[La storia] Da picchiatore in una gang a chef stellato: "Quando ho incontrato le mie vittime"

Era un ragazzino abusato e disadattato che vinceva rabbia e paura con la violenza. Poi il tutor che gli ha cambiato la vita. Quando lo Stato funziona

Tim Raue ai tempi della gang e oggi, chef di successo
Tim Raue ai tempi della gang e oggi, chef di successo
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

"Ci sono tre cose che puoi fare a questo punto: l'imbianchino, il giardiniere o il cuoco". E poi racconta: "Io pensai: mi piace mangiare". Perché non imparare a cucinare? Ma il tutor dello Stato tedesco che seguiva il poco più che adolescente Tim Raue al termine del suo percorso scolastico non avrebbe mai potuto sapere come sarebbero andate le cose. Lo scoprì anni dopo. E magari chissà, ci andò pure, a mangiare in uno dei ristoranti di Tim diventato nel frattempo tra i più grandi chef europei, forse il più importante di tutti in Germania, poi vincitore della seconda stella Michelin, quindi inserito tra i 50 gestori e chef dei più importanti ristoranti del mondo. Di recente, al centro dello speciale a lui dedicato dal prestigioso programma Chef's Table visibile su Netflix. Fino a quell'incontro Tim faceva una sola cosa: paura.

Scontri, attentati e rapine attorno a una famiglia disfunzionale

Intervistato proprio in occasione della trasmissione del documentario dedicato a lui dalla serie Chef's Table, Tim Raue ha raccontato di essersi trovato di fronte alle sue vittime, perché prima di diventare un artista dell'enogastronomia di altissimo livello Tim era un picchiatore membro della temibile gang 36 Boys che imperversava nella zona Ovest di Berlino. Una leggenda fatta di violenza e composta soprattutto da figli di operai turchi, il cui rituale di affiliazione consisteva nel farsi prendere a pugni in faccia per 36 secondi e resistere.

"Ricordo quando mi misero in prima pagina, la gente protestò, dicevano: come potete esaltare questo str....o che ci ha fatto del male e terrorizzato?" ha raccontato Tim Raue. Ma quando sei all'inferno cerchi solo affermazione con la violenza: "Quel che ho cercato di spiegare ogni volta è che io ero così perché avevo un padre che mi picchiava tutto il tempo e che commetteva pesanti abusi su di me". E crescere a Kreutzberg era duro, c'erano scontri e rapine all'ordine del giorno: "Ricordo quando incrociai questi ragazzi con addosso i giubbotti con scritto 36 Boys, lì ci vidi il potere, il controllo. Nella mia zona c'erano due modi di uscire di casa per andare a scuola e poi tornare: con le scarpe da tennis addosso o senza, le rapine di scarpe sportive erano roba quotidiana. Stare nella gang era anche un modo per tenersi le proprie scarpe".  Ma bisognava saper spaventare, picchiare, difendersi. Anche dopo che Tim Raue accettò l'offerta dello Stato tedesco e si mise a lavorare come apprendista nel celebre ristorante Maxwell and Auerbach, in una zona ad alto tasso criminale e anarchica, in cui prima il lancio di granate, poi l'acido sugli infissi e sterco gettato contro le vetrine convinsero i due chef che lo gestivano ad andarsene. 

Tim Raue (al centro) con alcuni dei 36 Boys

Avere un'opportunità, almeno una

Tim Raue racconta che fu proprio l'appartenenza alla gang ad avergli insegnato a non spaventarsi e a tenere duro. La volta in cui degli attivisti di estrema sinistra sfondarono le vetrine del ristorante Rosenbaum a Prenzlauer Berg, lui si affacciò tra i vetri rotti e urlò: "Non sono un cuoco qualsiasi, sono un 36 Boy di Kreuzberg, chiedete ai vostri amici anarchici cosa significa. Se mi minacciate siete fatti". Non andava bene, non così. Tim racconta: "Non ero abbastanza duro come gangster e non ero abbastanza bravo come chef. Cominciai ad andare da mental coach per cambiare me stesso". Aveva avuto un'opportunità, almeno una, per tirarsi fuori da una brutta storia di abusi in famiglia e di calci e pugni per strada, non poteva sprecarla. "Ci sono voluti dieci anni per imparare a parlare pulito e a controllarmi e ci lavoro su ancora oggi, perché capita che per strada ci siano persone che mi riconoscono e mi insultano. E in cucina, dove da giovane ho sentito chef parlare peggio dei peggiori gangster di strada che conoscevo, mi capita di dare ordini con un tono che ricorda il mio passato a chi lavora con me. Ma nell'arrendermi ho tutto da perdere, perciò continuo sulla mia strada".

Mandereste un teppista violento ad imparare a cucinare in un ristorante top?

Tim Raue è doppia stella Michelin, ama la cucina asiatica e la pratica con arte e originalità mescolandola con ingredienti occidentali. Dopo il primo ristorante aperto a Berlino, è propietario di brasserie nella capitale, a Costanza e Monaco e direttore culinario di The Dragonfly a Dubai. Collabora con prestigiosi ristoranti e resort a St. Moritz e nel Mare del Nord, e sta portando la sua cuicina a Postdam, nel Brandeburgo. Tutto è nato dal suggerimento di un tutor in uno Stato che fa il suo dovere, mentre da noi infuriano polemiche e lungaggini sui navigator, il reddito di cittadinanza e la riqualificazione di chi cerca o ha perso un lavoro. 

Raue in azione oggi