[Il ritratto] Misterioso, scandaloso e innocente: addio a Massimo Mattioli, genio che non riavremo mai più

Si è spento dopo una breve malattia il maestro del fumetto e dell'illustrazione. Da "Pinky" a "Joe Galaxy", da Cannibale a Frigidaire, storia di un elegante monello

Una foto giovanile di Massimo Mattioli
Una foto giovanile di Massimo Mattioli
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

C'era un caso Salinger anche nella narrativa e nell'arte italiana. Un artista geniale e molto amato, anche all'estero, variamente anticipatore e fondatore di movimenti creativi che hanno lasciato un segno indelebile sulla cultura. Bravissimo a sparire, a far perdere le tracce di sé, a non farsi più vedere e fotografare, lasciando che di lui, del suo genio e della sua identità parlassero le opere. Così è stata una vera mazzata, lo scorso 23 agosto, quando è arrivata la notizia: "E' morto Massimo Mattioli, genio del fumetto e dell'illustrazione". Dici Mattioli e la mente va subito a Pinky, il coniglietto fotoreporter rosa disegnato e stampato per anni per Il Giornalino, il mensile cattolico diventato preda ambita anche di chi cattolico ed ecclesiastico non lo è mai stato. Perché là dentro c'erano le straordinarie, fulminanti, divertentissime pagine firmate da Massimo Mattioli. Una, due, qualche volta tre, sempre memorabili, e popolarissime. Mattioli, che amava moltissimo Pinky, la serie che gli ha dato la maggiore notorietà nel nostro Paese, era però molto altro

Massimo Mattioli

Paperi galattici, sequenze hard, violenza splatter, poesia improvvisa

Sono tre gli editori che a ridosso della morte di Massimo Mattioli hanno ristampato in versione deluxe parte importante della sua produzione. Per Coconino-Fandango è uscito un volume con Squeak The Mouse, versione delirante e splatter delle lotte a cartoni animati fra Tom & Jerry. Come se quei due si fossero strafatti di acido e avessero deciso di diventare icontrollabili, inseguendosi e massacrandosi fra viaggi fantascientifici e citazioni da film di serie b e commedia d'azione. Comicon ha messo nelle librerie il sontuoso Bazooly Gazooly, supervisionato dallo stesso Mattioli e ricchissimo nel documentare la sua produzione più selvaggia quella fatta dalle avventure del papero galattico sboccato, ironico e hard Joe Galaxy e di tutte le incursioni degli anni che da Cannibale a Frigidaire hanno visto Mattioli rifondare il fumetto con compagni di ribalderie del calibro di Andrea Pazienza, Filippo Scòzzari, Tanino Liberatore e Stefano Tamburini.

I tre volumi antologici sull'opera di Mattioli usciti di recente

Panini nella sua collana 9L ha ristampato Superwest, il topo supereroe "di cui l'Occidente ha bisogno", con storie in parte inedite e ricca appendice di materiali extra. L'occasione per riscoprire tutta l'abilità grafica, la cultura immensa (tavole piene di citazioni musicali, cinematografiche, grafiche, dalla storia dell'arte tutta) messa al servizio di una precisione e di un furore pop che, dal Vermetto Sigh a M le Magicien fino a Joe Galaxy, lasciarono l'Italia e il mondo a bocca aperta. Se ne accorse anche un certo Matt Groening, papà dei Simpson.

Il gruppo di Frigidaire (e prima di Cannibale): da sinistra Liberatore, Scozzari, Mattioli. In basso Tamburini e Pazienza. Fra loro con i baffi: Sparagna

"Mi copiano? Ma chi se ne frega"

Schivo, riservatissimo, capace di fare della sua scomparsa dal pubblico (ad eccezione di poche sortite, come lo scorso aprile al Comicon), il romano Massimo Mattioli se n'è andato per una improvvisa e veloce malattia (ritmo, ahinoi, simile a quello fulmineo delle sue storie) a 76 anni. Occhi grandi e azzurri da gatto, espressione imperturbabile, come lo hanno ricordato al recente Lucca Comics i suoi compagni d'avventura Liberatore e Scozzari, cultura enorme, abilità grafica ai confini della perfezione e soprattutto allegria. Anche quando le storie diventavano durissime, sferzanti, provocatorie e sì, quando sconfinavano nell'hard. Capace di fingere di regalare alla Chiesa, e in realtà donando ai suoi lettori, una serie in apparenza innocente come quella di Pinky, e contemporaneamente di firmare cose oltraggiose altrove. Rimase malissimo quando lo staff dei Simpson lo volle incontrare, colpito dalle evoluzioni di Squeak The Mouse, e poi finì per rubargli l'idea ripresa pari pari da Groening in Grattachecca e Fichetto, nonostante la reazione secca: "Mi copiano? Ma chi se ne frega". Lui se la prese moltissimo, poi finse di non pensarci più, ma la ferita è rimasta. Ed è rimasto un suo sogno tutto da realizzare allestire una grande mostra che offra al pubblico contemporaneamente la sua produzione per tutti e quella per adulti. Perché monelli e ribaldi si nasce, e così si muore. Ma mai veramente, finché avremo la sua arte come lascito. 

Pinky, il personaggio di Mattioli diventato mitico sul "Giornalino"