Brera, Bradburne: spero di aprire Palazzo Citterio in estate 2020

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di Askanews

Milano, 6 mag. (askanews) - "Una data ragionevole per l'aperturadi Palazzo Citterio è quella dell'estate 2020". Lo ha annunciatoil direttore generale della Pinacoteca di Brera di Milano, JamesBradburne, che oggi ha presentato alla stampa il (nuovo) progetto per trasformare una volta per tutte l'edificio Settecentesco di via Brera 12 nella sede di "Brera Modern", dopo averlo preso in carico meno di due mesi fa, a restauro e relativi collaudi finalmente completati."Adesso è il momento del museo, prima, apparentemente, era il momento del restauro: sono due progetti diversi, ora dobbiamo allestire Palazzo Citterio per la sua funzione museale" ha spiegato Bradburne, che pur facendo di tutto per evitare polemiche è stato costretto a spiegare perché la nuova sede museale che doveva venire aperta adesso, lo sarà (forse) tra un annetto. "Alcune decisioni sono state prese nello spirito di un restauro di un palazzo più che di un museo" ha affermato, facendo alcuni esempi: il montacarichi è troppo piccolo e non si riesce a trasportare oltre una ventina di grandi quadri (che rimarranno dunque nel deposito aperto della Pinacoteca); il solaio è troppo basso e non consente la movimentazione delle opere; la nuova scala non costituisce un'entrata idonea alle collezioni permanenti; i canali del condizionamento impediscono l'utilizzo dello spazio espositivo al secondo piano; i dispositivi acustici di emergenza sono stati posizionati al centro delle pareti ad altezza quadri; l'impianto di condizionamento non garantisce al momento le condizioni climatiche necessarie per esporre le opere in sicurezza."Avevo anche pensato di dire che il palazzo restaurato in quel modo non era idoneo, ma sono un essere umano e ho accolto il bambino lasciato allo Spedale degli Innocenti" ha affermato ironico il 63enne direttore di origine canadese, sottolineando che "non è tutto da rifare ma che per renderlo un museo all'altezza dell'attesa di Milano servono alcune modifiche". Ecco allora il restyling con, innanzitutto, un nuovo e più qualificante ingresso al pubblico dal portone del civico 14, poi una nuova scala interna di vetro per una circolazione più coerente dei visitatori alle sale nei diversi piani del museo. Già partita la perizia dell'impianto di condizionamento che "poi dovremo avviare e monitorare per un periodo di circa un anno". "I soldi per questi interventi (già illustrati alla Sovrintendenza) necessari per aprire almeno le collezioni moderne ci sono" ha assicurato Bradburne, sottolineando che "poi affronteremo il tema del giardino con il ponte di cristallo sospeso, l'auditorium, il centro del collezionismo contemporaneo e tutte le altre cose che abbiamo in mente di fare: è un 'work in progress'".Il direttore ci crede, "abbiamo una grande squadra, un progetto scientifico e un progetto architettonico", ma "è possibile che da giugno 2020 ci siano i quadri appesi alle pareti ma che Palazzo Citterio rimanga chiuso", e si augura che il ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, mandi (come garantito ai giornali) i 30-35 lavoratori indispensabili a fare funzionare la sede acquistata dallo Stato nel 1972 e che vada a buon fine la gara che dovrebbe essere indetta entro quest'anno per i servizi aggiuntivi (biglietteria, bookshop, bar, ecc..).Se tutto andrà come deve, all'entrata del nuovo museo i visitatori troveranno alcuni capolavori di fine Ottocento: "Fiumana" di Giuseppe Pellizza da Volpedo, (l'opera che precede il "Quarto Stato") insieme con i quadri di Giovanni Segantini e di Gaetano Previati, mentre al primo piano saranno esposti 22 dipinti de "Le Fantasie" di Mario Mafai (la più recente donazione fatta) e le preziose collezioni (tele e sculture) Jesi, Vitali e Mattioli, mentre nell'ammezzato troveranno spazio i 152 dipinti della curiosa "Raccolta 8 x 10" di Cesare Zavattini. Al secondo piano dovrebbe trovare finalmente casa anche l'imponente "I funerali dell'anarchico Pinelli" di Enrico Baj.In attesa che il sogno della Grande Brera di Franco Russoli si realizzi, le donazioni Emilio e Maria Jesi e la sezione pittorica del lascito America e Lamberto Vitali (con Picasso, Boccioni, Carrà, Modigliani, Morandi, De Pisis, Marini, Medardo Rosso, Sironi e tanti altri) saranno di nuovo esposte a partire dal 13 maggio prossimo in contenitori con vetrate trasparenti (progettati appositamente) che saranno disposti al centro delle sale napoleoniche della Pinacoteca grazie ad una importante donazione della "Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti". Per essere certi di poter vedere tutte le opere, bisognerà aspettare il 21 giugno prossimo quando saranno rientrate dai prestiti ad altri musei.