Paola Turci e Francesca Pascale, gli insulti omofobi sulla loro unione civile e la reazione della cantante

La cantante romana, a poche ore dall'unione civile con l'ex compagna di Silvio Berlusconi, denuncia gli insulti omofobi e scrive: "“Ignoranza, omofobia, cattiveria e infelicità in una sola frase”. Ora però si fa festa

“Quella felicità che non ti fa dormire…”. Sono le quattro del mattino e Paola Turci pubblica una foto di un cielo stellato mentre annota l’impazienza del grande passo che sta per compiere: lei e Francesca Pascale stanno per sposarsi. Un’unione civile che da quando è trapelata la notizia, è diventata la notizia più commentata d’Italia.

A colpire ovviamente non è soltanto l’unione civile tra due donne, fatto che per fortuna è diventato piuttosto comune da quando il nostro Paese ha accolto la legge che le consente, quanto il fatto che a dirsi di sì sono due donne molto note, la cantante romana di “Ringrazio Dio” e di tanti altri raffinati successi, e l’ex compagna di Silvio Berlusconi, al quale è stata legata per ben 13 anni. Pochi mesi dopo la fine di quel legame, ecco la foto, pubblicata su Oggi, che rivela il loro legame: Paola e Francesca che si baciano al sole su uno yacht.

"Lesbicona, che schifo" l'insulto omofobo e la denuncia di Paola Turci

Due anni di non ammissioni ma neanche di smentite, di militanza nel movimento LGBTQ+ e di tanta riservatezza. Poi la notizia-bomba. Che però è stata accolta anche da qualche squallido insulto omofobo. A denunciarlo è proprio Paola Turci che sulle Storie di Instagram fotografa l’insulto: “Lesbicona, che schifo”. Il suo commento non si fa attendere: “Ignoranza, omofobia, cattiveria e infelicità in una sola frase”, denuncia la cantante. Segue sui social Più Europa che scrive "Le hanno dato della "lesbicona". Le hanno detto che "fa schifo. In realtà "a fare ribrezzo non sono solamente gli insulti omofobici che  Paola Turci ha subito dopo aver annunciato l'unione civile con  Francesca Pascale. È incredibile che, ancora oggi, qualcuno si senta in dovere di approvare o meno una relazione tra due persone dello stesso sesso". E inoltre: "È incredibile che, ancora oggi, l'Italia non abbia una legge che prevenga e punisca i crimini d'odio omotransfobici. A Paola e a Francesca va non solo la nostra totale solidarietà ma gli auguri più affettuosi per la loro unione. Vi insegneranno a non splendere. E voi splendete, invece!".

L'unione civile a Montalcino, la festa in Val d'Orcia

Il profilo di una guest house da cui risulta partito commento è stato rapidamente sommerso da messaggi di condanna. Intanto per fortuna si moltiplicano i messaggi di felicitazioni per la coppia, che avrebbe voluto tenere riservata la notizia dell'unione civile. Alla fine sarà festa, anche senza tutta la privacy che avrebbero desiderato: sabato Paola e Francesca si uniranno civilmente davanti a pochi amici a Montalcino, in Toscana per poi festeggiare, nelle sale dello splendido castello di Velona, in Val d'Orcia.

La discrezione che hanno sempre mantenuto le due donne ormai è un ricordo. La notizia di queste nozze, che le spose avrebbero voluto tenere riservatissima, sta diventando il vessillo della battaglia per i diritti civili, il ddl Zan, le rivendicazioni della comunità Lgbtq+ ma anche per tutti i rigurgiti omotransfobici.

Turci: "Avrei potuto mangiarci su quel pettegolezzo"

Paola Turci, che in trent'anni di carriera ha sempre gelosamente difeso la sua vita privata, aveva raccontato solo qualche settimana fa: "Avrei potuto mangiarci su quel pettegolezzo, invece ho rifiutato copertine, soldi. Il mio silenzio ha comunicato che non è necessario dire quello che sei". E ancora un anno fa: "Non ho nessuna intenzione di farmi influenzare dai giudizi degli altri e rinunciare ad avere le relazioni che voglio con le persone che scelgo", disse in quell'occasione, dove pure ammetteva di aver vissuto l'attenzione nei suoi confronti "come una sorta di accanimento". Una discrezione, la sua, condivisa da Francesca Pascale, che pure in questi anni si è tante volte esposta per la causa Lgbtq+ fino ad annunciare di volersi sbattezzare, come protesta contro l'omofobia della Chiesa, a polemizzare con Tajani sui temi della famiglia, a discutere con Berlusconi per la sua partecipazione al Gay Pride. Battaglie intraprese già negli anni della relazione con Berlusconi, quando nel 2014 fondò l'associazione "I colori della libertà" contro la violenza sulle donne e pro Lgbtq+. Ora si chiude il cerchio. Ora i pettegolezzi e gli insulti stanno a zero. Ora si fa festa. Auguri Paola e Francesca.