"Dante? Arrivista, non ha inventato nulla": così l'articolo di un giornale tedesco è diventato un caso

E' il Frankfurter Rundschau a scatenare le polemiche, con un editoriale lungo in cui la figura di Dante ne esce sminuita. Almeno sembra

'Dante? Arrivista, non ha inventato nulla': così l'articolo di un giornale tedesco è diventato un caso
TiscaliNews

Non è riuscito a rovinare la festa ma di certo non è passato inosservato l'articolo del 'Frankfurter Rundschau' - che ha descritto Dante come "arrivista e plagiatore" proprio nel giorno del Dantedì. "Non ragioniam di lor, ma guarda e passa", replica il ministro Dario Franceschini citando il terzo canto dell'Inferno dopo che la polemica aperta dal giornale tedesco è diventata un caso nel mondo della cultura italiana. Tantissime sono state infatti le reazioni di sdegno. A partire da quelle dei parenti più stretti. "Giudizi pretestuosi, opinabili, attacchi senza senso. Chissà, forse, alla Germania gli dispiace non aver avuto un artista immenso come Dante. I toni, comunque, mi sembrano poco diplomatici", è il commento di Pieralvise Serego Alighieri, discendente da Pietro, primogenito del sommo.

"L'articolo del giornale tedesco ha un'impostazione infantile, per tanto lascerei cadere la questione senza commenti", la frase all'Adnkronos dell'accademico Crusca e dei Lincei Luca Serianni, uno dei maggiori studiosi della lingua italiana, vicepresidente della Società Dante Alighieri, direttore delle riviste Studi linguistici italiani e Studi di lessicografia italiana, che aggiunge: "In certi casi, 'il tacere è bello', per citare Dante. Sarebbe bello sentire che cosa ne pensano alla Deutsche Dante-Gesellschaft, prestigioso centro di studi danteschi di Monaco di Baviera".

Duro il il presidente dell'Accademia della Crusca, Claudio Marazzini: "Mi sembra che Arno Widmann, per amor di polemica, con le sue argomentazioni, si dia persino la zappa sui piedi. Addirittura dimentica il contributo teorico di Dante: il 'De vulgari eloquentia' è il più straordinario libro di linguistica di tutta l'Europa romanza; un libro, appunto, tutto dedicato al volgare italiano", spiega all'Adnkronos. "Dante ha segnato una svolta decisiva nella storia della letteratura italiana e mondiale", ricorda Marazzini, che continua: "Non entrerò nella disputa sul valore della visione dantesca o sull'eventuale ego eccessivo dell'Alighieri, perché la critica moderna ha smesso di classificare la letteratura in base alla simpatia ideologica che il sistema filosofico degli autori suscita nei critici. Lasciamo dunque cadere ogni scala di merito pretestuosamente fondata su pregiudizi da Santa Inquisizione".

"Si tratta di sciocchezze, di affermazioni gratuite e senza fondamento storico - commenta sempre all'Adnkronos Enrico Malato, professore emerito di letteratura italiana dell'Università Federico II di Napoli, presidente del Centro Pio Rajna, presidente della Commissione scientifica dell'Edizione Nazionale dei Commenti danteschi e coordinatore della Nuova Edizione commentata delle Opere di Dante -. La lingua italiana non esisteva quando Dante ha cominciato a scrivere. Lui scriveva in volgare fiorentino e lo ha così raffinato che poi è diventata la lingua della letteratura italiana di ogni regione e quindi nel corso dei secoli adottata come lingua dell'intera penisola. Il prestigio della Divina Commedia ha imposto la propria lingua a tutta l'Italia". "La maggior parte delle lingue europee si sono imposte per conquista del potere, l'italiano di Dante si è imposto per il prestigio di un'opera letteraria ed è stato il primo caso in Europa", ha aggiunto Enrico Malato, uno dei maggiori dantisti.

"Inquadra Dante nel suo tempo"

In 'difesa' del Frankfurter Rundschau parla invece il corrispondente dall'Italia della 'Frankfurter Allgemeine Zeitung' ed ex presidente della stampa estera in Italia, Tobias Piller: "Non ho letto da nessuna parte né arrivista né plagiatore. Mi sembra un articolo che inquadra Dante nel suo tempo e ne spiega la grandezza ai tedeschi", spiega all'Adnkronos.

L'articolo 'incriminato'

"Il 14 settembre 1321 il fiorentino Dante Alighieri morì in esilio a Ravenna, quindi perché un articolo su Dante oggi? L'anno scorso, il 25 marzo è stato introdotto come Dante Day in Italia. Il più grande poeta italiano deve essere commemorato in questa data ogni anno. Perché il 25 marzo? In questo giorno, un Venerdì Santo dell'anno 1300, si dice che abbia iniziato il suo viaggio attraverso l'inferno, il purgatorio e il paradiso. Dante ama giocare con i numeri. La sua grande poesia, la 'Divina Commedia', inizia con le parole: 'Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura che la diritta via era smarrita'. Poiché una data di nascita non è stata registrata, si è concluso presto da queste informazioni che Dante era nato nel 1265. È stata tramandata una data di battesimo, un Sabato Santo, il 26 marzo". Inizia così un lungo articolo che la Frankfurter Rundschau dedica oggi a Dante, alla sua poesia, alla sua lingua: "L'Italia lo loda come uno di coloro che hanno portato la lingua nazionale ai vertici della grande letteratura. In un certo senso, ha creato un linguaggio per il suo lavoro", scrive l'autore. "Questa lingua è diventata quella dei suoi lettori e poi quella italiana", la sua opera un testo usato sui banchi di scuola, in "edizioni costellate di note che non solo spiegavano le singole parole, ma aiutavano anche i lettori moderni a orientarsi attraverso la sintassi di Dante. Ma era italiano, non latino". Nell'articolo si fa poi riferimento ai modelli cui Dante - e non solo - fu debitore, alla poesia dei trovatori provenzali: "In Italia, con uno sguardo ai modelli provenzali, i testi nella lingua madre erano inizialmente poesie d'amore. Come i trovatori, anche i poeti italiani cantavano donne di fantasia o vere, le in paradiso e le coprivano di metafore". "Si tende a trascurare un'importante differenza: i trovatori erano cantanti pop, dei cui capolavori è sopravvissuto solo il testo, ma Dante mirava a ottenere lo stesso effetto - senza musica. Si è sempre sentito in competizione. Era interessato a superarlo. L'impossibile era il suo elemento".

E ancora: "Nella tradizione musulmana c'è il racconto del viaggio di Maometto in paradiso", si legge nell'articolo. E l'arabista spagnolo Miguel Asin Palacios pubblicò un ampio studio nel 1919 in cui sosteneva che Dante conosceva e usava il vecchio testo arabo". "Ma si farebbe un'ingiustizia a Dante se si sottovalutassero le sue ambizioni competitive. Così come ha fatto sembrare vecchia la poesia provenzale, avrebbe anche potuto sognare di superare l'ascensione musulmana con quella cristiana". "Ma un altro confronto è consentito nell'odierno Dante Day", conclude. "Il poeta cattolico T. S. Eliot pubblicò un piccolo trattato su Dante nel 1929. La traduzione tedesca può essere trovata nel volume dell'Edizione Suhrkamp 'Was ist ein Klassiker?. In esso, prima spiega che Dante è di facile lettura. È già abbastanza sorprendente. Ma ha ragione. Almeno il modo in cui legge. Mette Shakespeare al suo fianco e confronta le singole metafore con molta attenzione". "Ma uno sguardo a Shakespeare mostra dove stanno le nostre difficoltà con Dante. L'amoralità di Shakespeare, il suo ritratto di ciò che è - tutto questo, anche l'immaginazione del poeta! -, ci sembrano anni luce più moderni del tentativo di Dante di avere un'opinione su tutto, di trascinare tutto davanti al tribunale della sua moralità. L'intera gigantesca opera è lì solo per consentire al poeta di anticipare il Giudizio Universale, di compiere l'opera di Dio e di mettere il buono da una parte e il cattivo dall'altra".