Lele Mora: "La mia vita da povero. Per sopravvivere vendo frutta e verdura e vestiti al mercato"

Fatturava 60 milioni di euro l'anno. Ventura, Ferilli, Bova, tra le sue "creature". Poi il fallimento, la condanna, il tradimento di Corona

Lele Mora al mercato e nella celebre foto ai tempi in cui era un potente manager
Lele Mora al mercato e nella celebre foto ai tempi in cui era un potente manager
TiscaliNews

La foto con lui steso fra cuscini leopardati, in ampie vesti bianche sulla pelle abbronzata, intento a farsi massaggiare i piedi da due tronisti, è una delle icone della tv dei primi anni Duemila (e anche di buona parte dei Novanta). Quando divette da calendario, showgirl e presentatrici di successo, meteorine  e aspiranti stelle del piccolo schermo, transitavano di fronte all'ex parrucchiere diventato un re mida dello spettacolo. Quei tempi sono passati, spazzati via dal caso Vallettopoli, dai processi, dalle condanne. Oggi Lele Mora è un signore affranto che, dice di sé, vive da povero. La sua occupazione quotidiana è recuperare frutta e verdura in esubero che gli viene regalata dai titolari dei box dell'Ortofrutta di Milano, caricare il tutto sul suo furgone e andare a distribuirlo ai poveri dell'arcidiocesi ortodossa meneghina. Quando può, continua anche a vendere vestiti a poco prezzo al mercatino.

La pena da scontare e il fallimento economico

Dal processo di Vallettopoli, Mora è uscito pulito. Ma non da quello per il fallimento della sua società, la Lm, un "mostro" che nei tempi migliori fatturava 60 milioni di euro l'anno. Poi il crack finanziario, successivo alla distrazione dai conti di quella società del prestito da 2,7 milioni ricevuto da Berlusconi, e poi finito nelle sue tasche e in quelle di Emilio Fede. Condannato a 6 anni e un mese, ne ha trascorsi 14 in carcere, il resto lo sconta con il lavoro in affido. A sostenerlo, gli antidepressivi che punteggiano le sue giornate. Vietato uscire di casa dalle 23 alle 6, Mora risulta affidato all'agenzia di pubblicità del figlio che gli da uno stipendio da 1500 euro al mese. Vive in una bella casa in zona Stazione Centrale che gli ha prestato un amico, zeppa di immgini religiose.

Corona: "Mi siedo vicino al mio amore"

"Sono tornato ad essere quel ragazzo di campagna" che il padre buttava giù dal letto presto perché si desse da fare in famiglia, dice oggi Mora. Ragazzotto di Rovigo venuto dal nulla e artefice delle fortune televisive di personaggi come Ventura, Ferilli, Cucinotta, Bova, Estrada. Anni di lustrini e di miliardi, esibiti e goduti, e di una variegata corte dei miracoli edonista e arrivista che gli si genufletteva di fronte, disposta a tutto pur di ottenere una fettina di celebrità fra tv e pagine patinate di gossip ultrapopolare. In quella corte spiccava Fabrizio Corona: "L'ho amato e non ho saputo nasconderlo" ammette Mora, che ricorda come alle cene a casa sua il manager di paparazzi pluricondannato e recentemente tornato in carcere pretendesse di sederglisi vicino ad ogni costo. "Mi siedo vicino al mio amore" diceva Corona. Prima il rapporto sentimentale, poi il gioco a più ribaltamenti fra servo e padrone per avere visibilità, contatti, soprattutto soldi, tanti soldi. Finiti col nuovo arresto di Corona e con i carichi delle cassette di frutta e verdura sul furgoncino di Mora. Che però medita su un programma tv in cui raccontare il proprio vissuto. Perché la vita francescana va bene, ma fino a un certo punto.