[L'intervista] Sono nata senza braccia ma con la gioia nel cuore. Danzo e dipingo per condividerla con gli altri"

Simona Atzori racconta la sua vita speciale. Costruita partendo dalla difficoltà e trasformata grazie alla creatività. E' in tour con il nuovo spettacolo

Simona Atzori sul palcoscenico
Simona Atzori sul palcoscenico
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Certi incontri ti rimettono completamente in discussione. Di fronte alle tue scontentezze quotidiane, alla tendenza a guardare quello che non c'è e a sottovalutare quello che hai, considerato di poco conto e comunque non quello che vorresti. Simona Atzori è una dinamo di energia e ottimismo. Che non nasconde affatto la fatica, l'impegno necessari a usare al meglio il suo essere "speciale". Dando una spallata al concetto di normalità così come ce lo siamo fabbricato, accerchiati da modelli pubblicitari. Simona ha affascinato Roberto Bolle e incantato l'Italia quando danzò su coreografia di Daniel Ezralow in apertura del Festival di Sanremo nel 2012. Si sta affermando sempre di più anche come pittrice e prosegue nella sua attività di scrittrice. Il nuovo spettacolo che porta in tour (inserito anche nel cartellone Cedac) si intitola La strada nuova. Quella che devi percorrere, passo passo e senza sconti, quando sei chiamata a costruire una nuova normalità partendo dal tuo essere speciale, e usi l'arte come vero incontro con la gente. Ne abbiamo parlato con la Atzori.

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Simona, La strada nuova era già un libro, ora diventa uno spettacolo di danza e multimediale. Cosa avviene in scena?
"E' un mix di momenti, avevo l'esigenza di portare in scena qualcosa che fosse ispirato al mio terzo libro. Un nuovo viaggio dove al centro c'è ovviamente la danza che condivido con Maria Cristina Paolini e Beatrice Mazzola. Dentro la danza c'è la pittura, le mie due ali che si mischiano e mi permettono di raccontarmi alle persone. Poi c'è un terzo momento, l'incontro con il pubblico, ispirato al mio libro. E' un invito a mettersi in cammino verso la parte più profonda e forse più buia di noi. Guardarsi dentro e dialogare su questo può servire a scegliere una strada nuova".

Un percorso, il tuo, straordinario fin dalla nascita. Sei nata senza le braccia, non hai voluto protesi, hai trasformato questa condizione particolare in qualcosa di straordinario. Perché fai tutto quello che fanno le persone cosiddette normali ma utilizzi il tuo corpo in maniera creativa. Da dove parte questo percorso di sfida a te stessa?
"Nasce dall'accogliere se stessi per quel che si è. I miei genitori mi hanno accolta e amata da subito, da bambina ho scoperto che i miei piedi sarebbero diventati le mie mani. Io dipingo con i piedi, che non vuol dire che dipingo male, eh? (ride). E' il mio modo, unico, particolare, di essere. Scelgo di condividere la mia storia perché è fondamentale che il mio percorso incontri gli altri. E' un percorso dove c'è molto amore e tante difficoltà, e che non vuole essere fine a se stesso".

Hai donato i tuoi ritratti agli ultimi due papi, hai danzato nel galà di Roberto Bolle, qualche anno fa ti ricordiamo aprire Sanremo con la coreografia di Daniel Ezralow, poi spettacoli tour: ci vuole enorme energia e positività per fare tutto questo. Immagino che ci saranno anche momenti di fatica. Quando ti assalgono stanchezza e dubbio come fai ad andare avanti?
"Quei momenti ci sono e sono anche tanti. Fanno parte del percorso. Qualche volta è dura accettarli, poi la passione e l'amore per quello che faccio mi aiutano sempre. Tornare a ricordare perché lo faccio, cosa mi da, perché il palcoscenico mi diverte ed è la mia casa. Raccolgo tutto questo in un'immaginaria valigetta e lo uso quando la fatica rischia di prendere il sopravvento. Faccio scorta di emozioni positive. Ci sono persone che vengono ai miei spettacoli per avere un po' di forza ma anche io cerco persone che me ne possano dare. Le ho attorno, mi basta anche solo un'amicizia e l'abbraccio di chi crede in me e mi dice 'Simo, fallo anche per noi' per ricevere moltissimo".

Una parte dello spettacolo è dedicata al dibattito con il pubblico: interessante, perché viviamo in un periodo in cui abbiamo tante cose materiali e stiamo abbastanza bene, molto meglio di prima, però crescono i malesseri esistenziali, l'infelicità e la depressione. Cosa ti sentiresti di dire a chi affronta questo tipo di esperienza?
"E' uno dei temi fondamentali anche nel mio libro: noi cerchiamo risposte all'esterno ma è importante ripartire da noi stessi. E' importante essere convinti di quel che stiamo andando a cercare. Un momento di difficoltà va riconosciuto, gli va dato un nome, bisogna chiedere a noi stessi il permesso di andare a scegliere un vero aiuto, altrimenti non lo troveremo. Sarà un'illusione. Mia madre era tutto il mio mondo, quando è morta è stato uno dei momenti più difficili della mia vita. Allora sono ritornata a Simona, a me stessa. Ho scoperto che c'erano tante cose di me che non conoscevo. Attraverso il dolore, quando ci viene a trovare, bisogna passarci, non scappare".