Il Suggeritore di Donato Carrisi: scoprirete la verità solo all'ultima pagina

<i>Il Suggeritore </i> di Donato Carrisi: scoprirete la verità solo all'ultima pagina
di Claudia Mura

Tre edizioni in due mesi, critiche entusiastiche sui maggiori quotidiani nazionali e un eccezionale passaparola di lettori, soprattutto sul Web, promettono di fare di Donato Carrisi la prossima star della narrativa italiana. Il Suggeritore (Longanesi editore) è il libro d’esordio di un giovane sceneggiatore che ha scelto di misurarsi col grande thriller in stile anglosassone. 

Una sfida dalla quale Carrisi esce vincitore con un romanzo ben costruito nell’intreccio, nel disegno dei personaggi e nel susseguirsi dei colpi di scena. Il tutto condito da una prosa piacevole e a tratti poetica, qualità non scontata neppure nei migliori thriller.

Carrisi è un neofita della narrativa ma a 36 anni è già uno sceneggiatore affermato. Laureato in Giurisprudenza con una tesi su Luigi Chiatti, il “mostro di Foligno”, ha poi seguito corsi di specializzazione in criminologia e scienza del comportamento. Nel 1999 ha iniziato l’attività di sceneggiatore per cinema e televisione: fra le sue opere troviamo la sceneggiatura di Nassiriya – Prima della fine, per Canale 5, soggetto e sceneggiatura della miniserie thriller Era mio fratello per Rai 1.

Ci sono tutte le condizioni perché il suo libro diventi un best seller. Quanto ha venduto fino ad oggi?
“Oltre le 100mila copie. Mi tengo abbastanza informato perché parte dei proventi vanno a un’associazione che si occupa di adozioni a distanza e quindi ogni volta che mi aggiornano sui dati faccio il calcolo mentale di quante incubatrici si potranno comprare, quanti lettini e così via.”

Pare che la voce sulla qualità del suo libro si sia sparsa fra i lettori ancora prima della sua pubblicazione. Insomma quando Il Suggeritore è arrivato in libreria era già atteso e si dice che lo stesso sta accadendo all’estero.
“In effetti si tratta del primo caso di esordiente italiano che ha venduto i diritti del suo libro all’estero prima di essere pubblicato in Italia.”

In quanti paesi sarà pubblicato?
“Dieci, si è aggiunta l’Olanda 1 mese fa.”

Ottime critiche ed entusiastiche recensioni dei lettori che si passano il testimone anche nei numerosi siti e blog per bibliofili.
“Sono stupito io per primo. Prima di questa esperienza ero digiuno in fatto di editoria e ancora oggi ragiono più da lettore che da scrittore. Sto girando l’Italia per le presentazioni del libro e so quanta importanza abbiano sia le buone critiche, che il passaparola dei lettori.”

Nella sua storia non ci sono i nomi del luoghi ma il contesto induce a pensare che i fatti siano ambientati negli Usa. Perché questa scelta?
“L’idea era quella di dare un’ambientazione accidentale. Non necessariamente gli Stati Uniti ma sicuramente una società multirazziale. Per questo era difficile ambientarla in Italia, con nomi italiani sarebbe risultata poco realistica. Ma questo svantaggio iniziale a me pare che si sia poi trasformato in un vantaggio che ha consentito di trasmettere l’idea di una zona grigia tra bene e male, un non luogo in una società multietnica.”

Insomma un signor Rossi come serial killer inseguito da una signorina Esposito sarebbero stati poco credibili?
“Non è solo un fatto di cognomi. In Italia siamo ancora troppo figli del neorealismo, non si ha molta confidenza con storie che hanno più efficacia in un contesto di tipo anglosassone.”

Perché ultimamente tutti i thriller parlano sempre di serial killer?
“In realtà secondo me si tratta di un filone inflazionato ed esaurito. Io stesso non avrei scritto questa storia se non avessi trovato l’idea del ‘suggeritore’ in un articolo di criminologia.”

Quindi è ancora possibile scrivere un giallo senza assassini seriali?
“La tentazione della serialità è data dal fatto che con una serie di omicidi nella trama, l’ossatura della storia è già fatta. È una questione di struttura.”

Leggendo il suo libro è facile immaginare una trasposizione per il grande schermo. Ha già venduto i diritti a qualche casa di produzione?
“Sono in trattativa. Effettivamente la storia era nata come soggetto per un film, solo dopo è diventata un libro.”

Lei è uno sceneggiatore, ha già pronta la riduzione cinematografica?
“Non c’è niente di definito ma diciamo che al soggetto lavorerei volentieri, alla sceneggiatura no. Lo farei in collaborazione con qualcun altro, mantenendo un ruolo secondario. Sarebbe folle se lo facessi da solo, in questi casi è necessario un occhio esterno. La creatura è difficile da sacrificare e la sceneggiatura deve sempre prevedere grossi tagli rispetto alle storie nate sulla carta.”

C’è qualcuno dei grandi autori di thriller ai quali si ispira?
“Michael Connelly, Jeffery Deaver e Dan Brown per la struttura. E poi c’è Faletti che in Italia è stato un importante precursore del genere.”

Lei è molto giovane ma è già uno sceneggiatore affermato.
“Ho cominciato prestissimo scrivendo per il teatro delle commedie noir. Il primo spettacolo teatrale l’ho scritto a 18, poi ho fatto la radio. Successivamente ci sono stati gli studi di criminologia e la tv.”

Nel Suggeritore c’è molto dei tuoi studi di criminologia. Certe spiegazioni sui metodi di indagine hanno un sapore divulgativo che riesce a non cadere nella pedanteria.
“Coi thriller bisogna essere molto rigorosi. Se non sei documentato fino ai dettagli non incontri il favore del lettore. Il pubblico non ti concede nulla.”

I serial killer dei romanzi sono sempre furbissimi, ma esistono davvero assassini seriali così intelligenti?
“In realtà quando sono furbi sono meno pericolosi. I più scaltri colpiscono una volta ogni tanto. I peggiori sono quelli ‘disorganizzati’, fanno più danni ma è anche più facile prenderli.”