“Piove governo ladro": le ragioni di un dizionario sulle parole della politica

Il nuovo libro di Ettore Maria Colombo. La politica italiana cambia volto e forma freneticamente, ma mantiene alcune costanti, alcuni miti e riti che si perpetuano, nel modo di viverla, di usarla e anche di comunicarla. E’ arrivata l’ora di mettere ordine tra le parole più importanti che hanno segnato la storia della Repubblica

Ettore Maria Colombo e la copertina del suo libro
Ettore Maria Colombo e la copertina del suo libro
TiscaliNews

La politica ha i sui riti e le sue terminologie che cambiano spesso al cambiare dei tempi, e sono importanti e significative. Per fare ordine in questo ambiente particolare e fornire una chiave di lettura il più ampia e stimolante possibile è nato un libro che vale davvero la pena di leggere.

Piove governo ladro” (edizioni All Around, 348 pp., 18 euro) scritto dal giornalista Ettore Maria Colombo è, come recita il sottotitolo, “Un Dizionario di Politica della Terza Repubblica, senza dimenticare le altre”: sarà disponibile in tutte le librerie, e ordinabile su Amazon, dal 5 dicembre mentre la presentazione ufficiale si terrà il 10 dicembre.

Perché

Ma perché un dizionario e perché sulla Politica italiana? E’ presto detto. La politica italiana cambia volto e forma freneticamente, ma mantiene alcune costanti, alcuni miti e riti che si perpetuano, nel modo di viverla, di usarla e anche di comunicarla. E’ arrivata l’ora di mettere ordine tra le parole più importanti e significative che hanno segnato la storia della Repubblica, quella in corso, la cosiddetta ‘Terza’ Repubblica, senza dimenticare le altre, la mitica ‘Prima Repubblica’ ma anche la ‘Seconda’. La politica italiana è passata da un linguaggio aulico e alto a modi di comunicare bassi e volgari, ma non ha mai perso il filo di un discorso comunicativo che è sempre stato, allo stesso tempo, ammiccante e forbito, colloquiale e gergale ma anche ricco di richiami e suggestioni storiche, alto e basso. La formula del ‘dizionario’ è la più semplice e, insieme, la più utile per padroneggiare una materia vasta e complicata come la politica italiana. La divisione del libro in tre capitoli aiuta ancora di più a circoscrivere l’argomento.

L'autore

Il primo capitolo. Luoghi comuni e frasi fatte.

Il primo capitolo (“Tanto qui è tutto un magna magna”) è dedicato alle “Frasi fatte” e ai “Luoghi comuni” della politica, quelle più recenti e più in voga. Si va da “aiutiamoli a casa loro” (gli immigrati) ad “ammucchiata”, dal rischio di “finire come in Grecia” a “ce lo chiede l’Europa”. Poi ci sono gli slogan coniati dai politici. Matteo Renzi è diventato famoso per aver inventato “asfaltare” come per gli altrettanto celebri “gufi e rosiconi”, “professoroni” e “pop-corn” o l’hastag “enrico stai sereno”. Il governo, “gialloverde” o “giallorosso” è sempre “del cambiamento” ed è sempre guidato dall’“avvocato del Popolo” (Giuseppe Conte), per dire dei termini più nuovi. Ma non vanno dimenticati “bunga bunga”, “cene eleganti”, “discesa in campo” e “contratto con gli italiani”, “inciucio” e “teatrino della politica” che hanno caratterizzato l’era di Berlusconi o il “celodurismo” e “Prima il Nord” di Bossi.

“Onestà! Onestà!”, “Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno” e la strategia del “Vaffa” hanno segnato l’irrompere sulla scena di Beppe Grillo e dell’M5S così come “E’ finita la pacchia”, “sbruffoncella” e “zingaraccia” hanno caratterizzato il predominio di Matteo Salvini che è passato dal “prima gli italiani” a chiedere “pieni poteri”.

Alcuni leader hanno dato luogo a vere e proprie categorie della Politica (“berlusconismo”, “renzismo”, “grillismo”) e segnano la vita della ormai in corso Terza Repubblica, ma anche la Prima Repubblica si è presa la sua rivincita.

Il secondo capitolo. Il Dizionario del Politichese.

Nel secondo capitolo, “Il Dizionario del Politichese”, vengono infatti analizzati i termini, le definizioni e le parole più astruse e oscure della Politica che sono passate indenni, pur se a volte cambiando di significato e di riferimento, da un era politica all’altra. Craxi si definiva “ago della bilancia” e oggi lo dice di sé Di Maio. La “cabina di regia” si invocava ai tempi del Pentapartito e lo si fa ancora oggi. La “politica dei caminetti” si faceva ai tempi della Dc e non ha mai smesso di farla il Pd. I “cavalli di razza” erano Fanfani e Moro, ma lo si è detto anche di Salvini e Di Maio. Il “manuale Cencelli” si usa sempre, per fare i governi. Le “convergenze parallele” di Moro non sono mai passate di moda così come la “politica dei due forni” di Andreotti. Il “Palazzo” di Pasolini equivale alla “Casta” dei nostri giorni. Dal “patto della staffetta” Craxi-De Mita siamo passati al “patto della crostata” D’Alema-Berlusconi fino al “patto del Nazareno” tra Renzi e Berlusconi. Il Pd adotta le “primarie” e l’M5S le “parlamentarie”. La “questione morale” la tirò fuori Berlinguer ma è sempre di attualità come i fenomeni del “qualunquismo” e del “trasformismo”, anche se i “voltagabbana” di ieri oggi si chiamano “ribaltonisti”. Il Pd ha perso lo “zoccolo duro” del Pci e i fasti della “Ditta”, ma non è mai diventato il “partito della Nazione” di Renzi.

Il libro

Il terzo capitolo. Chi lo ha detto?

Infine, nel terzo capitolo, “Chi lo ha detto?”, ecco elencati, in ordine cronologico, ma anche contestualizzati e spiegati le parole, le frasi più famose e i tormentoni dei più importanti leader politici italiani dal dopoguerra ad oggi. Nenni era un formidabile battutista (“Piazze piene e urne vuote”, “la stanza dei bottoni”, il “vento del Nord”), Saragat resterà alla memoria per “il destino cinico e baro”, De Gasperi per il “discorso della stanga” e Moro per il suo “non ci faremo processare nelle piazze” mentre le battute fulminanti di Andreotti sono davvero tante. Rino Formica ha coniato perle (“nani e ballerine”, riferita al suo PSI, e “la politica è sangue e merda”), Craxi discorsi memorabili. Di Pietro ha inventato un modo di parlare, il “dipietrese”, e Bersani il “bersanese”, linguaggi provinciali ma sapienti, D’Alema folgorava l’uditorio con battute taglienti. Berlusconi e Beppe Grillo, ma anche Umberto Bossi, hanno collezionato iperboli, insulti e invettive di ogni tipo. Poi sono arrivati Renzi, Di Maio e Salvini e hanno cambiato tutto. Il linguaggio politico e il modo di comunicare della politica da ‘alto’, è diventato ‘basso’ così come da ‘astruso’ è diventato ‘smart’ e ‘social’. Senza giudicare, ma con un pizzico di ironia, il libro vuole aiutare a capire, e a ricordare, cos’era e cosa è diventata la politica italiana.

L’AUTORE

Ettore Maria Colombo, giornalista professionista dal 1995, è nato in Molise, ha studiato e vissuto a Milano e a Roma. Ha lavorato per diversi giornali quotidiani e settimanali in entrambe le città: a Milano per Liberazione, il Diario della Settimana e Vita non profit. A Roma per il Riformista, il Messaggero e Panorama. Dal 2015 è corrispondente per le pagine della Politica del Quotidiano nazionale e, dal 2019, per il sito di notizie Tiscalinews.it. Cura un blog di politica, www.luovodicolombo.com, interviene in diversi talk show.

LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO

La presentazione ufficiale del volume si terrà il prossimo 10 dicembre 2019, dalle h 16 alle h 18.00, presso la Sala del Refettorio di palazzo San Macuto (via del Seminario 76, Roma) della Camera dei Deputati. Discuteranno del libro, e dell’attualità politica, insieme all'autore:

Stefano Ceccanti, deputato del Partito democratico

Jole Santelli, deputata di Forza Italia

Wanda Ferro, deputata di Fratelli d’Italia

Ettore Rosato, Deputato di Italia Viva e vicepresidente della Camera

Raffaele Volpi, deputato della Lega e presidente del Copasir

Modera l’incontro: Maria Teresa Meli, giornalista del Corriere della Sera.