Leonardo Sciascia, ecco perché 100 anni dopo resta ancora un fuoriclasse

Il prossimo 8 gennaio ricorre il centenario della nascita dello scrittore siciliano vissuto fino al 1989. Tante le iniziative per onorarne la memoria

Leonardo Sciascia, ecco perché 100 anni dopo resta ancora un fuoriclasse
TiscaliNews

Con la sua visione ha attraversato, nella ricerca ostinata del più alto senso civico, un lungo e travagliato capitolo della storia italiana, tra il caso Moro, la scomparsa di Ettore Majorana, la mafia e l’antimafia, la Chiesa. Una voce, quella di Leonardo Sciascia che nessuno ha dimenticato per la sua visione lucida della realtà e per la limpidezza morale che traspare dalle sue parole. Ecco perché in occasione del centenario della sua nascita e a 31 dalla sua scomparsa nel 1989. è unanime la voglia di ridare lustro alla sua immagine.

Lo fa Sky Arte con il documentario "Leonardo Sciascia. Scrittore alieno", in onda in prima visione venerdì 8 gennaio alle 21.15  (canali 120 e 400 di Sky), ma anche i social Facebook e Youtube che sono riusciti a coinvolgere oltre cento grandi voci per dare vita ad una iniziativa esclusiva sui canali online, una vera e propria "Maratona Sciascia" che coinvolgerà dalle ore 10 su Facebook, Youtube e sul sito www.stdradadegliscrittori.it  più di 100 personalità fra scrittori, giornalisti, registi, attori, uomini politici, artisti, docenti universitari, giuristi e filosofi. Tutti a raccontare, anche sabato 9 e domenica 10 gennaio, il proprio Sciascia, evocando ognuno in tre minuti un aneddoto, una riflessione critica, una pagina. Preceduta da una introduzione di Felice Cavallaro, direttore della "Strada", e aperta venerdì da Paolo Mieli, Ferruccio De Bortoli, Marco Damilano, Marcello Sorgi, Francesco Merlo, Pigi Battista, Marco Tarquinio e tanti altri editorialisti, la maratona proseguirà con Stefania Auci, Walter Veltroni, Vittorio Sgarbi, Giuseppina Torregrossa, Nadia Terranova, Tea Ranno, Catena Fiorello, Silvana Grasso, Matteo Collura, Gaetano Savatteri e decine di scrittori. 

Figura esemplare del secondo Novecento

Uomo semplice e intellettuale complesso, capace di provocare dibattiti fruttiferi, narratore e saggista, che riesce spesso a fondere queste due anime, per indagare la realtà e le sue ipocrisie "anche a costo di fraintenderla", tanto da suscitare alcune dure polemiche con le sue prese di posizione sulla politica e sulla giustizia, Leonardo Sciascia è una di quelle figure esemplari del secondo Novecento di cui sentiamo l'assenza in un dialogo politico e sociale oggi tanto impoverito.

L'esordio come narratore

Come narratore esordisce con libri dedicati alla sua Sicilia, cominciando con i suoi ricordi di maestro in 'Le parrocchie di Regalpetra' (cittadina dietro cui si nasconde la sua natale Racalmuto in provincia di Agrigento, cui è sempre tornato tutta la vita) e 'Gli zii di Sicilia', lucidi, ironici, con già sottotraccia quella sua forte formazione illuminista e direi volterriana ('Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia' è un suo titolo, del 1977, e c'è poi su quella linea 'Il consiglio d'Egitto'). Da lì viene quel suo impegno, concreto e che diviene anche e sempre più altamente metaforico, nel cercar di raccontare e spiegare i segreti e i meccanismi di potere nella sua terra, a partire da quello mafioso che tutto contamina (e si ricordano 'Il giorno della civetta' e 'A ciascuno il suo' nei primi anni '60) e poi, allargando la sua paziente esplorazione, nell'Italia democristiana e socialista in genere (e citiamo 'Il contesto', 'Todo modo' per arrivare a 'L'affaire Moro' negli anni '70), con risultati a volte accolti come provocatori.

Grande conoscitore della realtà contadina 

Sciascia, nato nel 1921, consegue il diploma magistrale nel '41 e lavora al Consorzio Agrario a Racalmuto, conoscendo la realtà contadina e la società siciliana delle campagne, fino al 1949 quando diviene maestro elementare. Come scrittore debutta nel 1950 con un volume di poesie, 'Favole della dittatura' (recensito da Pasolini), e quindi con 'Gli zii di Sicilia' (su una copia del quale si dice il padrino Genco Russo gli chiese la dedica dopo un'intervista e l'autore scrisse: "Allo zio di Sicilia, questo libro contro tutti gli zii"), racconti di rivisitazioni storiche con l'ottica di proletari siciliani cui seguiranno i due successivi romanzi gialli sulla mafia, più riusciti e compiuti, dopo i quali e dopo i saggi 'Morte dell'inquisitore' e 'Feste religiose in Sicilia', nel 1969 inizia a collaborare col Corriere della Sera.

Dalla collaborazione con Il Corriere all'impegno politico

Il suo impegno attivo in politica lo vede eletto consigliere comunale a Palermo nel 1975 come indipendente del Pci, con dimissioni dopo due anni, per accettare nel 1969 la candidatura nelle liste radicali in Europa e alla Camera dei Deputati, per la quale opta dopo due mesi a Strasburgo, finendo negli anni '80 per esprimere pubblicamente le sue simpatie per il Psi e chiedendo candidamente a Craxi di rinnovare la classe politica siciliana, attirandosi ironie e attacchi. Così è contro il Pci del 'compromesso storico', poi è perché si tratti con le Br per Moro, è critico verso i riconoscimenti al pentitismo, si attribuisce a lui l'affermazione "Né con lo Stato né con le Br" e denuncia alla Camera la possibilità di torture nella lotta al terrorismo.

La ricerca illuminista della verità

Uomo irrequieto, insomma, sempre alla ricerca di qualcosa che gli sembrasse più consono e meno allineato per inseguire il proprio bisogno di non appartenenza e essere contro, che cerca sempre una sua ottica sulle cose, arrivando a scrivere nel 1987 un celebre articolo 'Contro i professionisti dell'antimafia' che gli procurò isolamento e critiche aspre da tutto il mondo della cultura e della politica di sinistra, con tali contraccolpi che finì poi per lasciare il Corriere e andare a collaborare con La Stampa. I suoi romanzi trovano, come si è detto, la propria forma in un'abile chiave gialla, come genere coinvolgente che nasce dalla sua ricerca illuminista della verità, ma corretta (vincitore del Premio Pirandello nel 1953 e autore di 'La corda pazza', scritti che sin dal titolo rimandano alla teoria espressa nel 'Berretto a sonagli') da un'essenziale nota pirandelliana, per la vena ironica di fondo legata a quella impossibilità obiettiva di distinguere tra le diverse ottiche della verità e della menzogna.

Anticipatore del noir mediterraneo come denuncia civile e sociale

Per alcuni versi quindi i gialli di Sciascia sono anticipatori di quella linea poi del noir mediterraneo (da Izzo a Carlotto) che userà il genere per farne denuncia civile, sociale e di costume. In questa ottica, complementare tema di Sciascia è certamente l'importanza del ricordare, della memoria, e La Memoria chiamerà la collana che ideerà e dirigerà per l'editore Sellerio.