Masala e il ritorno della poesia di liberazione in "Alfabeto di strade"

Masala e il ritorno della poesia di liberazione in 'Alfabeto di strade'
di Cristiano Sanna

La poesia va in ristampa dopo l'esaurimento delle copie della prima tiratura. Già questa è una splendida notizia. Che ci siano lettori che richiedono il ritorno in libreria di Alfabeto di strade di Alberto Masala, pubblicato dalle edizioni Il Maestrale, tira su il morale. Perché conferma, una volta di più, che la poesia non è affatto un oggetto polveroso e demodé per pochi eletti, e che in barba a mode, tic e manie del momento, ha una capacità di raccontare il presente che si rigenera di continuo. Fautore dell'oralità, fino a poco tempo fa Masala scansava l'editoria. In questo libro ora in ristampa traccia i percorsi del linguaggio e delle sue trasformazioni, immaginando anche una serie di dialoghi con un 'condominio' di personalità che comprende Lucrezio, Majakovskij, Ginsberg, Baudelaire, Kavafis, Pasolini. Di poesia, in barba ai tic, alle mode e alle manie del momento, abbiamo parlato con l'autore.

Alberto, che effetto fa sapere che un libro di poesia va in ristampa?
"Ovviamente ne sono contento, ma non mi faccio sconvolgere da questa notizia. Lo dico senza presunzione, è che sono abituato a costruirmi la vita e gli entusiasmi giorno dopo giorno e non ho mai fatto dipendere la mia felicità dall'editoria. Ripeto: detto senza alcuno snobismo".

Titolo suggestivo, Alfabeto di strade. Perché ha scelto questo?
"Per sottolineare la modificazione della mia lingua man mano che mi muovo sui percorsi della parola e dell'incontro letterario. La comunicazione richiede un suo alfabeto, anche un nuovo alfabeto, che va oltre la comunicativa normale e trova nuove strade per trasportare l'emozione e il senso da chi parla o scrive a chi ascolta e legge. Un lavoro che richiede grande attenzione e rispetto, truccare le carte sarebbe troppo facile, e disonesto".

La parte del libro è dedicata a immaginarie conversazioni con grandi poeti e letterati. Richiama il manifesto estetico e civile del dolce stil novo, quando Dante, Cavalcanti e gli altri stilnovisti teorizzavano l'importanza di un circolo di menti raffinate per trovare nuove chiavi di lettura, anche liriche, sulla realtà. E' d'accordo?
"A ben pensarci è proprio così, le persone dotate di un'etica, oggi più che ai tempi di Dante, hanno la preoccupazione di non lasciare le parole indifese nelle mani di chi le manipola per questioni di potere e di gestione del consenso. Un vero poeta sente questo come un dovere nei confronti del lettore. L'abuso delle parole, lo svuotamento e la perversione del loro significato, sono un male del nostro tempo. Il poeta, il letterato, hanno il compito di mantenere in alto la guardia dell'intera società rispetto a queste truffe della comunicazione. Suonerà un po' complicato, ma la partita si gioca proprio su questo terreno fondamentale".

Vogliamo parlare dell'uso pervertito che si fa della parola "libertà"?
"Questo è un esempio perfetto, ed è anche il tema di un saggio a cui lavoro da diciotto anni e che pubblicherò prossimamente. Cioè il fatto che l'arte ha la funzione di aiutare gli individui a liberarsi dalle forme esteriori del modelli ideologici, per riconquistare se stessi. In questo modo libertà è partecipazione, schierarsi, immaginare un presente e un futuro diversi da quelli precotti dal potere mediatico. Un male che è tipico del berlusconismo. Perciò oggi in Italia l'arte non deve parlare di libertà ma piuttosto di liberazione".

Ci sono temi ricorrenti in Alfabeto di strade?
"Il non dovermi vergognare di me stesso per come uso le parole, per come le porgo a chi mi ascolta. E la consapevolezza che non esistono verità precotte ma che il corso dell'esistenza scolpisce attimi di verità nelle parole, la scommessa sta nel coglierli e saperli rendere in versi".

Secondo Emidio Clementi dei Massimo Volume, che si muove tra scrittura letteraria e musicale, il poeta funziona come un'antenna ripetitrice puntata sulla realtà. Che ne pensa?
"In parte mi riconosco in questa descrizione, ma la poesia non è solo una forma di cronaca del reale. Intanto un poeta si può dire tale solo se viene incaricato e riconosciuto in questo ruolo da una comunità, una pratica antica quanto l'uomo. Poi la poesia ha tre ruoli: attrarre con il genio inventivo, trasferire senso e mantenere viva l'attenzione. Se queste tre condizioni si verificano, il poeta è in grado di mostrare zone del reale insolite agli ascoltatori e ai lettori. E' come se li invitasse su un ponte sospeso sull'abisso, per avere il coraggio di guardare oltre le finte necessità, gli slogan, la monotonia di una vita congegnata da chi ci governa come una routine di parole sempre più gridate, e perciò sempre più vuote".