Da Moretti a Salvatores, da Bisio a Marcoré e alla Dandini: la rivolta di Cultura e Spettacolo

Una doccia fredda. “Un osceno massacro, un inspiegabile accanimento”. Che lascia “attoniti, sorpresi e fortemente critici”. Il mondo dello spettacolo e della cultura non ci sta

Una doccia fredda. “Un osceno massacro, un inspiegabile accanimento”. Che lascia “attoniti, sorpresi e fortemente critici”. Il mondo dello spettacolo e della cultura non ci sta e chiama a raccolta tutti attraverso lettere aperte, petizioni subito virali, testimonianze di quanto sia drammatica la situazione. E soprattutto di quanto sia ingiustificata e incomprensibile la decisione governativa di chiudere cinema, teatri e sale da concerto, trattati come pericolosi focolai e invece, dati alla mano, luoghi sicuri e covid-free come pochi altri. Il nuovo dpcm rischia di dare il colpo di grazia allo spettacolo e alla cultura, già messi a dura prova durante il primo lockdown e risollevatisi con molte difficoltà e grandi investimenti per rendere sicuri e a prova di contagio i luoghi dove si celebra lo spettacolo dal vivo e si trincera come sempre dietro promesse di aiuti e sostegni statali. Che mai come adesso sembrano tardivi, insufficienti, inopportuni. I dati diffusi dall’Agis, l’associazione generale italiana dello Spettacolo parlano chiaro: su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli monitorati tra lirica, prosa, danza e concerti con una media di 130 presenze per ciascun evento, nel periodo che va dal 15 giugno a inizio ottobre si registra un solo caso di contagio da Covi 19 sulla base delle segnalazioni pervenute alle Asl territoriali. Forte la rabbia, ma non il senso di impotenza.

Da Aldo Giovanni e Giacomo a Dori Ghezzi: "Azione priva di logica e utilità"

Subito i nostri whatsapp si sono popolati di petizioni a cui aderire. C’è quella “Vissi d’arte” di Cultura Italiae, c’è la lettera di tanti assessori alla Cultura, c’è la petizione di lavoratori dello spettacolo e della cultura tra cui Claudio Bisio, Cristina Comencini, Gabriele Salvatores, Dori Ghezzi, Marco Paolini, Francesca Comencini, Angela Finocchiaro, Neri Marcoré, Aldo, Giovanni e Giacomo, c’è la lettera aperta dei 100autori aperta che è un appello al premier Conte e al ministro della Cultura Franceschini perché ci ripensino, A firmarla tra gli altri, Nanni Moretti, Pupi Avati, Paolo Virzì, Enrico Vanzina, Gianni Amelio, Marco Bellocchio, Francesco Bruni, Massimiliano Bruno, Giuliano Montaldo, Paolo Taviani. Lettera, in cui si legge: “Nell'attuale situazione sanitaria, di cui siamo ben consapevoli come cittadini e operatori del nostro settore, capiamo che la salute è un bene primario da tutelare ad ogni costo. Sappiamo però altrettanto bene che la cultura è un bene altrettanto primario e che azzerarne oggi una parte fondamentale come quella dello spettacolo è un'azione a nostro avviso priva di logica e utilità. È comprovato infatti che tra le attività di socializzazione, grazie proprio ai severi protocolli sanitari che dallo scorso maggio regolano le proiezioni e gli spettacoli, Cinema e Teatri sono i luoghi più sicuri, dove non si sono registrati casi di contagio. Lo testimoniano le centinaia di proiezioni svoltesi in sicurezza alla Mostra del cinema di Venezia e ancora, proprio in questi giorni, che hanno coinciso con una preoccupante crescita di nuovi contagi, alla Festa del Cinema di Roma dove non sono stati registrati focolai. Addirittura la chiusura sarà a nostro parere controproducente perché l'eliminazione degli unici presidi di socialità sicuri, alternativi alla movida di strada e alla convivialità dei locali di ristorazione, comporterebbe il disorientamento di quella parte della popolazione che è meglio sta reagendo alla crisi pandemica. Tutto ciò dimostra che, grazie al controllo della temperatura all'ingresso, l'uso della mascherina, la drastica riduzione della capienza che garantisce il necessario distanziamento, l'immobilità degli spettatori durante le proiezioni e gli spettacoli, le ampie volumetrie dei locali, la sanificazione al termine di ogni spettacolo, i cinema, i teatri, le sale da concerto sono ad oggi i luoghi più sicuri e protetti della vita sociale. Pertanto la scelta di una nuova chiusura delle sale cinematografiche appare ai nostri occhi, non solo di operatori del settore, ma di spettatori e cittadini, ingiustificata. In un momento in cui si sta lavorando per una faticosa ripresa, costringere i cinema ad interrompere nuovamente l'attività rischia seriamente di compromettere il futuro di un intero settore. Chiediamo un confronto aperto a tutte le categorie per trovare le modalità più idonee per salvaguardare la vita culturale di noi cittadini e un settore altrimenti prossimo all'estinzione".

Pietrangelo Buttafuoco: "Inspeigabile accanimento"

Il giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco, che è anche presidente del Teatro Stabile d'Abruzzo, è duro e quanto mai esplicito: "È un osceno massacro dello spettacolo dal vivo. Un inspiegabile accanimento verso uno dei luoghi più sicuri dal Covid. Lo spettacolo è una medicina per la gente, in un contesto psicologico così pesante. Quando chiuderanno cinema e teatri sapremo con chi prendercela. Le sale per lo spettacolo dal vivo e cinema sono dotate di ricircolo dell'aria come negli aerei. Possono superare qualsiasi giudizio sanitario. È un provvedimento incomprensibile che ignora tutti i lavoratori, oltre ad attori, tecnici e amministrativi i quali consentono di andare in scena". Buttafuoco invita a non confondere la vere professionalità di tutte queste figure, che operano dal vivo, con gli spettacoli surrogati organizzati via internet. "Ci è stato impedito di alzare il sipario, ma questo tempo sarà impiegato a progettare per la stagione 2021. Prima o poi quel sipario si rialzerà e noi saremo pronti. Il primo spettacolo di riapertura del mio teatro sarà 'Il gioco dell'epidemia' di Eugène Ionesco con la regia di Giuseppe Di Pasquale”.

Chiusi La Scala, il Petruzelli, l'Opera di Roma, il San Carlo di Napoli

E se Anica chiede che la misura sia assolutamente temporanea per "giungere al più presto ad una riapertura programmata", secondo Agis "si tratta di un colpo difficilmente superabile" e di "una scelta devastante per l'intero Paese". L'appello al governo per una marcia indietro arriva anche dagli assessori alla Cultura dei principali comuni italiani. Ora si fermerà la programmazione dei film attesi in sala, come quelli passati alla Festa di Roma. Le sale sono già al collasso e per questo l'Associazione degli Esercenti chiede, oltre a interventi urgenti, di garantire l'uscita sugli schermi di tutti i film già pronti, senza soluzioni diverse o deroghe che penalizzino l'uscita in sala. Fermano la programmazione, tra gli altri, la Scala, che, già provata dal focolaio che ha costretto il coro alla quarantena, rimborserà i biglietti; l'Opera di Roma, che era appena ripartita con Zaide di Mozart; il Petruzzelli, che ha deciso di proseguire la programmazione in streaming: il san carlo di Napoli a proposito del quale il sindaco De magistris afferma: "Hanno ucciso la cultura".

Serena Dandini: "Abbiamo bisogno dei nostri sogni"

Anche Serena Dandini, autrice, scrittrice e direttrice artistica del festival L'Eredità delle Donne prende posizione: "Mai come in questo momento abbiamo bisogno dei nostri sogni sempre vissuti con tutte le precauzioni come ha fatto il pubblico ristretto, silente, mascherinato e distanziato che in questi mesi è entrato nei cinema e nei teatri. Mi associo ai tanti appelli che si stanno susseguendo in queste ore”.

L'appello in diretta tv di Greggio, la presa di posizione di Veltroni

Ezio Greggio, in questi giorni presente nelle sale con “Lockdown all’italiana”, approfitta dell’ospitata a “Domenica in” per fare un appello in diretta tv al ministro e al premier. E così Walter Veltroni in serata durante “Che tempo che fa”: ''Mi chiedo se sia giusto autorizzare le messe e non i teatri e i cinema dove non c'è stato”. E ancora: “Siamo sicuri che il problema siano i bar e i ristoranti e non siano i trasporti pubblici? Quelle sono delle bombe di contagio, io credo più di quanto possano essere i bar e i ristoranti". Lorella Cuccarini affida il suo pensiero a un post su Instagram: “C’è tanta rabbia. E preoccupazione. Per tutte quelle persone costrette a fermarsi. Persone che avevano già resistito per mesi, senza alcun tipo di aiuto. Che si sono poi rimboccate le maniche per lavorare in sicurezza. In tanti hanno chiesto un prestito, investendo denaro per adeguarsi alle normative. Oggi, arriva una decisione durissima e difficile da comprendere. Cinema e teatri nuovamente chiusi. Luoghi in cui si è verificato, secondo l’Agis, un solo contagio in quattro mesi. Perché? Sarebbe interessante ricevere una risposta. Intanto, un pensiero va ai milioni di lavoratori dimenticati, che operano nella meravigliosa “fabbrica” dei sogni. Che non può e non deve morire. Sono con voi”. Altre prese di posizioni e nuove iniziative non tarderanno. Questa volta è chiaro a tutti che la fabbrica dei sogni deve salvarsi da sola.