Franco Siddi del cda della Rai: "Bianca Berlinguer non sarà una parcheggiata di lusso"

"Di sicuro avrà una ricollocazione. Purtroppo questo tam tam di indiscrezioni ha depotenziato alcuni direttori e a questo punto le nomine sono inevitabili. Il mio primo anno da consigliere? Sono deluso"

Franco Siddi e Bianca Berlinguer
Franco Siddi e Bianca Berlinguer
di Cinzia Marongiu

“Bianca Berlinguer? Non sarà una parcheggiata di lusso. Di questo potete star sicuri. Sono finiti quei tempi”. Franco Siddi è uno dei membri del cda più incandescente che ci sia, quello della Rai, dove non passa giorno senza che una polemica, un’esternazione, una indiscrezione ne modifichi gli umori. In questi giorni, poi, il continuo tam tam sulle nuove nomine dei direttori dei tg, ne ha messo a dura prova la quasi proverbiale diplomazia, affinata in tanti anni di militanza presso il sindacato dei giornalisti, da fondatore del movimento dei precari fino a presidente dell’FNSI.

Allora Siddi, che succede? I nomi dei nuovi direttori e quelli di chi perde il suo posto sono già usciti su agenzie e siti web, subito dopo l’anticipazione del Foglio.
“Vorrei precisare che le nomine avvengono su proposta del direttore generale e che verranno presentate a noi del cda soltanto giovedì. Mercoledì 3 agosto si discuterà l’avanzamento del piano dell’offerta informativa, in attesa di fissare i compiti e la missione della nuova Rai. Giovedì discuteremo di nomine”.

Il nome più prestigioso tra quelli che potrebbero perdere il proprio posto è quello di Bianca Berlinguer. Cosa succederà?
“Di Bianca Berlinguer ho grande stima. Anzi, grandissima. È una giornalista di carattere ed è patrimonio della Rai, di cui è una eccellenza.  Credo che avrà un suo posto, una sua ricollocazione. In queste ore potrebbe essere stata convocata dal direttore generale per parlarne. Di sicuro queste continue indiscrezioni hanno depotenziato due o tre direttori che non vanno più tenuti in agonia”.

Ha parlato di nuova Rai.
“C’è uno sforzo di cambiamento e ci sono dei passaggi che avrebbero potuto essere più organici nel loro sviluppo. Se fossimo in un Paese normale gli avvicendamenti di questo o quel direttore sarebbero cose normali. Ma in Italia purtroppo la Rai è strettamente connessa con le tensioni della vita pubblica  e tutto viene letto in chiave politica. Non so se sarebbe stato meglio fare queste nomine tre mesi fa o tra tre mesi. Ormai il dado è tratto e non ha più senso andare avanti con dei direttori depotenziati. Penso comunque che le direzioni non debbano essere eterne, a parte quelle dei padri fondatori alla Eugenio Scalfari o degli sviluppatori alla Ezio Mauro”.

Quindi come bisognerebbe fare per le prossime direzioni Rai?
“Alla luce di questa esperienza credo che bisognerebbe indicare dei termini chiari che possano essere rinnovati a scadenza di mandato. Esattamente come avviene per le aziende private, con direzioni di 3, 6 o 9 anni”.

Il 4 agosto, il giorno in cui il cda voterà le nuove nomine, è anche il primo anniversario di vita di questo consiglio di amministrazione. Che anno è stato per lei? Alla luce di come è andata finora, accetterebbe di nuovo questo incarico?
“Per me è un grande onore far parte del cda Rai. Posso dire che è molto difficile e che non è stata un’esperienza piacevole”.

Perché?
“Potevamo fare finalmente la rivoluzione e speravamo di farla in tempi brevi. Ma abbiamo condizioni oggettive che ci costringono a tenere il passo. Dispiace non essere riusciti a fare molto di più. La Rai è un’azienda delicatissima con 13 mila dipendenti e oltre 20 persone che lavorano nell’indotto. Forse i cambiamenti in corso si vedranno più avanti ma certo speravamo di riuscire a fare di più”.

I continui riferimenti al referendum come motore principale di queste nuove nomine ha nuociuto?
“Molto. E sarei anche più prudente nell’affermare che un direttore di Tg possa decidere il risultato di un referendum. Nel tempo dell’informazione 2.0 hanno il ruolo chiave di aiutare i cittadini a discernere e a farsi una propria opinione, ma è un enorme danno ridurre tutto al “sì” o al “no” al referendum. Il Tg3 etichettato erroneamente come il tg del no da questo punto di vista ha subito un enorme danno. La verità è che il Tg3 è un ottimo Tg attento anche ad alcune opzioni della società civile che non ha mai mancato di informare compiutamente i cittadini”.

Insomma un anno difficile.
“La verità è che oggi sono deluso perché quello che continua a resistere è il vecchio schema della divisione politica. Se i cambiamenti avvengono per volontà di fazione non li voto. Che siano per il sì o che siano per il no. È uno schema che a me non interessa. Le nostre parole d’ordine sono altre e parlano di formazione e aggiornamento, di nuove figure professionali e di sperimentazione di nuove formule”.

 

 

di Cinzia Marongiu