"Il corpo non è più tuo e cercheranno di distruggerlo": la lettera di un padre al figlio che diventa un caso

In un clima di violenza e ingiustizia, di fronte alla battaglia per la piena dignità umana, un dialogo che diventa un libro molto discusso. E che ora va in tv

'Il corpo non è più tuo e cercheranno di distruggerlo': la lettera di un padre al figlio che diventa un caso

"Ti parlo come ho sempre fatto, come all'uomo serio e misurato che ho sempre desiderato che fossi, che non chiede scusa per gli umani sentimenti che prova, che non pensa di doversi giustificare per la sua statura, le braccia lunghe e il sorriso bellissimo". E' uno dei passaggi della struggente lettera guerriera che un padre scrive a suo figlio, e che fa di questa open letter una dichiarazione di resistenza e di battaglia. L'hanno definito "immenso, un classico che durerà nei secoli", e ancora "appassionato, commovente e davvero autorevole". Ed è un discorso che ha al centro il corpo, la pelle, la propria dignità di essere umano. "Cercheranno di distruggere il tuo corpo" avvisa il padre al figlio, "non è più tuo" lo incalza. E nel presentargli i pericoli che lo incombono, lo prepara a battersi. Recuperando il senso della sua bellezza, della sua unicità di essere umano.

Un caso editoriale

C'è tutto questo in Tra me e il mondo di Ta-Nehisi Coates, libro che si è fatto molto ammirare e che sta facendo molto discutere. Trasposto in immagini da HBO che presenta appunto Between The World And Me, in onda negli Usa dallo scorso novembre e in arrivo in Italia. Coates, giornalista, attivista, di recente anche autore di una forte riscrittura di Black Panther, il supereroe nero e africano protagonista di uno dei kolossal di intrattenimento dai maggiori sottotesti politici e sociali, scrive al figlio nell'era del nuovo rigurgito di violenza razzista. Di sopraffazione armata che troppo spesso passa attraverso quelli che in divisa dovrebbero proteggere i cittadini. Di ribellione altrettanto violenta al grido di Black Lives Matter. Perché "quelli che credono di essere bianchi" sono ancora le elite dominanti negli Usa e nel resto del mondo. E se "ci hanno reso una razza, noi abbiamo fatto di noi stessi un popolo". Ma il percorso è difficilissimo, perché costellato di pericolo e di un costante senso di paura.

Prince Jones ammazzato come un cane, e la paura di stare al mondo

La lettera di Coates al figlio dura 192 pagine, ed è la rievocazione che lui, ora padre, fa al ragazzo della sua infanzia e adolescenza. Del costante convivere con la paura per i controlli di polizia troppo spesso trasformati in esecuzioni, della perdita della propria identità e dell'avere trovato una propria personalissima Mecca. La Howard University dove era possibile parlare di Wu Tang Clan e di 50 Cent e ascoltare parlare (per iscritto o dal vivo) Muhammad Ali e Donald Byrd, Toni Morrison e Kenneth Clarke, i leader delle Pantere Nere, Kwame Touré e Ossie Davis, Marcus Garvey e Frederic Douglass. Nel mezzo, un campo minato: diventare adulto, già giovane padre, in una Baltimora segnata dalle gang, dalle tensioni razziali, dalla violenza di Stato. Provare ad essere persona mentre tutti ti negano, negano il tuo corpo o nel migliore dei casi vogliono farlo a pezzi. Risalire la china sociale è difficilissimo, anche quando sei a posto, di ottima famigia, brillante negli studi.

Ta-Nehisi Coates con il figlio Samori

Mi spiace di non poterti salvare

Come accadde a Prince Jones, rivale in amore di Coates ragazzino, talmente ammirevole da spingere lui stesso a farsi da parte. Fino alla notizia della sua esecuzione durante un controllo di polizia. Ucciso come un cane. Come troppi altri. Scrive Ta-Nehisi Coates al figlio Samori: "Mi spiace non poter sistemare le cose, non poterti salvare. Ma non mi dispiace poi troppo. Una parte di me è convinta che sia proprio la tua vulnerabilità ad avvicinarti al senso della vita". 

Cornel West, docente e intellettuale, le fortemente critico verso Coates

In coda alla lettera, un altro passaggio fiero, guerriero: "Qualcosa di ben più violento di Marcus Garvey corre nella tempesta. Qualcosa di ben più terribile di tutti i nostri avi africani si sta alzando insieme agli oceani. E' stato il cotone passato per le nostre mani incatenate che ha inaugurato questa era". C'è una battaglia per la fine delle discriminazioni di razza, sesso, genere, provenienza familiare da combattere. E non riguarda solo chi ha la pelle nera. Ma non fa sconti nemmeno a Coates, le cui posizioni radicali e fiere dimenticano alcuni dettagli importanti che riguardano la gente di colore e i suoi rappresentanti, come ha osservato con durezza un altro intellettuale afroamericano, Cornel West.