Dieci buoni motivi per "non" leggere "Le Bambinacce", testo irriverente in rima

"Le Bambinacce" potrebbe far tornare voglia di leggere poesia, cosa altamente nociva

Dieci buoni motivi per 'non' leggere 'Le Bambinacce', testo irriverente in rima

Dieci Buoni Motivi di Veronica Raimo e Marco Rossari per NON leggere "Le bambinacce"

1.Potrebbe farvi tornare bambini. Pensateci bene, non è un bel periodo: ti cola il moccio dal naso, piangi ogni due per tre, non ti piace il vino e di notte te la fai sotto.

2. Potrebbe spingervi a parlare in rima. Tornare alla cantilena, alla filastrocca, alla ninna nanna e perdere il lavoro perché i capi non vi trovano divertenti e voi non trovate divertenti loro.

3. Potrebbe arraparvi, eccitarvi, farvi smaniare, spingervi a strofinarvi irrefrenabilmente contro qualche spigolo in autobus o in biblioteca o in ufficio. Va bene pure un pouf.

4. Potrebbe farvi tornare voglia di leggere poesia, cosa altamente nociva. Riaprire e.e. Cummings, Patrizia Cavalli, Toti Scialoja, Patrizia Valduga: ma vogliamo scherzare? Alla larga!

5. Potrebbe farvi scoprire che gli illustratori per l’infanzia non disegnano solo coniglietti, e che uno come Tomi Ungerer ha fatto 140 libri per bambini ma non si è tirato indietro di fronte a un bel pornazzo come Fornicon (noi abbiamo fatto del nostro meglio per vessare la povera Mariachiara Di Giorgio).

6. Potrebbe farvi pensare che le femministe non vogliono insegnarvi nulla, ma solo farvi crollare le certezze che avete e crearvi un po’ di inutile confusione.

7. Potrebbe non farvi dormire la notte, per la paura e la voglia di scoprire se davvero è molto bello amoreggiare con l’Uomo Nero.

8. Potrebbe spingervi a riconsiderare la letteratura erotica, sempre relegata lì nello scaffale pruriginoso dove finiscono le scrittrici. Mica si può sdoganare la masturbazione, cioè magari sì, ma solo se è fatta da uno scrittore, meglio se bianco e molto etero.

9. Potrebbe farvi abbandonare per un momento l’ennesimo romanzo e farvi considerare che la lingua italiana ha prodotto libercoli diversissimi e divertenti, dagli improvvisi di Giorgio Manganelli alle fiabe di Gianni Rodari, dalle trovate di Alberto Arbasino alle tenerezze di Vivian Lamarque. Molto meglio restare sulle seicento pagine di una elettrizzante saga famigliare regionale.

10. Potrebbe soprattutto farvi tornare a giocare con la lingua. Ehi, ma che avete capito? Ecco, vedi: siete già sulla cattiva strada.