[L'intervista] Gamberale: "La mia storia per le donne che reagiscono all'abbandono e ad un amore marcio"

La passione, poi la guerra di sentimenti e la separazione più crudele. Una protagonista che comincia un viaggio doppio: verso un'isola e dentro di sé

La scrittrice Chiara Gamberale. A destra, un dettaglio della copertina del libro
La scrittrice Chiara Gamberale. A destra, un dettaglio della copertina del libro
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Adulti soli con i lividi di rapporti andati a pezzi e figli da crescere e proteggere. Storie di passioni che portano a quella che viene percepita come la felicità più ubriacante e finite con guerre devastanti sul fronte sentimentale. Una di queste riguarda la protagonista del libro L'isola dell'abbandono, scritto da Chiara Gamberale e pubblicato da Feltrinelli. Strapazzata da un uomo imprevedibile e lasciata sola. Ma ossessionata dal perché le cose siano andate così. Capirlo sarà doloroso ed entusiasmante allo stesso tempo. Ne abbiamo parlato con l'autrice. 

Chiara, il libro si apre con una notevole invenzione: una riunione di genisoli.
"Nei miei romanzi racconto sempre famiglie alternative ai modelli tradizionali. Questo romanzo parte dall'incontro di un gruppo di genitori soli, da cui la parola genisoli coniata apposta. In Italia però abbiamo un'associazione che rappresenta questo tipo di persone, Gengle, che si danno una mano a vicenda e organizzano attività in comune, e ha 60 mila iscritti. In questo scenario si muove la mia protagonista".

Al centro de L'isola dell'abbandono c'è una donna che si ritrova madre, sola e prigioniera delle schegge di un amore in cui si è fortemente creduto ma andato in frantumi. La memoria di ciò che è stato si intreccia al mito di Arianna, di Teseo e dell'isola di Naxos. Perché questi due fili narrativi?
"Perché una storia d'amore importante che termina viene vissuta su più livelli. Uno lo definirei psicanalitico che ritroviamo nel viaggio che la protagonista abbandonata fa dentro di sé. L'altro è  quello del mito e della poesia, a cominciare dall'occupazione di lei che disegna favole per bambini. Che rapporto c'è fra realtà, invenzione e sogno? Cosa proiettiamo sull'altro quando ci innamoriamo di lui? Il mito di Arianna e Teseo non viene mai nominato dai miei protagonisti ma sta attorno a loro. Per ricordare anche a noi che leggiamo la storia che quando nasciamo, cresciamo, ci innamoriamo, pensiamo sempre che stia toccando solo a noi. Invece è tutto già accaduto milioni di volte, a nostro conforto che ci leva l'ossessione dell'esclusiva".

Sono molte le donne che ancora oggi non riescono a spiegarsi perché un amore al quale avevano dato tutte se stesse sia finito tanto male. Non se ne capacitano. Perché? E' una parte del comportamento femminile dovuto ad archetipi tipo l'adagio io ti salverò, oppure è una parte preziosa della femminilità che però espone a contraccolpi dolorosi?
"Il mio libro è sullo strazio del venire abbandonati, per di più da un uomo che si rivela crudele e con umori imprevedibili, ma è anche sull'abbandonarsi a una relazione. Il Teseo contemporaneo, che ho chiamato Stefano, il labirinto lo ha dentro di sé e ci si perde dentro facendo del male alla moderna Arianna. Questo porta alla tua domanda: perché le donne si dedicano agli uomini finiti imprigionati nel labirinto piuttosto che a quelli che sono già all'uscita di quel labirinto? C'è un intero romanzo che prova a rispondere e non voglio svelare troppo. Dico che sarà importante l'entrata in scena di un nuovo amore, diverso, come lo fu quello di Dioniso che rese quasi divina la Arianna abbandonata da Teseo. Questo incontro spinge la protagonista a tornare sull'isola in cui si consumò la fine dell'amore. La vera domanda a cui rispondere è: ma è davvero amore quello che ti riduce a pezzi e ti fa male mentre tu continui a coltivare speranze che qualcosa cambi? Bisogna ripartire da qui".

Esistono persone per cui l'amore è fuga dalla realtà.
"E' vero, ma questo genera spesso una fuga doppia. L'altro se ne va, e se io lo inseguo in realtà sto fuggendo dalla possibilità di un altro amore per una persona diversa, che faccia esprimere di me cose che la relazione ormai imputridita aveva come congelato. Il vero amore ci mette in contatto con bisogni che prima neanche immaginavamo di avere. Da quel momento in poi, comincia un cammino imprevedibile e bisogna avere il coraggio di percorrerlo, uscendo dall'abitudine".

Stiamo vivendo un periodo particolare: le donne spaventate, forse già con fragilità dovute al loro passato e alla loro storia familiare, trovano sempre più il coraggio di battersi per la loro dignità. E la violenza maschile picchia a vuoto: è come quando provi a dividere il mercurio. Per un po' ci riesci, ma poi quello si riunisce in nuove forme e mantiene la sua forza.
"Bella questa immagine, te la rubo e me la rivendo (ride, ndr). Sono d'accordo. La paura di prendere posizione, di denunciare violenza, ricatti, discriminazione, sta inesorabilmente sparendo. Tutte le mie storie hanno sempre seguito il tema della trasformazione di sé, corporea e interiore. Il cammino da fare è ancora lungo, credo sia molto importante il modo in cui si sollevano certe questioni, così che si vada in una direzione di miglioramento per tutti e non in quella contraria. Ciò che si muove mi interessa da sempre. Mentre non amo chi urla e protesta in preda a narcisismo personale, perché inquina battaglie sacrosante. Fatto sta che noi donne dovremo confrontarci con uno scenario che può metterci molti dubbi: ora che ci stiamo affrancando abbiamo la sensazione di non piacere più come prima. Le madri che ci hanno spinte a questa maggiore indipendenza ci mettono di fronte a uomini che cercano compagne meno impegnative. Che succede da ora in avanti? Sarà molto interessante capirlo".