"C'era corruzione, sesso, violenza ed erano anni cupi, come oggi. Ecco perché tornano a leggerci"

Intervista a Tanino Liberatore, fra i più grandi artisti visivi e autori di fumetto. Padre di Ranxerox insieme a Stefano Tamburini, di cui ora esce "Frammenti di caos"

Da sinistra: Tanino Liberatore, Ranxerox, un particolare da I fiori del male
Da sinistra: Tanino Liberatore, Ranxerox, un particolare da I fiori del male
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Convincere Tanino Liberatore a farsi intervistare è una discreta impresa. Lui stesso, ironicamente ma neanche troppo, si definisce un orso. E' un antidivo naturale, un abruzzese essenziale e schietto che non ama l'esposizione pubblica. Quando sei uno dei più grandi illustratori e autori di fumetto di sempre, e insieme al compianto Stefano Tamburini hai inventato e animato cose come Ranxerox, Cannibale e Frigidaire, a parlare per te dovrebbe bastare la tua opera. Ma il fatto è che con il passare degli anni l'interesse e la curiosità nei confronti dei "cannibali" (Liberatore, Pazienza, Tamburini, Scòzzari e Mattioli) non fa che crescere. Prova ne sia l'opera omnia di Tamburo che esce per Muscles Edizioni, lo status di superstar che Pazienza continua a incrementare generazione dopo generazione e la recente edizione deluxe del meglio del recentemente scomparso Massimo Mattioli, e di Filippo Scozzari. Comunque Liberatore non è il personaggio ruvido e introverso, difficile da intercettare, di cui troppo si vocifera. Da noi si è lasciato intervistare rispondendo con schiettezza e divertimento, ma sempre molto attento alla qualità delle domande. A partire da Frammenti di caos, il ricco volume antologico col meglio della sua opera edito da Comicon. 

Tanino, come ti spieghi la rinascita dell'interesse attorno ai "cinque di Frigidaire"? Negli ultimi mesi sono usciti libri spettacolari su tutti voi e un pubblico giovane scopre la potenza delle vostre narrazioni. Notevole, se teniamo conto che i vostri primi lavori risalgono agli anni Sessanta e poi esplodono dalla metà dei Settanta.
"Come mi spiego tutto questo? Sinceramente non so (ride). Però vedo che i giovani di oggi, che sono i figli di quelli che leggevano Frigidaire, ci conoscono molto meglio dei loro fratelli maggiori. Ma credo che la riscoperta del nostro lavoro sia dovuto al fatto che ci troviamo in un periodo storico un po' cupo, preoccupante, e che certi temi presenti nelle nostre storie disegnate risuonino nel pubblico che vive questo clima. E rivedendo quei lavori devo dire che mantengono tutto il loro interesse. Ma vivevamo tempi che ci permettevano di sviluppare questo tipo di creatività: c'era violenza nell'aria, la devastazione dell'eroina, il terrorismo, la satira contro un potere e una Chiesa già insopportabili, e molta corruzione. La repressione esisteva già ed era pesante, ma si respirava pure l'aria del 'tutto è possibile'". 

La copertina di "Frammenti di caos"

Bisogna dire che davvero non guardavate in faccia a nessuno: ai disastri della politica, al guasti della cosiddetta buona famiglia in buona Chiesa, all'ipocrisia con cui si affrontava l'emergenza della droga...
"A quei tempi era molto peggio di oggi. Ho perso pacchi di amici devastati dalla droga".

Visto che parliamo di narrazione e immaginario, vorrei un tuo parere su quanto ha detto di recente il regista Martin Scorsese, il che ha provocato forti reazioni. Secondo Scorsese i kolossal dei supereroi Marvel sono l'antitesi del cinema, offrono solo intrattenimento ma senza nessuna sfida o reale coinvolgimento dello spettatore. Questo è il gusto che va per la maggiore. Che ne pensi?
"Sono totalmente d'accordo con Scorsese. I fumetti miei, di Tamburini, di Pazienza e degli altri non nascevano per farti spegnere il cervello ed essere semplicemente intrattenuto. Io poi mi rompo proprio le scatole ad andare in sala a vedere certi film, certo fatti benissimo, ma in cui la velocità e il fracasso sono tali che spesso fatichi a godertela, l'azione. C'è un sltro modo di mostrare la violenza, per esempio, che non si esaurisce nello spettacolo ma diventa provocazione dello spettatore, satira, un modo di porre delle questioni. Poi l'esplosione di popolarità mondiale della Marvel è cosa recente. E' vero che i supereroi erano già popolari ma ora sembra che siano la letteratura che tutti devono conoscere. E' un'esagerazione".

Se parliamo di uso coraggioso dei supereroi e delle loro contraddizioni inquietanti, su Sky sta andando la serie tratta dal Watchmen di Alan Moore che ha tutto un altro approccio ed è una satira del nazionalismo e del razzismo che sta dilagano. La stai seguendo?
"La sto registrando, non ho ancora avuto modo di vedere gli episodi".

Di quanto avete combinato ai tempi di Frigidaire e Cannibale si è scritto parecchie volte. Cosa pensi di quelle rievocazioni? Parlo di quella sferzante di Scozzari in Prima pagare poi ricordare, ma anche dei tuoi scritti che hanno toni più concilianti.
"Beh, la costante è Andrea Pazienza che continua ad essere la superstar fra noi (ride). Io ho ricordi affettuosi perché mi sono sempre concentrato sul lato umano delle persone che ho conosciuto e con cui ho collaborato. Con Stefano Tamburini eravamo come fratelli, stavamo assieme tutti i giorni, Scozzari è una persona che mi è sempre piaciuta anche nel suo essere spigolosa, Mattioli era fantastico, ho vissuto con loro un periodo grandioso sia dal lato umano che da quello creativo".

Ranxerox e Lubna, due delle creature più amate di Liberatore-Tamburini

Hai scritto dei vostri anni giovanili, anche di quelli trascorsi a scuola con Pazienza, ma non su come era Stefano Tamburini. Forse perché lui stesso non gradiva essere raccontato nel privato?
"No, è che il lavoro e la vita erano fusi così strettamente l'uno nell'altra che non facevamo differenze. Quello che vedevamo, respiravamo, che ci faceva infuriare e ci appassionava entrava tutto nel nostro lavoro. Ho sempre detto che Stefano era un genio, aveva idee geniali di continuo, ne riempiva i suoi taccuini, era attentissimo a ciò che succedeva in strada, non ci potrebbero essere le trovate in Ranxerox che hanno avuto così tanto successo anche all'estero se lui non avesse vissuto così intensamente quel che accadeva nelle strade".

Rileggevo su Frammenti di caos la storia Saturno contro la terra: graficamente spettacolare e con una trama colta e insieme popolare e divertente, in cui gli alieni che per colonizzare il nostro pianeta si basano su vecchi film, clonano Jean Harlow e Clark Gable e provano a infiltrarsi fra gli umani, cominciando dai camionisti di una trattoria a Cassino. Una cosa folle. C'è qualcuno che ha colto la vostra lezione e la porta avanti oggi?
"Nelle storie e nello stile di Simon Bisley trovo la stessa energia dirompente che c'era in Ranxerox. Poi esistono molti bravissimi autori e artisti, ma spesso ci trovo grande tecnica e mestiere e poca personalità. Quando leggevi le pagine mie e di Stefano, o di Mattioli e Scozzari, quello che ti colpiva era la grande personalità. Ecco cosa fa la differenza. Però lo dico chiaramente: io non mi aspetto di trovare miei imitatori, mi aspetto di trovare chi sappia leggere il tempo in cui viviamo oggi e crei un nuovo Cannibale o Frigidaire. Esistono giovani autori che hanno preso la parte migliore di Internet, che non è certo quella di Facebook del ca....e stanno venendo fuori come si deve. Penso a Zerocalcare, penso a Gipi per cui noi eravamo idoli. Però è andato oltre e oggi è un nome di spicco della narrazione a fumetti. Non un giovane emergente ma un autore consolidato". 

Stefano Tamburini e Tanino Liberatore con Frank Zappa (al centro) che amava la loro arte

Il fumetto in Italia è sempre stato trattato come arte minore, a differenza della Francia e di altri Paesi. Questo vuoto culturale si sta colmando?
"No, c'è un problema culturale più ampio che riguarda l'Italia e che è frutto della devastazione che hanno compiuto anni ed anni di berlusconismo. Mica ci riprenderemo subito, da questa cosa. Quanto al fumetto: io vedo autori italiani più bravi di quanti ne veda in Francia dove vivo, ma il fatto è che gli italiani bravi vanno a lavorare in Francia".

Ranxerox è la creatura tua e di Stefano Tamburini più conosciuta al mondo, che affascinò e scandalizzò gli americani. Poi sono venuti molti altri lavori. Ma se ripensi alla tua carriera hai qualche rimpianto?
"In generale sono contento, rimpianti e pentimenti pochissimi. Uno di questi è non aver dedicato più energie e storie a Ranxerox. Ma noi siamo partiti sempre dal fare le cose che ci interessavano e divertivano, poi veniva il denaro e la fama. Il fatto è che il fumetto mi uccide, lo trovo faticosissimo, non è il mio linguaggio naturale. Sai, la vita è corta, pensi sempre che potevi fare un sacco di altre cose, però i pentimenti portano via solo altro tempo".

Due parole su Tamburini: davvero nessuno si aspettava la sua fine improvvisa e tragica?
"Non mi va molto di parlare di questa cosa, perché ci sono persone che potrebbero prendersela. Ma posso dire che no, io non me l'aspettavo. Io e lui il massimo che ci concedevamo quando lavoravamo alle storie di Ranx era il caffé, gli atteggiamenti dei drogati, le loro espressioni, venivano da parecchie persone che incrociavamo o che ci erano amiche. Mai avrei pensato che a Stefano potesse accadere qualcosa del genere. Poi io sono partito in Francia, lui si è sposato, le vite hanno preso altri percorsi. Pensavo che fosse più forte e accorto, ma evidentemente con la droga non ci si può mai fidare. Proprio non credevo che gli potesse accadere così in fretta. Ma quel che conta è la sua opera che Michele Mordente sta riscoprendo e offrendo al pubblico con cura certosina".

Per concludere, a cosa stai lavorando ora? E dato che sei sempre stato un grande appassionato di musica, cosa hai scoperto di interessante recentemente?
"Sto preparando quadri e illustrazioni per una mostra sulla mia vita e sul mio percorso creativo. La musica? E' sempre stata la mia parte più intellettuale e un periodo ero un cultore molto più di adesso, che sto invecchiando e sono pigro. Restano le vecchie passioni, come Miles Davis e Robert Wyatt, oggi ascolto di continuo musica in sottofondo mentre lavoro, solo qualche volta mi fermo per scoprire il nome dell'autore".

Il gruppo storico di Frigidaire (gia in Cannibale). Da sinistra in alto: Liberatore, Sparagna, Scozzari, Mattioli. In basso da sinistra: Tamburini e Pazienza