Lercio Vs. Spinoza: ridere è esentasse, tutto il resto lo paghiamo noi

Al teatro Intrepidi Monelli l'incontro fra i due collettivi satirici più noti e citati degli ultimi anni. L'umorismo torna ad essere politicamente scorretto

Un momento dello spettacolo Lercio Vs. Spinoza
Un momento dello spettacolo
di Cristiano Sanna

"Berlusconi candida Alfano, quale delle tre è più fastidiosa?" Ma anche: "Fonico registra alla Siae sa sa sa prova e diventa milionario". Sono due delle battute più celebri di Spinoza e Lercio, i due collettivi che negli ultimi anni sono riusciti a lavorare con grande abilità fra social network e live per rivitalizzare la satira. Partendo da una base comune: le notizie intossicate dalla necessità di socializzazione. Dunque: titoli esagerati, sottotitoli maldestri, fattacci sanguinari o grotteschi sparati a tutta pagina per acchiappare click, e le inevitabili (ma ne siamo proprio sicuri?) imprecisioni che trasformano una news drammatica in comica, un fatto di cronaca in uno umoristico, o meglio tragicomico. I due collettivi (dei cui libri avevamo parlato qui e qui) si sono incontrati sul palco del nuovo teatro Intrepidi Monelli (animato dalla ex squadra dell'Alkestis con una serie di giovani rinforzi a supporto), a Cagliari. Strapieno, per l'occasione, dato che la celebrità di Spinoza e Lercio è in costante ascesa a suon di share e like su Facebook e Twitter. Al termine dell'incontro, il concerto dei La Plonge.

"La satira non fa prigionieri"

Lo scriveva Daniele Luttazzi tempo fa (prima di cadere vittima di se stesso e del vizio del plagio di battute altrui). L'umorismo che fa il contropelo al potere non può limitarsi all'intrattenimento, e dunque alla formula Zelig+Colorado che costruisce la sua fortuna su battute veloci per sketch a suon di tormentoni che durano in media tre minuti. La logica della canzonetta pop ascoltata fino alla nausea dalla radio della macchina. Molto più difficile tenere la scena per le circa due ore in cui le battute e le citazioni si susseguono a raffica. Funziona questa formula dal vivo? Sì, perché il materiale da irridere è così ampio che è impossibile trovare il momento fiacco.

Dal Papa a Flavia Vento, ce n'è per tutti

E dunque vai col botta e risposta fra Spinoza (più radiofonico, sofisticato, l'umorismo di questo collettivo) e Lercio (più concentrati sul format della notizia da sovvertire e sbeffeggiare). I primi ce l'hanno con la candida (autentica ossessione, ma è pur vero che viviamo in un mondo in cui geni del marketing chiamano proprio così un detergente per le parti intime femminili), la religione (divertenti e perfide le battute sul Papa nel momento in cui disse che se uno gli avesse insultato la mamma meritava un cazzotto, e via battute sul tirapugni di Bergoglio) e le assurdità editoriali. Come nel caso, pluricitato, del libro di poesie di Flavia Vento, vedi il passo in cui la ex showgirl titola i suoi versi ai Cieli sospesi e scrive: Nuvole e disegni, coccordilli, elefanti, cuori, nuvole bianche, nuvole nere. Pioverà? E un grosso editore le stampa e distribuisce il libro. Fino a riviste dell'arcipelago editoriale sorto attorno al "nuovo Vaticano" di Francesco, con settimanali tipo Il mio Papa. E rasoiate come: Rimini, polemiche per il vescovo che gira in limousine, soprattutto per l'adesivo Bimbo a bordo. Altrettanto feroce la satira sulle forme isteriche di religiosità, con slideshow di immagini su chi si fa fotografare sui social con una padella dal fondo bruciato in cui apparirebbe il volto di Cristo, o chi è convinto di vedere il Messia nei nodi del legno della porta di un bagno pubblico.

Vero o Lercio?

I ragazzi di Lercio fanno una cosa sola: cita titoli e notizie vere, deformate o inventate ma verosimili, con ritmo indiavolato. Fa molto ridere e lascia un tantinello sgomenti il momento Vero o Lercio?, in cui il collettivo satirico sfida la gente a riconscere le notizie reali da quelle inventate, e la separazione tra le due fattispecie è sempre più labile. Ossessione dei Lerci: Salvini, preso a mazzate verbali in una serie di sondaggi sul politico più imbecille degli ultimi anni. Gli stessi sondaggi in cui gli italiani interpellati sulla Mafia, oltre a negare che esista, dichiarano un eloquente non sa/non dice. La satira non fa prigionieri, è risata liberatoria mentre il cervello lavora e ti ricorda che attorno a te c'è qualcosa che non va. L'unico modo di sopportarlo è metterlo al centro della scena, e dargli scudisciate umoristiche, che come tali devono essere politicamente scorrette. Vedi, in chiusura, le battute: Accesa la fiamma delle Paralimpiadi. Al primo tentativo. E: Anziano muore in un centro massaggi cinese. Adesso è un ristorante.

di Cristiano Sanna