Renato Zero e Vasco Rossi, due opere d'arte dell'anticonformismo

Renato Zero e Vasco Rossi, due opere d'arte dell'anticonformismo
di Melisa Garzonio

Fu vera gloria? Le rock star, si sa, invecchiando vivono strane frenesie, patiscono ansie e timori che noi, comuni mortali, mai ci sogneremmo. Sarà per questo che David Bowie l'anno scorso ha concesso di storicizzare le sue memorabilia  al Victoria & Albert Museum di Londra? Il bisogno di una tangibile certezza, di una pacca amichevole sulle spalle che rassicuri sull'affetto imperituro dei fan sembra aver contagiato anche i gloriosi Pink Floyd, tanto che la Milano dell'Expo sarebbe già in fibrillazione per una promessa mostra, non si sa dove, non si sa quando. Sappiamo, invece, stanno andando alla grande le rassegne dedicate ai due artisti nazionalpopolari più amati del Belpaese: Vasco Rossi e Renato Zero. Entrambi per la prima volta sotto i riflettori a rinverdire la fedelà acquisita, senza microfono e senza orchestra d'appoggio.

Vasco in mostra a Torino - Il Blasco di Zocca si racconta in Vasco Fotolive (nel quinto padiglione di Torino Esposizioni, fino al 15 febbraio; www.vascofotolive.it), un irresistibile percorso iconografico che parte da Jenny e Silvia, il suo primo 45 giri stampato dalla Borgatti nel 1977, e si conclude sulle note del diciassettesimo album, Sono innocente, inciso a Los Angeles e uscito lo scorso novembre su etichetta Universal Music. Una vera e propria antologica con oltre 500 scatti d'autore (Vasco timido nelle prime conferenze stampa, e in versione ispirata in un mega concenrto allo stadio di San Siro), dischi introvabili (prodotta da Chiaroscuro Creative, la storica agenzia di comunicazione di Vasco, con licenza Universal Music e organizzata a Torino da Team Cloud), manoscritti di canzoni inedite e altri souvenir per vascomaniaci di ogni età.

Renato Zero nella sua Roma - Se Vasco incontra i fan a Torino, Renato Zero resta nella sua Roma e affida il suo riscatto storico a una mostra aperta fino al 22 marzo alla Pelanda del Testaccio. Zero, prodotta dall'etichetta Tattica, in collaborazione con Macro Museo d'Arte Contemporanea, ripercorre la vita e le gesta di Renato Fiacchini, bel ragazzo di borgata dotato di voce, magnetismo, sensualità e di una personalità multiforme incanalata in una produzione canora dedicata a temi cruciali, come l'identità sessuale, che dagli anni Sessanta a oggi ha acceso la fantasia di schiere di Zero addicted, i cosiddetti sorcini. E se la rassegna è tra le più visitate della capitale lo si deve anche a loro: fin dalla fine dell'estate sui profili social dedicati a Re-Nato questi irriducibili fan avevano iniziato a utilizzare l'hashtag #ritornoazero facendo da cassa di risonanza. La mostra mette di buon'umore e scatena bei ricordi, si è¨ visto qualche visitatore con gli occhi lucidi, incantato a guardare i costumi da alieno, i cappelli e le tutine circensi disegnati da Renato , sospesi in alto sopra i pannelli luminosi, lontano dalle mani rapaci dei sorcini adoranti.