Pamparana: "Si parla tanto di Cosa nostra e Casalesi, ma la 'Ndrangheta è sempre più forte"

Pamparana: 'Si parla tanto di Cosa nostra e Casalesi, ma la 'Ndrangheta è sempre più forte'
di Andrea Curreli

Meno potente di Cosa nostra e meno sanguinaria dei Casalesi. Apparentemente la ‘Ndrangheta sembra un'associazione a delinquere secondaria. Ma questa percezione che l'opinione pubblica ha della criminalità organizzata calabrese è distante dalla realtà. Lo sanno bene gli investigatori italiani dei Gruppi Operativi Antidroga e quelli americani dell'Fbi e lo sa bene anche il vicedirettore del Tg5 Andrea Pamparana che alla mafia calabrese ha dedicato il suo libro inchiesta Malacarne. Uomini di ‘ndrangheta (Marco Tropea Editore, 2010). L'"indignato speciale" spiega nel dettaglio l'evoluzione di un'organizzazione criminale che è passata dalle faide familiari in piccole realtà come San Luca alla gestione del traffico internazionale di cocaina. Un'ascesa rapida che oggi permette alla ‘Ndrangheta di fatturare 45 miliardi di euro all'anno, frutto di trattative redditizie con narcos colombiani, governi africani e mafie italiane ed europee.    

Pamparana, come mai l'associazione a delinquere più potente nel traffico della droga è anche la meno conosciuta?
"Per due ragioni: una pratica e una culturale e politica. Quella pratica consiste nel fatto che la ‘Ndrangheta, a differenza di Cosa nostra, non ha al suo interno il fenomeno del pentitismo. Avendo pochi pentiti e per giunta di secondo livello, e una struttura di tipo familistico rigida la ‘Ndrangheta è più difficilmente penetrabile e quindi meno appariscente agli occhi dell’opinione pubblica, ma certamente non agli occhi degli investigatori. A questa va aggiunta una questione di natura culturale e politica".

Cosa intende?
"I professionisti dell’antimafia hanno giocato molto su Cosa nostra in Sicilia e recentemente, dopo l’uscita del libro di Saviano (Gomorra ndr), sulla Camorra in Campania. Ma si deve considerare il fatto che il fenomeno dei Casalesi è circoscritto ad un’area della Campania e a un pezzo dell’Agropontino laziale, mentre la ‘Ndrangheta opera in Italia, in Germania, in Canada e in Australia. Secondo l’Fbi statunitense è tra le cinque organizzazioni criminali più pericolose".

Se la lotta alla mafia si è concentrata su Cosa nostra e sul clan dei Casalesi, c’è stata una sottovalutazione politica nei confronti della 'Ndrangheta?
"No. Oggi si parla tantissimo dei Casalesi che però hanno un ruolo limitato nell’economia criminale del nostro Paese. Si parla ancora tantissimo di Cosa nostra, ma tutti i suoi principali capi si trovano in galera e ha ormai un ruolo secondario nel traffico internazionale di droga. La ‘Ndrangheta sfrutta questo clima per fare i suoi affari e guadagnare 45 miliardi di euro all’anno. Un fatturato enorme che entra illecitamente e di conseguenza droga l'economia".

Nel suo libro lei mette in evidenza come l’ascesa della 'Ndrangheta sia stata favorita dalla guerra tra Cosa nostra e lo Stato.
"Qualsiasi organizzazione criminale o virtuosa deve essere credibile e solvibile. I colombiani vendono la loro merce solo a chi è in grado di farla fruttare e quindi far guadagnare anche loro. La ‘Ndrangheta è in questo momento un’azienda con i fiocchi. Nei primi anni Novanta ha cambiato la sua struttura, rigorosamente familiare, adottando un modello simile a quello della mafia siciliana. Nella ‘Ndrangheta calabrese oggi c’è una suddivisione delle aree di influenza che vengono definite ‘crimini’ e questo schema è presente sia in Italia, che in Canada o in Australia".

Come è cambiato il traffico internazionale della droga con l’ingresso dei calabresi nel mercato?
"Il traffico della droga resta il business più appetibile per tutte le organizzazioni criminali perché se compri un chilo di cocaina a 1500 euro, quando arriva sul mercato è stato tagliato di un quarto e puoi guadagnare oltre 200mila euro. Non esiste un business migliore. Le forze che contrastano questo mercato ogni giorno affinano le loro tecniche e di conseguenza anche le organizzazioni criminali cercano nuovi mercati e nuovi percorsi. La ‘Ndrangheta approfitta del caos dell’Africa, dove regna una situazione geopolitica disastrosa, per utilizzare alcuni Stati come magazzini di stoccaggio. La droga parte da San Paolo in Brasile e arriva a Conakry in Guinea da dove poi riparte via terra o via mare per i porti europei".

Nel suo libro c’è un dato insolito: la Calabria non vive di ricchezza riflessa, nonostante le somme impressionanti che la malavita gestisce. Come mai?
"E’ un dato di un egoismo spaventoso. A differenza di quanto ha fatto ad esempio la mafia di Little Italy costruendo Las Vegas, la ‘Ndrangheta non è stata capace o non ha voluto arricchire la propria regione di origine".

La 'Ndrangheta quando interagisce con le altre organizzazioni criminali preferisce sempre trattare piuttosto che combattere.
“Di solito la ‘Ndrangheta non fa la guerra. La strage di Duisburg (avvenuta nella città tedesca il 15 agosto 2007 ndr) è stata un errore perché in Germania, dove non esiste il reato di associazione a delinquere, hanno scoperto la mafia calabrese. Ma perché la ‘Ndrangheta dovrebbe fare la guerra ai Casalesi per la gestione di un limitatissimo territorio, oppure ai siciliani, ai marsigliesi, ai nigeriani e ai senegalesi? Non c’è bisogno di fare una guerra perché questo significa attirare l’attenzione degli investigatori e poi arrivano i processi e le condanne pesantissime. L’arresto di una ‘Ndrangheta comporta dei costi perché l’organizzazione mantiene la sua famiglia. Il mercato è grande, c’è posto per tutti e la ‘Ndrangheta si limita a controllarlo. Interviene infatti solo quando qualcuno occupa territori che non gli competono”.