’odore del mare. Dai che poi andiamo a cena.

Che rapporto abbia Fabio Stassi con ciò che mi accingo a raccontare insieme a Della Passarelli, direttore editoriale di Sinnos (con cui ho già chiacchierato QUI del progetto legato alla casa editrice, una delle più importanti e innovative sul mercato editoriale non solo italiano ma internazionale) lo scoprirà chi, accettando come me l’invito di Della, avrà il piacere di leggere fino alla fine il confronto che segue, che ha come sfondo ideale il mare lucano, culla della Magna Grecia e di tutta la bellezza che incarna.

Della fa rima con Jella, e non poteva che essere una donna esuberante e creativa come te a trovare spazio e a dare nuova voce a Jella Lepman, la straordinaria figura a cui dobbiamo il fiorire e lo sviluppo della letteratura per ragazzi in Europa.
Prima di addentrarci nei dettagli della biografia "romanzata" tanto che lei stessa ne ha scritto in un libro pubblicato da Sinnos, vorrei partire dalla storia editoriale del libro stesso, "Un ponte di libri". Scritto da Jella Lepman in prima persona, quando già aveva lasciato la direzione della Jugendbibliothek di Monaco e si era ritirata a vivere a Zurigo, viene pubblicato nel 1964 con due ristampe nel 1991 e 1999 in occasione di anniversari della biblioteca. In Italia viene proposto per la prima volta da Sinnos nel 2009 con il titolo "La strada di Jella. Prima fermata Monaco" (il titolo originale è Die Kinderbuchbrücke) con la traduzione dall'inglese di Ilaria Piperno.
DOMANDA: Da quale esigenza o desiderio è nata la nuova edizione nel 2018 con un titolo più fedele all'originale di "Un ponte di libri", con la traduzione, dall'edizione tedesca di S. Fischer Verlag del 1964, e la cura di Anna Patrucco Becchi che nella nota della curatrice scrive di aver voluto "restituire nel modo più fedele possibile la voce di Jella"?

RISPOSTA: Per me Jella è un piccolo faro, un conforto e un esempio. Chi mi sta intorno (familiari e amici) mi prende in giro per questo, ma non ha potuto fare a meno di essere trascinato dalla forza di Lepman e dalla sua storia. Tutto è cominciato con l’avvicinarmi a IBBY Italia (la sezione italiana dell’International Board on Books for Young People, del quale se vuoi parleremo) e da una libraia – Deborah Soria - che mi fece leggere la versione inglese del racconto di Lepman, “A bridge of Children’s Books”. Me ne sono innamorata e in maniera piuttosto “corsara” (corsara fu anche Jella!) mi accontentai delle poche informazioni che mi vennero date e chiesi i diritti alla Direzione della Jugendbibliothek di Monaco, la biblioteca fondata da Lepman che tuttora agisce e opera per sostenere la costruzione di “ponti di libri”. Una giovane traduttrice – Ilaria Piperno che ringrazio ancora – si offrì di tradurre il testo dall’inglese e fu una operazione complessissima, ora sappiamo perché: nonostante quanto ci era stato detto, in realtà il testo era stato scritto in tedesco e la traduzione inglese non era una ottima traduzione! Grave errore di superficialità commesso da parte mia. Nel frattempo Ibby Italia cresceva non solo nel mio cuore e nel mio impegno. E così avendo avuto la fortuna di conoscere Anna Becchi, una vera esperta di Jella Lepman e della sua storia e ottima traduttrice dal tedesco, abbiamo deciso di pubblicare una nuova edizione completamente rinnovata. Sono andata a Monaco a selezionare le immagini, Anna ha fatto un lavoro enorme non solo di traduzione (e qui ringrazio il Goethe-Institut che la ha sostenuta) ma di ricerca storica, di note al testo che rendono unica questa nuova edizione italiana e – sono orgogliosa di dirlo – sarà la nuova base anche per quella tedesca!

 

DOMANDA: Non perdiamo l'occasione di parlare subito di IBBY Italia e del progetto da cui proviene, spiegando anche in che modo l’International Board on Books for Young People ha a che fare con Jella Lepman.

RISPOSTA: Lepman fonda IBBY alla fine del suo percorso in Germania, quando ancora è direttrice della Jugendbibliothek (lo sarà fino al 1957). L’idea sembra le sia venuta nel 1949 chiacchierando con sua figlia, mentre passeggiavano accanto al lago di Lugano (viene in mente Dante e il suo “rio chiaro molto” per le sue Donne c’avete intelletto d’amore…). La Svizzera viene scelta come “patria elettiva e sede stabile dell’organizzazione, dove l’autentica internazionalità era sempre stata di casa”. D’altronde Lepman scelse la Svizzera come sua ultima patria. La sede di IBBY internazionale è ancora in Svizzera, a Basilea. La necessità di avere IBBY, con tante sezioni internazionali, era dettata dal bisogno di costruire ponti di pace tra i popoli, attraverso i libri per bambini e ragazzi. “Diffondere la buona letteratura per ragazzi, lottare contro quella scadente […] promuovere la tolleranza e lo spirito di intesa internazionale”. Se leggerete “Un Ponte di Libri”, vedrete come alla fine Lepman sia proiettata verso altri mondi, oltre l’Europa, con il desiderio di arrivare fin sulla luna! La sezione italiana di IBBY è tra le più attive. Procediamo sulle tracce indicate: mostre itineranti, selezione di libri, progetti che colmino il vuoto di libri. Da Lampedusa con la selezione annuale dei migliori Silent Book del mondo e una biblioteca per ragazzi laddove non esisteva nessun accesso ai libri per oltre 1000 bambini, alla Biblioteca della Legalità: valige di libri nelle scuole e formazione agli adulti, passando per Piccole biblioteche arabe. Ibby Italia costruisce progetti e azioni cercando di mettere in rete tante diverse realtà, come accade con MammaLingua e quindi NpL, e con la BILL. Ibby Italia mantiene l’impegno di riconoscere la migliore letteratura per ragazzi proponendo autori, illustratori e progetti di educazione alla lettura per la Honor List, uno degli strumenti più efficaci per incoraggiare il dialogo internazionale e per i premi internazionali più prestigiosi: l’Hans Christian Andersen Award, l’Asahi Reading, e l’Astrid Lindgren Memorial Award per citarne alcuni. Il congresso internazionale di IBBY si svolge ogni due anni e sono orgogliosa di anticiparvi che per il 2024 l’Italia è stata selezionata paese ospite: 600 delegati da tutto il  mondo per parlare di letteratura per ragazzi e di azioni per promuoverla! Ma vi invito tutti a Roma a Piùlibri Piùliberi il 6 dicembre alle 14.30, proprio per accogliere i nostri Honor List e poi il 14 dicembre a Roma alla Silent Auction: i migliori illustratori italiani e stranieri mettono all’asta una loro tavola per sostenere IbbyItalia. Seguiteci sul sito www.ibbyitalia.it

 

Ma che donna meravigliosa sei tu, Della, e con quale entusiasmo sai raccontare le cose anche semplicemente per mail.

Konrad Wittwer, amico, segretario di Stato e libraio, mi parlò insistentemente di quanto le persone avessero fame di libri, soprattutto di quei libri provenienti dal mondo libero che per dodici anni erano stati proibiti.
E libri per bambini?
Ah di libri per bambini alla fine non ce n'erano praticamente più, quelli sono necessari più di tutto il resto.

Libri per bambini necessari più di tutto il resto. In una Germania sconfitta e odiata dal resto del mondo, tra le macerie architettoniche ma soprattutto morali civili e ideali, Jella Lepman è chiamata dall'esercito americano nell'immediato dopoguerra ad occuparsi di un progetto di rieducazione in Germania che riguardasse in modo particolare le donne e i bambini. Mi sembra che questo possa essere il punto nodale da cui partire per raccontare la vita e il lascito di questa donna strepitosa.

DOMANDA: Quanto è rivoluzionaria l'idea di Jella Lepman, sostenuta persino con minacce e con una determinazione inscalfibile, che i libri per bambini siano necessari più di tutto il resto? A cosa la spingerà questa convinzione? E soprattutto perché è importante proprio in questi nostri tempi difficili far conoscere ciò che Lepman ha fatto nella seconda metà del Novecento?

RISPOSTA: “I bambini non hanno colpe” continua a ripetersi Lepman quasi fosse un mantra per ritornare nella Germania dalla quale era fuggita con orrore e sgomento. Non sappiamo nulla della sua vita privata, non ce ne parla, non sottolinea il suo essere ebrea, è attenta a non far prevalere la sua storia personale sul compito che le era stato dato. Era indubbiamente donna colta. L’illuminazione che le viene, dopo il giro che farà in tutta la Germania, è quella che i bambini avevano bisogno di nutrire anima e mente, non solo il corpo. Per 12 anni i bambini tedeschi non avevano avuto altro che libri con propaganda nazista. Non conoscevano la letteratura del loro paese e quella degli altri era inimmaginabile. La prima mostra del 1946 è un momento straordinario di attenzione ai libri per bambini e ai bambini. Perché potessero ricostruire un immaginario e un pensiero, potessero conoscere altri popoli e persone, potessero conoscere meglio anche loro stessi. Il motore sono i libri ma intorno a questi Lepman costruisce una serie di pratiche e attività che oggi ogni biblioteca degna di questo nome esercita. La sua biblioteca, che nasce 3 anni dopo la prima mostra, nel 1949, la definisce lei stessa una “biblioteca circo”. Disegni, pittura, teatro, recensioni, discussioni, lezioni di lingua, cinema. Fino ad arrivare alle nazioni unite dei ragazzi. Non la preoccupava certo la catalogazione! Un libro può perdersi, sparire: non importa, ce ne sono altri. Ma la biblioteca deve essere luogo di incontro, di scambio, di pensiero e di azione. Per crescere democrazia, faticosissima e bellissima organizzazione di un paese, che ha bisogno necessariamente di persone capaci di scegliere, pensare e di non essere manipolate.

Oggi non possiamo paragonare certo la situazione che stiamo vivendo, che è pur così preoccupante, con quello che aveva vissuto la Germania e il mondo prima e durante il conflitto mondiale. Eppure assistiamo ad uno smantellamento del pensiero critico, siamo inondati di informazioni che non approfondiamo, possiamo prendere parola senza riflettere troppo (quanti episodi di scuse dopo che si è insultato qualcuno in rete!) crediamo al primo che ci viene a raccontare che il pericolo è nell’altro e quella meraviglia che è il cervello umano, capace di altezze  magnifiche, pare non sia nelle condizioni di trovare soluzioni, di saper condividere, di ipotizzare e progettare qualcosa che abbia basi solide e che guardi con lungimiranza al futuro. Abbiamo bisogno di cervelli che leggono. Abbiamo bisogno di persone che sappiano esercitare ragione e sentimento. Abbiamo bisogno di libri e di lettura. Non lo diciamo solo noi umanisti, ce lo dicono i neuroscienziati (leggete Maryanne Wolf!) che ci raccontano come le sinapsi che si sono aperte nel nostro cervello grazie alla evoluzione che ci ha portato a leggere, sono fondamentali per comprendere, conoscere, provare compassione (altra parola che Lepman usa con grande serietà) empatia e – perché no – anche per innamorarci meglio, per essere un po’ più felici. Non essere sempre così lamentosi, rabbiosi, guardinghi e in malafede… (Ne parleremo durante la formazione nazionale a Fano della BILL, con Angela Castellano, una neuropsichiatra infantile il prossimo 27 ottobre). Abbiamo bisogno di luoghi dove la lettura e l’incontro tra persone si possano esercitare: abbiamo bisogno di biblioteche di pubblica lettura e di biblioteche nelle scuole. Con questo non voglio dire che troveremo la soluzione a tutti i nostri problemi, il processo è lento. Ma io credo sia indispensabile.

 

In questo progetto visionario e lungimirante insieme, Jella Lepman non fu sola. Tanti i personaggi che girarono intorno a lei, che l'aiutarono ad affrontare, aggirare e superare le numerose difficoltà sia di ordine logistico e organizzativo che è facile immaginare visto il periodo e la situazione, sia per le perplessità che le sue idee e le sue iniziative suscitavano nelle istituzioni e in chi aveva il potere di renderle possibili. A partire dalla prima iniziativa della Lepman, la mostra internazionale di libri per ragazzi in Germania, per la quale chiese il permesso di procurarsi i libri gratuitamente visto che il comando americano non era in grado di fronteggiare la spesa.
Il generale McClure avanzò delle riserve sul buon esito dell'iniziativa.

"Ottimo", ribatté McClure. "Mi lasci avanzare un dubbio: sei mesi fa la maggior parte delle nazioni alle quali lei vuole rivolgersi era ancora in guerra con la Germania e il loro atteggiamento dovrebbe essere tutt'ora poco entusiasta! Crede veramente che le manderanno volontariamente dei pacchi di libri in dono?".
Erano giustificate queste perplessità? Una voce dentro di me lo negava con decisione: "Se la guerra è veramente finita, se è lecito credere ad una pacifica convivenza dei popoli, allora questi libri saranno i primi messaggeri di pace! Contribuite alla riuscita di questo esperimento, non ve ne pentirete!"

La forza d'animo, la determinazione, la volontà di Lepman furono fondamentali per realizzare tutto ciò che fece, ma non ci sarebbe riuscita se non avesse avuto tra i tanti anche il dono di formare e stimolare una squadra, di fomentare e tessere relazioni e di riconoscere e dare spazio a talenti, convogliando sul suo progetto le più belle energie del suo tempo. Questo clima di collaborazione in "Un ponte di libri" è enfatizzato dall'accurato e puntiglioso apparato di note che costellano la biografia di Jella, dando conto dei nomi e delle esperienze dei tanti personaggi che Jella cita nelle sue pagine.
Le note non solo fanno da contrappunto al racconto di Jella, ma sono un racconto nel racconto perché permettono al lettore di entrare nel vivo del clima del tempo e di conoscere e riconoscere tutte le menti più brillanti che ebbero a cuore la ricostruzione non solo materiale, ma civile e immaginaria, collettiva e culturale di un popolo inviso e sconfitto, nell'ottica di una crescita per tutti i popoli che erano stati tragicamente segnati dalla guerra e dalle efferatezze che l'accompagnarono.
Un applauso grande e sincero alla curatrice del ricco apparato, Anna Patrucco Becchi.
DOMANDA: Che funzione svolgono le note per la conoscenza della figura di Jella Lepman? Come si devono leggere?

RISPOSTA: Grazie per aver notato quello che mi sta molto a cuore mostrare in questo libro: la capacità di Lepman di creare attorno a sé una rete concreta ed efficace di intellettuali e attivisti per raggiungere il suo scopo. C’è un piccolo aneddoto editoriale che voglio raccontarti prima di passare alle note. C’è un aggettivo che non amo e che Jella usa sovente per descriversi: individualista. Ho chiesto ad Anna Becchi più volte se poteva trovare un modo diverso per tradurlo ma nonostante l’ingegno di questa grande traduttrice (segnalata per il suo lavoro di traduzione per la Honor List di IBBY del prossimo anno e quindi presente a Roma il 6 dicembre prossimo per parlare propri di questo con gli altri che Ibby Italia ha segnalato: Beatrice Masini e Irene Penazzi) non c’è stato verso. Individualista è parola che oggi mi sta odiosa, credo che abbiamo perso il senso del “noi” e guardiamo solo al nostro interesse ma, ragionando con Anna e Federico (Appel il nostro redattore) ho capito che per Jella quell’individualismo aveva un valore oppositivo al regime nazista dove l’individuo veniva annullato in nome di un disegno agghiacciante. Perché lei non metteva prima se stessa, non operava per il suo interesse ma per un interesse collettivo, per la crescita di ragione e sentimento, per la crescita di democrazia. E non era sola! Né voleva esserlo. Pensiamo al rapporto con Erich Kästner,  che Jella porta a scrivere “La Conferenza degli Animali”. Quelle note che Anna Becchi ha impiegato tempo e fatica nel mettere insieme sono dunque l’antitesi all’individualismo nella sua accezione negativa mentre danno valore alla capacità magnifica delle persone che sanno costruire e consolidare legami, per essere insieme nella costruzione di qualcosa che va al di là delle loro stesse singole vite. E quindi per questo vanno lette. Bello no?

 

DOMANDA: In conclusione della nostra chiacchierata e in tema di aneddoti: qual è quello che preferisci della vita di Jella?

Io con qualche imbarazzo e indecisione, perché davvero dal libro viene fuori una grandissima personalità che si ama da subito e sempre di più a mano a mano che si procede nella lettura, scelgo quello che più fortemente mi ha toccata, e che è la copertina immaginaria del libro nel mio scaffale dell'anima, che prende spunto dalla foto di pagina 91, numerata con 26, perché "Un ponte di libri" è anche corredato di foto dell'epoca che permettono al lettore di rendere ancora più efficace l'immersione nel mondo di Jella Lepman:

Il discorso più bello e più breve fu tenuto, inconsapevolmente, da una bambina che la mattina del 6 dicembre 1946 salì la scalinata che portava all'ingresso della mostra, che avevamo decorato dipingendo sul muro Santa Claus e la sua slitta trainata dalle renne. Improvvisamente si bloccò, fece un respiro profondo e disse: "Questa sì che è pace", e ripetè: " Questa sì che è pace".

RISPOSTA: Eh sì tesoro! “Questa sì che pace” è davvero una frase che raccoglie tutto il senso del lavoro di Jella.  Proprio oggi parlavo con Fabio Stassi che mi parlava dell’ultimo libro di Björn Larsson, “La lettera di Gertrud”, interrogandoci ancora sul termine “individualismo” e ci dicevamo che se si è individui che sono capaci di lungimiranza, capaci di non essere divisivi,  ma di costruire ponti,  forse quell’individualismo è più unente di quei “noi” che ci differenziano dagli altri, tipo “prima gli italiani” che definisce sì un gruppo e non un individuo, ma che è chiusura anziché apertura all’altro.. Ok ho deviato il mio discorso. Scegliere è difficile perché in questo libro che è leggero e frizzante nella sua profondità (io ogni tanto ci trovo frasi che magari non avevo colto e mi sorprendo e mi dico: ecco qui c’è tutto!) ci sono tante cose che amo. Allora scelgo la furia e l’impeto di chi non vuole arrendersi: “Generazioni di bambini la malediranno se si opporrà alla fondazione della Biblioteca Internazionale!” dice con fermezza Jella al ministro della cultura tedesco Hundhammer, “un uomo di principi che i nazisti avevano chiuso in un campo di concentramento”, dunque una persona perbene che aveva solo avuto l’ardire di dire che forse non era ancora il momento per realizzare questa istituzione internazionale. Siamo a pagina 134 di “Un ponte di Libri”.

Lei ebbe un po’ di rimorsi per essere stata così tagliente, ma il giorno seguente  arrivò la lettera in cui si dava disponibilità dell’edificio scelto da Jella per la biblioteca. Ecco ci vuole entusiasmo, competenza, gentilezza, ascolto per costruire ponti, ma non bisogna rinunciare alla determinazione, bisogna non arrendersi mai. Per questo come e quando posso chiedo ai rappresentanti delle Istituzioni, attraverso Ibby Italia, il Forum del Libro, l’Associazione Editori Italiani e quindi attraverso gli organi e le organizzazioni alle quali partecipo e alle quali delego la mia rappresentanza (ci credo tanto nella partecipazione, credo sia doverosa, penso che il lamento non serva a nulla e invece serva esserci, “sporcarsi le mani” se serve, ma dire sempre la nostra come ha fatto Jella) chiedo sempre, dicevo che ci sia lettura a scuola, che diventi norma e che non sia più eccezionalità o “buona pratica”. La lettura a scuola dai nidi alle superiori deve avere un ruolo, uno spazio, un tempo. E fondi. Investimenti. Perché altrimenti generazioni di bambini e bambine potrebbero maledirci. E speriamo che presto chi ha il privilegio e la responsabilità di governarci “impallidisca” come fece Hundhammer e vari una legge che promuova l’educazione alla lettura e ai libri.

 

Ti racconto un aneddoto, avendo tu stessa citato Stassi (del quale a breve uscirà un libro per Sinnos, come Della stessa anticipava in apertura) che è uno degli scrittori che più mi stanno nel cuore.

Nella lectio che ha tenuto in Basilicata per le Lezioni del Novecento, organizzate dalla Fondazione Sinisgalli, ha citato alla platea di oltre duecento ragazzi del Liceo Scientifico di Marsico Jella Lepman, in una perorazione sull'importanza delle biblioteche, facendo riferimento proprio all'episodio anche da te condiviso.

 

Un abbraccio Giuditta, so che saremo ancora fianco a fianco e ti ringrazio tanto per il lavoro prezioso che fai.

 

Carissima Della, quanto è bello essere al tuo fianco, realmente com'è accaduto a Casa Internazionale delle Donne l’8 marzo 2019 per chiacchierare anche lì di Jella Lepman (e ancora ti ringrazio per avermi dato un'occasione tanto bella) e idealmente come in questa occasione sul blog.

 

di Giuditta Casale