Milena Gabanelli: "In Italia si parla di nucleare e non di rifiuti"

Milena Gabanelli: 'In Italia si parla di nucleare e non di rifiuti'
di Emanuele Bigi

Milena Gabanelli ha bisogno di poche presentazioni, basta citare Report (Raitre) e il gioco è fatto. La giornalista televisiva con le sue inchieste taglienti ha spesso fatto tremare i polsi a qualcuno di grosso portando alla luce ciò che fino a un momento prima era sotterraneo. Di solito scatena il putiferio, ormai non si contano più le cause legali contro il programma ma “per ora sono tutte andate a vuoto”, afferma la freelance. È una giornalista purosangue, lontana dai salotti mondani (“altrimenti sarei influenzabile”) e da ottobre è pronta a ripartire con la grinta di sempre. Intanto per chi volesse ripassare è uscito per Bur-Rai Eri il cofanetto (libro e dvd) Ecofollie firmato anche dai collaboratori Sigfrido Ranucci, Paolo Mondani, Michele Buono e Piero Riccardi. Sono tre inchieste (L’eredità, L’oro di Roma, Il piatto è servito) che parlano di ambiente, dalle scorie nucleari seppellite in giro per l’Italia che attendono da decenni di essere smaltite, agli affari dei rifiuti soliti urbani, allo sfruttamento del terreno fino all'osso per produrre cibo, poco nutriente.

In Italia si vuole ritornare al nucleare ma non si sa dove piazzare le vecchie scorie, non è che si sta facendo il passo più lungo della gamba?
“In Italia si parla di nucleare e non di rifiuti, nel nostro paese sembra impossibile trovare i luoghi dove portare le scorie, nessuno le vuole. Perché in Francia e in Germania li trovano? Perché si muovono coinvolgendo le popolazioni locali, non le escludono dai controlli in modo da rassicurarle. Da noi si mettono in agenda le conferenze Stato/Regioni, è giusto, ma se non vengono coinvolti i cittadini nascono i comitati del 'no ad ogni costo', spesso controproducenti”.

Quanto ai rifiuti urbani, la differenziata fa acqua da tutte le parti in certi casi.
“Nell'inchiesta inserita nel dvd si parla di Roma e della discarica di Malagrotta, lì non esisteva il confine tra pubblico e privato, per questo che gli obiettivi non si raggiungevano. La nostra classe politica è vecchia di vent'anni, ma si fa sempre in tempo a ricordare ai soggetti interpellati certe questioni. Anche se è molto complicato”.

Una classe politica che la metà degli italiani accetta.
“Forse molti non la conoscono a fondo o forse alla fine siamo tutti uguali, basta guardarsi allo specchio e chiedersi: tutto questo mi va bene? Mi riconosco? Io quando mi guardo allo specchio mi faccio schifo. Non serve lasciar correre altrimenti dal dito si prendono il braccio, ci vuole volontà, dopo le otto ore di lavoro bisognerebbe avere la forza di promuovere attività di quartiere e di condominio. C'è molta gente che si indigna, ma non scommette un po' di tempo. Se si vuole lasciare ai nostri figli una società diversa bisogna spendere più tempo e non rimanere imprigionati in casa”.

Qual è la cosa più incredibile che le è capitata?
“Proprio l'altro giorno con il deragliamento del treno ho impiegato sette ore per arrivare a Roma da Bologna. Ogni volta che viaggio in treno il mio pensiero va a Mauro Moretti (amministratore delegato FS ndr) che ogni tanto dichiara: stiamo recuperando sui ritardi”.

A proposito di ferrovie, è famosa la sua inchiesta sullo stato di sicurezza e sul servizio dei treni, come è andata a finire la vicenda?
“I quattro ferrovieri che avevano parlato erano stati licenziati, per fortuna poi sono stati reintegrati. A noi ci hanno chiesto 30 milioni di euro per danni all'immagine dell'azienda. Dopo quattro anni il giudice ha chiuso la causa perché non stava in piedi ordinando alle Ferrovie di pagare le spese legali. Non contenta l'FS ha fatto ricorso. Non ci sono i soldi per pulire i bagni dei treni ma per le cause che non reggono sì. E stiamo pagando tutti”.

L'informazione può arrivare fino a un certo punto ma non può fare miracoli.
“Può smuovere le coscienze. Dà la possibilità di scegliere. Se le persone sanno cosa produce il nucleare forse decidono di consumare meno energia e appoggiarsi ad altri metodi, se non sa nulla si beve tutto quello che gli viene detto. Noi ci limitiamo a raccontare in maniera convincente i fatti cercando di dimostrare con documenti alla mano come stanno le cose, e assicuro, non è affatto facile. Poi ognuno decide come agire e agire significa comportarsi in un modo piuttosto che in un altro”.

Dall'Iran fanno fatica a uscire notizie, come giudica la situazione?
“È una rivolta che ha dimensioni preoccupanti, la stampa è veramente imbavagliata, e lì si rischia la pelle. Grazie alla nuova tecnologia, ai telefonini di ultima generazione, riusciamo a vedere le immagini trasmesse dai telegiornali, se fosse accaduto dieci anni fa ne sapremmo molto meno e avremmo avuto un paese blindato”.

Si fanno sempre meno inchieste sui giornali o in tv, come mai?
“Se ne contano poche, però finora nessuno ci ha puntato le canne mozze in testa, è anche una questione di volontà, lo facciamo noi che siamo freelance e non lo fa chi è dipendente. Certo è molto faticoso, ci si deve credere e bisogna avere pochi amici, devi decidere di non accettare regali e di non andare a svernare o al mare a casa di qualcuno che conta perché poi hai un prezzo da pagare”.

Si sente responsabile verso la gente?
“Il dramma è quando vado al supermercato e mi fermano per chiedermi cosa comprare. 'Io prendo quello che dice lei', mi dicono. È li che si insinua la vera responsabilità”.

Le piacerebbe investigare sulle feste a Villa Certosa?
“Non vedo l'ora, vorrei anche partecipare, comunque non credo di avere i numeri e l'età giusta” (sorride).