[L'intervista] L'Europa fa schifo, l'Italia pure e il Friuli è a pezzi: benvenuti in Furland

La "vecchia" Regione si trasforma in altro. La Storia diventa un parco dei divertimenti per cittadini nuovi. Con un dittatore illuminato come leader

Tullio Avoledo e la Storia come gioco al massacro in 'Furland'
Tullio Avoledo e la Storia come gioco al massacro in "Furland"
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

La febbre sovranista e anti Ue che sta animando diversi Paesi europei e che flirta con i nuovi uomini forti orgogliosi del loro isolazionismo (Trump, Putin) punta tutto sulle elezioni della prossima primavera. Per ribaltare i rapporti di potere nel cuore di Bruxelles. Uno scenario su cui scommettono moltissimo Matteo Salvini e Luigi Di Maio con i rispettivi partiti. Ma c'è chi si è portato avanti, facendo a pezzi il Friuli così come l'abbiamo conosciuto finora e trasformandolo in potentato locale che usa la Storia perché distrugga se stessa. E' Vittorio Volpatti, autoproclamatosi Amato Leader di una comunità che rifiuta quel che è stato finora e si inventa una realtà differente. Il passato viene rinchiuso un un enorme parco giochi in cui i cittadini diventano Onorevoli visitatori e si muovono come in un'azienda del divertimento dagli ottimi profitti. Il posto è sicuro e pulito, i rapporti civci, potenziati dal gioco, sono ottimi e il vecchio sovranazionalismo se n'è andato al diavolo, con la sua smania di accogliere tutti e di dare pari opportunità ai migranti. E' nato Furland. Come funzioni in dettaglio è ben spiegato nel libro di Tullio Avoledo edito da Chiarelettere. Ne abbiamo parlato con l'autore, friulano.

In Furland la Storia diventa finzione, ricostruzione e paradossalmente gioco rassicurante. Abbiamo un problema di memoria, intesa come sguardo sul futuro?
"Sono nato nel 1957, quando cominciava la corsa allo spazio, la prosecuzione ideale delle grandi esplorazioni dei secoli passati. Era un trait d’union tra i libri di Jules Verne che leggevo da bambino e i romanzi di fantascienza che narravano di città sulla Luna o su Marte e di futuri imperi intergalattici. Il futuro era una freccia che puntava sempre più lontano. Poi è arrivata l’Era dei Manager, il tempo in cui i ragazzini americani non volevano più imitare Yury Gagarin o Neil Armstrong e hanno cominciato a iscriversi alle facoltà di Economia. Il crollo dell’impero sovietico nel 1991 ha fatto il resto. La gara emozionante e costosissima tra le due superpotenze per conquistare lo spazio ha lasciato il posto alle imprese private, e i sogni si sono molto ridimensionati. Il nostro mondo dominato dalle multinazionali e dai banchieri si è ripiegato su se stesso. Non è colpa della scienza se questo benessere in cui ho avuto la fortuna di nascere e crescere non si estende al mondo intero. E' colpa della politica, e dell’economia. Abbiamo chiuso gli occhi sul futuro. Abbiamo smesso di imparare dalla Storia, ne facciamo una rievocazione estetica, priva di senso".

Essere friulano e avere le proprie storie tradotte in diversi Paesi dell'Est aiuta a sentire in modo particolare le cesure, anche drammatiche, fra identità etniche? In Furland il parco dei divertimenti e lo stesso ex Friuli vengono costruiti su pezzi di identità ricostruite e ricombinate.
"Sono nato e vivo in una terra di frontiera. Anche la nostra storia è fatta di violenza e sopraffazioni. Angelo Floramo, uno dei più grandi intellettuali friulani viventi, ha esposto meravigliosamente questo apparente paradosso una sera a un incontro pubblico. Rivolgendosi ai presenti in sala ha spiegato loro come i nomi dei paesi vicini derivassero dalla lingua dei popoli invasori. 'E allora vi chiedo' ha detto, 'dove sono andati gli Unni, gli Avari, i Longobardi? Sono qui: siamo noi. Il sangue dei conquistati e degli invasori si è mescolato nelle nostre vene e nella nostra lingua. La nostra terra ha saputo renderli tutti friulani'. Quanto all’Est, è la mia terra d’elezione. Amo Praga, Varsavia, Budapest, Mosca, perché in ognuna di queste città conosco gente straordinaria, c’è un tesoro di umanità che non trovo più in Occidente, in questa Europa spartita fra le multinazionali, che lascia agli Stati sopravvissuti al secolo scorso l’illusione di esistere ancora, di contare qualcosa. Le città occidentali sono diventate un mix fra un museo e un centro commerciale. L’Europa del Capitale dovrà cedere il passo all’Europa delle lingue e delle culture, o altrimenti estinguersi".

Per tutta una parte della narrazione c'è uno Zorro ribelle, prima che diversi colpi di scena mostrino altro, a portare scompiglio in questo mondo idealizzato e messo a disposizione di chi vuole fuggire da una realtà precipitata nel caos. Un ribelle mascherato: un V for Vendetta in un mondo alla Westworld di Crichton?
"Quando ho cominciato a scrivere il libro avevo in mente solo una scena: Francesco Salvador, il protagonista, in divisa da ufficiale nazista, mentre si prepara ad assistere a una ricostruzione di una fucilazione di ostaggi nella Carnia occupata dai Cosacchi del 1944. Giuro, c’erano i Cosacchi, in Carnia. Se non è ucronia questa. Si erano portati dietro persino una ventina di cammelli. Poi la storia si è scritta da sé. Ho guardato in alto e in cima al campanile c’era un uomo vestito da Zorro che si lanciava con una corda da bungee jumping. Perché Zorro? Leggendo il libro lo si scopre. Per me è perché alla fucilazione assistono spettatori che masticano chewing gum. Se a fermare la finta fucilazione avessi mandato dei finti partigiani il pubblico pagante sarebbe stato soddisfatto. Invece arriva Zorro, e il pubblico protesta: “Cos’è questa porcheria? Ci prendete in giro?”. Mi piace, prenderli in giro. Poi si scoprirà che questa cosa di Zorro è seria, maledettamente seria. Il nume ispiratore di questo romanzo è sicuramente Slavoj Žižek, un filosofo sloveno che in una memorabile conferenza a Pordenone disse che avrebbe voluto vedere V for Vendetta 2. Perché, disse, quel film finisce con la presa di potere delle masse liberate. Ma cosa succede il giorno dopo? Come si organizzano, cosa se ne fanno della libertà ritrovata? Domanda interessante, vero? Forse un giorno scriverò Furland 2". 

Il pubblico italiano generalmente reagisce in modo strano e imprevedibile di fronte alla distopia e alla fantascienza, specie se arriva da autori italiani. Secondo te perché abbiamo la "malattia del realismo"?
"Non è tanto il pubblico, secondo me sono gli editori che non amano il genere narrativo distopico. Del resto non è un genere letterario semplice: richiede intelligenza, fantasia, capacità di vedere al di là di quello che consideriamo come il mondo reale. In futuro probabilmente la distopia diventerà un genere letterario di primo piano. Se ne colgono i segnali dalla Rete, dove le teorie del complotto stanno di fatto creando mondi paralleli, ma anche dalla televisione, dove serie come Westworld, Black Mirror e The Man in The High Castle stanno sdoganando il genere distopico presso un pubblico più vasto". 

Francesco Salvador, l'uomo che indaga su Zorro e sul Furland, scopre che nel mondo fittizio creato dagli Azionisti conta molto la fondazione del mito delle radici locali. E' uno dei modi di procedere dei nuovi autoritarismi locali come reazione ai guasti della globalizzazione e alla crisi post 2008. Pensi che dobbiamo prepararci a fratturazioni statali che ripieghino in quel senso?
"Il nazismo si fondava essenzialmente sui miti: la razza ariana, l’eredità ancestrale di presente civiltà precedenti evolutissime. Certe parate naziste vedevano sfilare SS in divisa da cavalieri teutonici alla luce delle fiaccole. Ma c’è un caso ancora più vicino a noi di esempio di sfruttamento a fini politici delle radici locali. Il 28 giugno 1989, a Gazimestan, Slobodan Milošević, presidente di quella che all’epoca era la Repubblica Socialista di Serbia, pronunciò davanti a un milione di persone un discorso commemorativo del seicentesimo anniversario della Battaglia di Kosovo Polje, nella quale l’Impero Ottomano aveva sconfitto e poi assoggettato la Serbia. Milošević usò quel lontanissimo evento per gettare le basi della futura guerra civile jugoslava. Sfruttò la Storia a fini politici, giustificando e preparando un massacro. E' un rischio che corriamo ancora oggi, anche se forse il mito più pericoloso ai miei occhi è quello dell’identità nazionale, il mito dei vecchi Stati nati negli ultimi duecento anni che continuano a illudersi di esistere mentre il loro potere viene eroso e diventa puramente simbolico. La repressione delle istanze indipendentistiche in Catalogna, per esempio, viene fatta in nome dell’unità nazionale spagnola. Di qui all’emergere di forze reazionarie e nostalgiche come Vox, il passo è davvero breve. Detto questo, alla fine sarà l’entropia a prevalere e prima di quanto non immaginiamo esisteranno una Catalogna, una Bretagna e una Scozia indipendenti. E' perché gli stati nazionali, di fatto, hanno esaurito il loro compito". 

C'è un passaggio, verso la fine di Furland, in cui scrivi che il Friuli ha passato momenti terribili ma senza perdersi. Se guardi all'Italia di oggi, alla sua crisi, al potere come mistificazione e improvvisazione, trovi lo stesso ottimismo? C'è una chiave per uscire da questo avvitamento storico e sociale verso il basso?
"Devo essere sincero? No, secondo me non c’è. Dobbiamo trovarcela, la chiave. E se non la troviamo dovremo costruircela. Personalmente sono rimasto colpito da un libro del giurista americano Ilya Somin, Democrazia e ignoranza politica. Il libro prende le mosse da un sondaggio del 2014 che rivelò come, tra i 14 paesi esaminati, Stati Uniti e Italia si collocassero al penultimo e all’ultimo posto circa la conoscenza della politica. E’ un’ignoranza che porta a sovrastimare fattori come l’immigrazione o la disoccupazione, generando un senso d’impotenza e di frustrazione che paralizza la società. Gli elettori italiani e americani ritengono di non essere in grado, col loro voto, di influenzare gli esiti elettorali. Perciò si astengono dal votare o esprimono a larga maggioranza un voto di protesta. E’ stato dopo aver studiato il saggio di Somin che ho scritto Furland e che ho deciso di affrontare le scorse elezioni nelle liste di un neonato movimento autonomista friulano. Siamo riusciti a far eleggere nel consiglio regionale due ottime persone che stanno lavorando per il bene comune. Furland può essere letto come un racconto avventuroso ma anche come un pamphlet politico".