[L'intervista] "Giovinezza e forza di volontà" dietro la storia di Anja, la stenografa che cambiò la vita di Dostoevskij

Sullo sfondo di una San Pietroburgo "senza passato", Manfridi racconta nel suo nuovo libro i 26 giorni più difficili del grande romanziere russo attraverso l'immagine della ragazzina che scelse di rimanergli accanto fino alla morte

[L'intervista] 'Giovinezza e forza di volontà' dietro la storia di Anja, la stenografa che cambiò la vita di Dostoevskij
di Antonella Loi

"E' quando ho letto il diario di Anja Dostoevskaja che ho capito che la sua era una grande storia: siamo tutti ascoltatori di storie, l'essere umano lo è". E nel momento in cui avviene il "miracolo" non si può far altro che afferrare la penna e scrivere. Nel libro Anja - La segretaria di Dostoevskij (edito da La Lepre Edizioni) di Giuseppe Manfridi, scrittore, sceneggiatore e drammaturgo, c'è il racconto della vita di una donna fuori dal comune, forte e determinata nonostante la sua giovanissima età, che ha saputo sfidare la società della sua epoca, quella borghese della San Pietroburgo di fine 1800. In 26 giorni, nella corsa contro il tempo per scrivere il libro, Il giocatore - ultima occasione per Fedor Dostoevskij di salvare l'intera sua opera - la 18enne Anja capisce di non volersi più separare da quell'uomo, seppure quasi cinquantenne, epilettico, reduce dalla Siberia e con il vizio del gioco. "Ma dietro la storia di questa ragazzina c'è molto altro", spiega l'autore in un colloquio con Tiscali News.

Manfridi, cominciamo dal fatto che la stenografia di Anja salva Dostoevskij e fa nascere un legame indissolubile tra i due. 
"Frequentava la scuola di stenografia di San Pietroburgio, era una giovane brillante, molto al passo con i tempi. La città, grande protagonista del libro, è una sorta di New York dell'Est, non ha passato ma è tutto presente e futuro e infatti si studia stenografia. A lei viene proposto un posto di lavoro e si trova a casa di questo gigante della letteratura che conosceva perché molto amato da suo padre. E' una storia fantastica al di là del nome di Dostoevskij perché è la storia di una fascinazione che poi sarà reciproca. E qui dentro c'è il nocciolo di una grande storia in formazione, cioè il transito dell'età. Poi c'erano elementi che riguardano il mio modo di vedere il mondo, come il plagio psicologico. E non mi riferisco a quello che lei subiva da lui ma alla figura diabolica dell'editore".

L'editore Stellovskij è una figura emblematica, mefistofelica, che in qualche modo fu l'artefice inconsapevole di questo importante sodalizio sentimentale.
"L'editore è una persona realmente esistita, che faceva sapiente uso dei disagi dei suoi clienti per metterli in ginocchio. Cito Michail Glinka, un grandissimo musicista del 'gruppo dei cinque', che subì una vessazione usuraia. Ma ce n'erano anche altri. Il povero contabile, che invento a mia misura, e che perse la scommessa del contratto è un esempio. I temi faustiani mi sono sempre piaciuti e quindi l'idea è raccontare la storia di uno scrittore che riceve un anticipo di 6mila rubli per affrontare non un debito di gioco come si ritiene ma un'impresa editoriale, e che si trova a dire sì mettendo a rischio tutti i diritti d'autore precedenti e futuri. Lo fa, lo ha fatto. Poi si trova alle strette: un mese per scrivere un libro. E i conti alla rovescia, sappiamo, sono sempre affascinanti".

Insomma, una storia potente da raccontare.
"Una storia nella quale trovare dei temi. La storia di Romeo e Giulietta l'hanno raccontata anche tanti novellisti italiani. Ma noi ci tramandiamo quella dell'autore inglese perché il tema vero, vincente, della giovinezza dal punto di vista morale sta solo lì. Tutti i Romeo e Giulietta precedenti erano fatti per redarguire i giovani e metterli sull'avviso: non vi comportate in contraddizione con i dettami degli adulti. Invece Sheakspeare coglie il tema della giovinezza". 

Tema che torna anche in Anja
"Esatto, la giovane età della protagonista e lo scandalo: vedevo una trama letteraria in funzione. Come un bambino si emoziona dentro la cabina del pilota dell'aereo perché vede come si fa a farlo volare, così Anja sta al centro di un congegno letterario in funzione. Mi è sembrato interessante che la mia penna entrare prioprio lì, in quell'epoca".

Il suo romanzo - non a caso definito storico - va oltre la storia d'amore tra Anja e Fedor: è la descrizione trasparente di una San Pietroburgo emblematica.
"San Pietroburgo aveva cento anni di vita e cento anni sono niente. La città non ha passato, non ha archeologia e il passato è talmente prossimo che lo si può definire presente. A San Pietroburgo ci si nasceva come i figli dei primi pietroburghesi, oppure ci si arrivava. Era una città da conquistare. Non a caso c'era una scuola di stenografia, e di lì a poco - prima città in Europa - introdusse la stenografia nei tribunali. Ma c'è anche il tema del lavoro che mi interessa molto. Anja si trova nella circostanza di cercare un'occupazione e vuole apprendere qualcosa che potesse essere utile in un'ottica futurista. Il suo fidanzato Sergheij si adoperava per trovarle un lavoro in Tribunale ma invece le capita di andare a lavorare presso Fedor. E lì scatta qualcosa". 

In 26 giorni Dostoevskij scrive Il giocatore e la stenografia di Anja è determinante. Quanto c'è della ragazzina che diventerà sua moglie in questo capolavoro della letteratura?
"La mia risposta è ovviamente soggettiva, è quanto posso far desumere di lei dalle pagine che ho scritto. Tuttavia non penso che lui abbia raccontato Anja in quella che che nel romanzo è la protagonista femminile, Polina, che sicuramente aveva già ideato. Con Polina, Fedor raccontò un tipo di donna che aveva frequentato. Invece credo che con lei Anja entri in conflitto interiore perché in essa vede piuttosto la sua compagna di classe Barbara, quella molto bella che piaceva a tutti. Però dove Anja si fa sentire è proprio nel controllo della materia".

In che senso?
"Lei, trasferendo dalla stenografia al corsivo, poteva suggerire una certa correzione, un modo un po' diverso di impostare una frase. Perché nell'irruenza dello scrivere è consentito. E l'intelligenza dello scrittore sta non nel dire 'ho scritto io la cosa giusta' ma farsi morbido e pensare che pure una fanciullina, ingenua ma non certo sciocca, può dare uno spunto di cui tener conto. Del resto quando lui, finito il romanzo, si trova messo alle strette dall'editore che scappa, mettendolo nelle condizioni di perdere tutto, lei gli dice banalmente: 'Datelo alla polizia'. Dostoevskij lo fa e si salva: Anja non si infiltra ancora psichicamente ma fattivamente: ha già quel tratto di donna che sente quella che sarà la famiglia come possibile azienda da curare insieme".

Anja non abbandonerà più lo scrittore, lo curerà e lo aiuterà ad abbandonare il gioco d'azzardo.
"Rimarrà con lui per i 14 anni successivi in cui lui vivrà e scriverà sotto dettatura tutti gli altri suoi romanzi. Per i 34 anni successivi alla sua morte farà di tutto per mantenere viva la memoria di questo grande scrittore che, per vari motivi, avrebbe rischiato di offuscarsi". 

Il libro arriva dopo una piece teatrale: fra lei e Anja, un grande amore.
"E' stata una donna straordinaria e sono affezionato a questo personaggio che ho ritratto soprattutto nelle sue emozioni. Anja nasce sotto forma di commedia che nel 2004 e ha avuto un bellissimo esito. La protagonista era Ivana Lotito, attrice di talento che oggi recita in Gomorra. Già ai tempi del teatro, sentivo che la storia aveva degli spazi romanzeschi: non a caso la rappresentazione che si intitolava 'Anja' aveva come sottotitolo 'Romanzo per la scena'. Avevo già il romanzo in mano: nei libri ci sono spazi aggiunti dalla penna dell'autore ma entra nella testa dei personaggi, il drammaturgo invece non può che usare le battute che i personaggi si dicono".