Per fare grafica ci vogliono muscoli e lamette: un libro ricorda Tamburini

Per fare grafica ci vogliono muscoli e lamette: un libro ricorda Tamburini
di Cristiano Sanna

Fumetti mai visti prima, giornalismo d'assalto, il meglio della cultura internazionale e una impostazione grafica in linea con l'evoluzione del design e, allo stesso tempo, con la sua storia. Era il 1980 quando Stefano Tamburini battezzò nelle edicole il primo numero di Frigidaire. Con lui un manipolo di genii: Andrea Pazienza, Filippo Scozzari, Massimo Mattioli, Tanino Liberatore, la direzione affidata a Vincenzo Sparagna e molte collaborazioni di grande qualità (Munoz e Sampayo, Pablo Eucharren, Lorenzo Mattotti). Frigidaire è stato uno dei capolavori di Tamburini, se ne potrebbero citare altri: dall'indimenticabile robot-coatto ultraviolento Ranxerox, tradotto e venduto in tutto il mondo, alle storie fulminee, deformate con un uso sperimentale del fotocopiatore, di Snake Agent, passando per i suoi contributi alla critica musicale (con lo pseudonimo di Red Vinyle) e alla controcultura giovanile (Cannibale, ma anche le copertine e i manifesti per Stampa Alternativa). "Tamburo", come veniva soprannominato da amici e ammiratori, si è spento nel 1986, appena 31enne. Sono passati 25 anni e oggi la figura di questo innovatore, di questo modernizzatore della cultura pop italiana, è come offuscata dal velo di polvere di questi tempi di distrazione di massa. A tenere viva la memoria di Tamburini, più di tutti, è Michele Mordente, che cura il sito dedicato al fumettista-grafico-designer romano, come pure diverse pubblicazioni che ne ravvivano la memoria, tra cui il volume antologico Banana Meccanica, pubblicato da Coniglio Editore.

Michele, come mai è difficile tenere viva la memoria e l'attenzione attorno all'opera di Stefano Tamburini?
"Perché nella sua breve e fulminante vita è stato un personaggio atipico rispetto all'arretratezza culturale italiana. Si muoveva tra diversi media, con diverse competenze, tra moda, musica, grafica, giornalismo, e cogliere tutte le sfaccettature della sua opera è un'impresa in cui riescono solo le persone più attente, con una mentalità aperta all'innovazione e all'anticonformismo".

Quali sono i risultati delle mostre che organizzate sull'opera di Tamburini?
"Buoni, ma mai all'altezza della statura del personaggio. Non riguarda soltanto Tamburo, però, è il segno che viviamo in tempi di mi piace generation. Oggi tutti cliccano sui social network e si scambiano battute sul Web, ma solo una minima parte si muove per ritrovarsi ad una mostra, ad un dibattito. Forse sono cambiate le modalità di partecipazione, non so. Migliaia di adoranti fan online diventano un centinaio di persone che fisicamente presenziano e sostengono un evento. C'è anche da dire che dopo la scomparsa di Tamburini e Pazienza il medium fumetto, che negli anni Ottanta aveva acquisito la stessa importanza della televisione e dei giornali, ha perso molta considerazione in Italia".

Ma Tamburini, così avanti rispetto ai suoi tempi, non sarebbe perfetto per una riscoperta ai nostri giorni?
"Senz'altro. I suoi scenari futuribili, l'ironia feroce, il cinismo con cui esaltava la mancanza di moralità dell'Italia involgarita dal denaro degli anni Ottanta, rivisti oggi hanno una valenza anticipatrice formidabile. Basta pensare al lavoro sull'abbigliamento, sugli scenari urbani e l'intossicazione da cultura pop che si ritrova tra le pagine di Ranxerox. O al personaggio di Molissa Fricke, cyber camionista che compiva interventi artistici di chirurgia estetica, immaginati molti anni prima dell'escalation di botox e silicone che ha segnato gli ultimi quindici anni. Purtroppo la sua carriera è durata soltanto un decennio, molte domande su ciò che sarebbe potuto essere resteranno senza risposta".

Per molti la scomparsa di questo autore ha determinato il crollo del suo grande amico Pazienza. Entrambi erano due giovani robusti, dall'apparenza sana, forse illusi che di eroina non si morisse.
"Il senso di morte, di avere poco tempo a disposizione per realizzare i propri progetti, in realtà nelle storie a fumetti di Tamburini e Pazienza si avverte chiaramente. Quella della simbiosi autodistruttiva è una spiegazione suggestiva e romantica, ma io sto ai fatti. Tamburo è morto in circostanze ancora tutte da chiarire, probabilmente nel suo caso è stato proprio un incidente. Pazienza ha danzato attorno alla morte fino all'overdose che se lo è portato via, ma non vorrei usare termini riduttivi di fronte a queste due tragedie".

Come mai non abbiamo un fumetto scritto da Tamburini per Pazienza, al di là di alcune piccole collaborazioni?
"Esiste una storia firmata a quattro mani che abbiamo pubblicato in un volume sull'opera di Tamburini. Mancano progetti più corposi, credo che Pazienza abbia sempre rispettato il monumentale ruolo di disegnatore di Tanino Liberatore, il sentimento di amicizia lo teneva alla larga dall'invadenza".

Se oggi troppo pochi si ricordano di Tamburini rispetto a Liberatore quando si parla di Ranxerox, la responsabilità è del disegnatore?
"No, Tanino in ogni intervista ricorda che il personaggio, le storie, le intuizioni, nascevano dalla mente di Stefano, lui impreziosiva il tutto con la sua mostruosa bravura grafica. Il fatto è che il lettore di fumetti ragiona soprattutto per impatto visivo, e si ricorda più del disegnatore che del soggettista e sceneggiatore. E' forse anche per questo motivo che un altro dei geniali creatori di Frigidaire, Filippo Scozzari, non voglia quasi più disegnare ma prediliga la scrittura. Il suo Prima pagare poi ricordare è una magistrale rievocazione storica dell'Italia del Settantasette, e dei suoi sconvolgimenti culturali".

Sta preprando nuovi eventi dedicati all'opera di Tamburini?
"Sì, ci sarà una ricca mostra a partire dal 29 aprile nell'ambito del ComiCon di Napoli. Mentre per quanto riguarda l'editoria, sto pensando di affidarmi al Web per una retrospettiva degli interventi come critico musicale di Tamburini, quelli firmati dal corrosivo Red Vinyle".