Milano arancione, la programmazione culturale prova a resistere

Milano arancione, la programmazione culturale prova a resistere
di Askanews

Milano, 1 mar. (askanews) - E' un mondo sospeso, lo sappiamo da un anno ormai, e ci sono settori che stanno soffrendo quasi ininterrottamente dall'inizio della pandemia. Tra questi anche il comparto culturale, con i teatri in attesa della fatidica data del 27 marzo, che dovrebbe segnare la "possibilità" di riaprire nelle zone gialle (e con limitazioni di pubblico e orari, come ha confermato oggi il ministro Franceschini) e i musei che patiscono la situazione a singhiozzo, che ha visto le riaperture di febbraio e poi, nelle aree passate in arancione come la Lombardia, la nuova chiusura coincisa con l'inizio di marzo.In questo senso la situazione di Milano, un tempo motore trainante della cultura ora costretta a ragionare sugli assurdi assembramenti dell'ultimo sabato da zona gialla in Darsena, appare paradigmatica di un momento strano e complesso, che viene affrontato in modi diversi, ovviamente con il ricorso ormai rodato alle appendici digitali, ma anche con la voglia di affermare che il sistema culturale della città continua a lavorare.All'arrivo dell'annuncio del passaggio della Lombardia in zona arancione, quindi con la chiusura automatica dei musei e delle mostre (sebbene fosse circolata anche una voce di possibili cambiamenti delle restrizioni per la cultura, poi rivelatasi infondata), l'assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno, aveva affidato a un post su Facebook il proprio pensiero. "La apertura e chiusura dei luoghi di cultura in base alle fasce di rischio delle Regioni - ha scritto - produce effetti distorsivi e controproducenti. Queste micro-riaperture interstiziali, burocratiche, discriminatorie sono lesive del diritto alla partecipazione culturale". E, dal lato delle proposte, Del Corno rilanciava l'azione coordinata tra le città: "Ancora una volta propongo, insieme agli assessori alla cultura delle città italiane: una ripresa programmata, calendarizzata, coordinata e soprattutto irreversibile di musei, biblioteche, cinema, teatri, spazi espositivi, sale da concerto, nel rispetto rigoroso delle indicazioni delle autorità mediche e scientifiche".L'aggettivo "irreversibile" sembra essere il cuore semantico del ragionamento di Del Corno, anche sotto forma di auspicio nei confronti di una situazione di perdurante incertezza a tutti i livelli. Ma poiché viviamo tempi di costante reversibilità la mattina del 1 marzo ha rappresentato anche una sorta di prova dei fatti per testare il polso alla città dal lato delle scelte culturali ed è interessante sottolineare che a Palazzo Reale, la principale sede espositiva istituzionale del Comune, si è comunque tenuta la prevista anteprima stampa della mostra "Le signore dell'arte", dedicata alle pittrici italiane del '500 e del '600. Mostra allestita, custodi nei corridoi, opere molto affascinanti, interviste con i curatori. Ma niente pubblico, nemmeno nei prossimi giorni, e ancora nessuna certezza su quando si potranno effettivamente aprire le porte."Quando ci siamo trovati a dover decidere se ritirare i remi in barca oppure andare avanti - ha detto ad askanews Iole Siena, presidente di Arthemisia, co-organizzatore della mostra - io personalmente ho deciso di andare avanti. E' un po' paradossale, oggi siamo qui a presentare questa mostra e domani è chiusa e non sappiamo fino a quando. E' tutto meno che facile, però trovo che nei momenti di difficoltà bisogna anche lanciare un po il cuore oltre l'ostacolo e provarci".Sulla stessa linea si muove anche la Fondazione ICA Milano, l'Istituto contemporaneo per le Arti, che ha confermato per domani 2 marzo l'anteprima stampa della mostra di Charles Atlas, già rinviata lo scorso anno e annunciata tra il 3 e il 26 marzo, quindi fortemente a rischio di non essere mai vista dal pubblico, date le previsioni sullo sviluppo dell'epidemia in Lombardia. Un segnale di esistenza, una sottolineatura del lavoro fatto e probabilmente anche un modo per mettere in evidenza, ancora una volta, quanto sia stata complicata la gestione delle programmazioni culturali in questi mesi, senza ovviamente nulla togliere ad altri settori e ad altre storie certamente più drammatiche. Ma quando si parla di lavoro vale anche il lavoro culturale.Altri musei milanesi, invece, hanno fatto scelte diverse. Fondazione Prada, dove il 2 marzo era prevista la preview e quindi l'apertura della mostra di Simon Fujiwara "Who the Bær", ha annunciato che "l'anteprima è stata posticipata a data da destinarsi in quanto non sarà possibile aprire al pubblico". L'artista londinese, comunque, fanno sapere da Prada, "presenterà in anteprima il progetto in diretta Instagram dall'account di Fondazione Prada mercoledì 3 marzo 2021 alle ore 19. Durante la diretta l'artista guiderà il pubblico all'interno della mostra e si confronterà sui temi del progetto con Barbara Casavecchia". Per il museo di Largo Isarco, che ancora non aveva riaperto dopo le zone rosse di novembre, la possibilità di avere il pubblico nei propri spazi è dunque la condizione irrinunciabile. Per il resto continuano a funzionare le proposte digitali già attivate da mesi.Scelta, questa di continuare ad alimentare il canale virtuale in attesa di poter riaprire, che è stata fatta anche dalla Triennale, che aveva sia mostrato grande dinamismo online sia avuto importanti riscontri di pubblico durante il periodo di zona gialla. Il presidente Boeri aveva parlato della cultura in presenza come "ossigeno, cruciale anche dal punto di vista della qualità della vita". E ora che questo ossigeno torna di nuovo a mancare, i musei si trovano di nuovo di fronte a una tappa del ripensamento complessivo del loro modo di essere che già è in corso dall'inizio della crisi sanitaria, e probabilmente anche da prima.In questo senso da Pirelli HangarBicocca, dove da pochi giorni aveva inaugurato la personale dell'artista Neil Beloufa, hanno confermato ad askanews la scelta di affrontare la zona puntando sulle risorse digitali, in particolare sulla parte della mostra di Beloufa che vive online, come per esempio il gioco "Screentalk", che tra l'altro parla di una pandemia globale (anche se nato diversi anni fa e senza collegamenti con il Covid-19). Il discorso sulla presenza virtuale, per lo spazio d'arte contemporanea di Pirelli, è comunque più vasto e per i prossimi giorni sono annunciate ulteriori significative novità in tale ambito.Provando a fare le somme, la prima giornata in zona arancione per i musei e le istituzioni milanesi è stata certamente segnata dall'assenza obbligata del pubblico, dal reiterarsi, per usare ancora le parole di Del Corno, di quella ferita al diritto alla partecipazione cultrale, ma altresì ha denotato tanto il desiderio forte di costruire una narrazione intorno ai progetti che sono comunque andati avanti durante il periodo della pandemia e che avevano accelerato nell'ultimo mese quanto il proseguire dei ragionamenti sulla nuova forma che i musei dovranno assumere in questo XXI secolo per continuare a essere rilevanti anche in contesti sociali mutati o in situazioni emergenziali come quella che stiamo vivendo ormai da più di un anno.Il tutto con una nota finale di amarezza perché l'iniziativa di Milano MuseoCity, che nelle intenzioni dei promotori avrebbe dovuto segnare il primo vero passo verso il ritorno alla normalità e che è prevista anch'essa da domani 2 marzo, vivrà soltanto in digitale. Con la sensazione di un'ulteriore perdita di ossigeno.(di Leonardo Merlini)