La storia della costruzione del ponte di Genova diventa spettacolo teatrale. “Mi autodenuncio: a fine serata piangevo”

Al Festival della Comunicazione di Camogli abbiamo visto la Bellezza farsi spettacolo, il lavoro farsi canzone e teatro, i dimenticati diventare protagonisti

La storia della costruzione del ponte di Genova diventa spettacolo teatrale. “Mi autodenuncio: a fine serata piangevo”
di Massimiliano Lussana

Può una storia di politica, di impresa, di eccellenza e di riscatto di un Paese intero diventare uno spettacolo teatrale? Può.

E può dare emozioni, brividi, arrivare potentissima in una platea, anche a mezzanotte e dopo una giornata fatta di decine di incontri, con un po’ di stanchezza fisiologica, col vento che inizia a spirare forte dal mare.

Ve la racconto, ma con una premessa metodologica indispensabile: sono uno dei protagonisti di questa storia e quindi questo non potrà essere un racconto asettico, distaccato.

Mi autodenuncio: io ieri sera a fine spettacolo piangevo e come me in tanti in piazza avevano le lacrime agli occhi, di gioia e di commozione. Lacrime di orgoglio.

Messe le carte scoperte sul tavolo, ecco la storia.

Partendo dal riassunto delle puntate precedenti, necessario e sufficiente per inquadrare la serata di ieri al Festival della Comunicazione di Camogli, che ha costituito l’esordio assoluto di pochi minuti di quello che poi diventerà un’autonoma produzione, un vero e proprio spettacolo organico, in tour per l’Italia.

Emozionante e dirompente per la forza con cui il racconto è arrivato alla platea, dove c’era anche Fiorello, che con la sua grande umanità e sensibilità è rimasto dietro, lontano dal palco, per rispetto e amicizia totale per gli artisti, con la volontà di stare un passo indietro, come solo i grandissimi sanno fare.

Fiorello, fra l’altro, era stato protagonista proprio insieme a suo fratello Beppe del video di “Mio fratello”, un piccolo capolavoro dei cortometraggi, con la canzone di Biagio Antonacci e proprio Mario Incudine come assoluto valore aggiunto, e la splendida regia di Gabriele Muccino con tutta la sua arte cinematografica riassunta in pochi minuti.

La storia inizia così: qualche mese fa, Pietrangelo Buttafuoco, grande intellettuale, caro amico e persona perbene se ce n’è una, rigorosamente in ordine crescente e direttamente proporzionale alla sua genialità e al suo cuore, pensò di raccontare le storie dei lavoratori del Ponte di Genova. Le storie dimenticate, intendo: quelle dei saldatori, degli avvitatori di bulloni, degli ingegneri, degli autisti, dei controllori di gestione e di tutti coloro che hanno materialmente “fatto” il Ponte.

Ne parliamo con Raffaella Luglini – straordinaria ed esplosiva presidente della Fondazione Ansaldo, praticamente l’archivio storico delle fabbriche italiane, dal Rex ad oggi, fondata da Comune di Genova, Città Metropolitana di Genova, Regione Liguria e Leonardo – che, come noi, si innamora del progetto.

Tempo pochi mesi e il libro – peraltro al momento non in vendita, ma studiato proprio per rendere omaggio al lavoro e alle eccellenze italiane – prende forma, con l’ausilio di Annalisa Gatto, con un progetto grafico che fa respirare aria di cantiere e il montaggio come una mostra d’arte: prima le foto e poi le miniature di tutte le storie raccontate, come una serie di didascalie, minimal e potentissima.

Si intitola “I Mille del Ponte” e Mario Incudine, splendido interprete di Sicilia e della Sicilia, narratore di tante storie di cuore e di lavoro, ha avuto la straordinaria sensibilità di innamorarsi di questa storia e di queste storie.

Insomma, insieme a Mario abbiamo scritto una riduzione destinata al bis di ieri sera al Festival della Comunicazione di Camogli, che è un’eccellenza assoluta dei festival italiani, ideato da Umberto Eco insieme alla splendida Rosangela Bonsignorio e a Danco Singer e che quest’anno premierà Fiorello con il Premio Comunicazione destinato al miglior comunicatore.

Premio fortemente voluto da Umberto Eco e che ha un albo d’oro unico: Roberto Benigni, Piero Angela, Alessandro Barbero e Stefano Massini, a cui oggi si aggiunge Fiorello, l’alto dell’alto dei cieli della comunicazione italiana.

Ieri sera a Camogli il piatto forte della giornata era uno spettacolo meraviglioso “A Sud del Sud dei Santi”, con in scena Peppe Servillo, Antonio Vasta, Manfredi Tumminelo e proprio Mario Incudine, un racconto splendido ed emozionante del canto e delle storie del regno delle due Sicilie, da “Amara Terra Mia” di Domenico Modugno, da “Te voglio bene assaje” attribuita addirittura a Gaetano Donizetti, a una splendida versione di “Bocca di rosa” di Fabrizio De Andrè riscritta da Incudine in siciliano da Mario Incudine in “Vuccuzza di ciuri” e apprezzatissima da Dori Ghezzi, se possibile ancora più bella.

Posso dirlo? Uno spettacolo capolavoro assoluto, fra la capacità empatica di Incudine, Vasta e Tumminello e la simpatia contagiosa di Servillo, che è una maschera straordinaria e mette in ogni nota una storia, un movimento, un’emozione che dà moltissimo.

Ecco, il bis di tutto questo è stata la riduzione de “I mille del Ponte”, fatta straordinariamente da Mario Incudine.

Che ha commosso me che l’avevo scritta.

Che ha commosso ed emozionato anche Mario che l’ha recitata splendidamente, con le note citate da Renzo Piano con “O Guarracino” e con “La storia” di Francesco De Gregori splendidamente usata come musica di fondo di ciò che abbiamo scritto con Incudine.

Davvero, un sabba emozionante, con tutte le professioni che abbiamo raccontato, dai saldatori ai carpentieri, dagli ingegneri ai controllori di gestioni, fino a Paolino Micai, che fotografava e filmava il ponte e poi un giorno non è più tornato in cantiere perché era ricoverato in un letto Covid e poi non è più tornato.

E il nostro ricordo era anche per sua moglie Marina e sua figlia Giulia, due persone straordinarie.

Mi sono emozionato e ci siamo emozionati.

E, dal palco – dove il vento aveva fatto volare come un agguato del destino dietro l’angolo come un brigante di strada, il copione, poi fortunatamente ritrovato da uno spettatore – l’emozione era percepibile come fossero onde che arrivavano su tutto il pubblico.

Ed era una cosa assolutamente emozionante e totalizzante lasciarsi travolgere da queste ombre.

In platea, applaudivano Pietrangelo Buttafuoco – che ha visto l’idea sua e di Raffaella Luglini tradotta da Mario Incudine come meglio non avrebbe potuto fare – e Aldo Cazzullo, e a poca distanza Beppe Severgnini e cento metri e, come detto, Fiorello, rispettoso dei ruoli e degli artisti.

Insomma, la bellezza di Camogli e del Festival della Comunicazione, che ha Rosangela come splendida front woman.

Davvero commosso, Incudine, come sa commuoversi chi ha la religione del lavoro e della passione come comandamento umano e civile.

Ieri sera a Camogli, al Festival della Comunicazione abbiamo visto la Bellezza farsi spettacolo, il lavoro farsi canzone e teatro, i dimenticati diventare protagonisti.

Sarebbe già stato un capolavoro così.

Come l’hanno fatta Mario Incudine, Antonio Vasta, Manfredi Tumminello (e Peppe Servillo al sostegno esterno, come nel migliore dei governi), è stato un capolavoro eletto a potenza.

Scusate l’emozione, ma era impossibile non emozionarsi.

Era la mia notte della vita.