Si può essere omosessuali normali, parola di Angelo Pezzana

Si può essere omosessuali normali, parola di Angelo Pezzana
di Mariano Sabatini

Quindici anni fa Angelo Pezzana, intellettuale e librario raffinato in quel di Torino, aveva pubblicato Dentro & Fuori, la prima autobiografia di un omosessuale italiano. Dopo incominciò a tenere un diario, per non dimenticare molti aspetti della sua vita, "significativi per la formazione della mia identità", dice. Da quegli appunti nasce Un omosessuale normale (Stampa Alternativa, 2011). Il titolo potrebbe essere preso per una provocazione, una speranza, una realtà vicina: "Quando creai il Fuori! nel 1971, l'obiettivo per la liberazione era la battaglia contro il concetto di normalità, al quale avevamo attribuito tutte le responsabilità della nostra emarginazione", spiega Pezzana.

Dopo quarant'anni molte cose sono cambiate?
"Il costume, l'informazione sono cambiati. Oggi abbiamo raggiunto la normalità, anormale è un’etichetta che nessuno userebbe più contro di noi. Resiste però la disuguaglianza legislativa, è questa la grande battaglia dei prossimi anni, che noi condurremo da normali cittadini. Per questo ho voluto definirmi normale, in omaggio alla normalità raggiunta. Nella parola c'è anche ironia, cosa che non guasta mai".

Mi pare di capire che dopo una vita di lotta il bilancio sia in attivo.
"In parte sì, per quanto riguarda il cambiamento del costume, in parte no, per vie della negativa influenza del Vaticano, che impedisce la crescita di una società laica, moderna".

Quanto pesa la Chiesa nel mancato riconoscimento delle "coppie di fatto"?
"La Chiesa fa il suo mestiere, sono molto più responsabili i partiti che vengono meno alle loro responsabilità verso la società civile".

Nel libro chiarisce di non essere né di destra né di sinistra, entrambi gli schieramenti politici hanno responsabilità nei confronti degli omosessuali?
"Mi riferisco ovviamente alla questione omosessuale, in parlamento occorre creare una lobby trasversale, che impedisca la ripresentazione di progetti di legge offensivi come i Dico/Cus. Se approvati, sarebbero stati la pietra tombale sui nostri diritti".

Racconta con tenerezza dell’infatuazione nei confronti di sacerdoti, suoi insegnanti.
"Non mi sono mai infatuato di nessun sacerdote. A 6 anni mi aveva colpito la bellezza del mio primo insegnante, un fratello delle scuole cristiane, non proprio un prete, anche se portava l'abito lungo dei preti, ma a quell'età non ero in grado di capire la natura della mia attrazione. Lo capii molti anni dopo, per questo ho voluto raccontarlo. La figura dell'altro insegnante prete, ero alle medie, l'ho ricordata soprattutto per l'episodio successivo, nel quale ho rievocato la mia prima campagna elettorale con il partito radicale, nel 1976, e come don Romeo, questo era il suo nome, fosse riapparso nella mia vita. Un episodio dalle profonde caratteristiche umane".

Un ampio capitolo è dedicato ad Aldo Busi, come ha giudicato lo scontro dello scrittore con la Parietti nel suo programma tv?
"Personaggi come la Parietti appartengono al circo televisivo che contribuisce all'imbarbarimento della nostra società. Di Aldo Busi ho la massima stima, è un uomo libero, coraggioso, ed è un grande scrittore".

Scrive dell’atteggiamento ambivalente di Franco Zeffirelli e Roberto Bolle. possibile che ancora gli artisti temano ritorsioni o pregiudizi in ambito lavorativo?
"Soprattutto in Italia, dove la mentalità clericale condiziona la libertà di pensiero".

Cecchi Paone per gli omosessuali e Luxuria per i transgender, per lei, rappresentano modelli utili nell’educare all’accettazione?
"Ognuno fa le proprie scelte, quando queste rientrano nella sfera della politica, è ovvio che ne debbano rispondere pubblicamente. Comunque i due non mi sembrano paragonabili, Cecchi Paone ha fatto outing, il che è una cosa positiva, Luxuria ha trasferito lo spettacolo nella politica, cosa non particolarmente utile alla liberazione omosessuale, Platinette ha fatto l'inverso, per questo l'ammiro".

L’Italia è un bel posto per gli omosessuali?
"Sì, se uno si accontenta della serie B, niente uguaglianza legale, nessun riconoscimento".

Niki Vendola potrebbe mai diventare premier?
"In Usa un nero è diventato presidente, oggi molti sindaci sono gay, ma non credo che basti per garantire un buon risultato. Sono altre la qualità che io richiedo a un eletto. Per quanto riguarda Vendola, ognuno ragioni in base alle proprie convinzione. Va detto, piuttosto, che il riferimento alla sua omosessualità è stato avanzato dalla sua parte politica per eliminare un pericoloso concorrente. Ma è stato un flop, la gente non ha abboccato. E questo è un segno molto positivo".

Cosa si sentirebbe di dire a un giovane che, leggendoci, si trovasse a dover confessare la propria omosessualità a famiglia e amici?
"Primo: abolire la parola confessione, partirebbe da una posizione colpevolizzante. Secondo: dirlo in famiglia è sempre un problema, anche la famiglia più aperta. Meglio parlarne per gradi, e poi vale la regola di sempre, essere al più presto indipendenti, non vergognarsi mai dei propri comportamenti, essere leali,mai mentire, sapere chi si è e quel che si vuole. In sostanza essere forti, l'opposto di quello che hanno sempre voluto farci credere di essere".