"Mani in alto": la Banda Casaroli ha ripreso a sparare

'Mani in alto': la Banda Casaroli ha ripreso a sparare
di Andrea Curreli

Prima della Banda della Magliana a Roma, prima della battaglia tra Vallanzasca e Turatello a Milano e prima ancora della Banda Cavallero a Torino. La madre di tutte le bande del Secondo dopoguerra in Italia è stata la Banda Casaroli. Il gruppo era formato essenzialmente da tre banditi: Paolo Casaroli, Romano (Romano il bello) Ranuzzi e Daniele Farris. Figli della guerra civile, che avevano combattuto su barricate opposte (Casaroli e Farris con Mussolini, Ranuzzi con i partigiani), poi compagni di carcere ed infine membri di una piccola banda bolognese celebre per le rapine e l’uso disinvolto delle armi. Dopo un'incredibile popolarità raggiunta negli anni Cinquanta, culminata poi nel 1962 con il film La Banda Casaroli, un po' tutti si erano dimenticati del trio criminale e dei loro complici. Ma non a Bologna. A rispolverare le gesta della "Banda" ci ha pensato Claudio Bolognini con il suo libro  Mani in alto. Il romanzo della banda Casaroli (Imprimatur editore, 2013). Un testo interessante su una banda anomala che si distacca dal banditismo tradizionale per la sua vocazione politica e per una visione nichilista della vita che ricorda quel "a cercar la bella morte" esaltato dal fascismo. Una concezione riassunta in una frase attribuita al leader del gruppo Paolo Casaroli: "La natura assegna a certi uomini compiti superiori e per loro non valgono le leggi comuni".

Bolognini, come nasce l’idea di riportare in vita le gesta criminali della Banda Casaroli?
"Mi sono imbattuto più volte nelle vicende della Banda Casaroli perché, nonostante siano passati tanti anni, a Bologna è ancora vivo il ricordo. Da bambino, nel 1962, avevo visto il film di Florestano Vancini con Renato Salvatori e un giovanissimo Tomas Milian, che si intitolava proprio La banda Casaroli. Era un film volutamente bohèmienne con forti richiami al cinema francese di quegli anni. Mi sono appassionato a questa storia e, analizzando le cronache, ho trovato tanti elementi talmente incredibili che sembravano frutto di finzione. Anche per questo ho scelto di raccontare la banda in modo romanzato, ma con chiarissimi riferimenti alle vicende reali".

Quindi è vera la storia che divennero criminali facendo testa o croce con un pacchetto di cerini?
"Sì è verissima. In una afosa giornata di luglio nel centro di Bologna Paolo Casaroli, Romano Ranuzzi e Daniele Farris discutevano animatamente su come procurarsi i soldi per vivere. Fu Paolo a proporre il lancio della scatoletta di cerini nel classico testa o croce. Sarebbe stata la sorte a decidere se far cercare loro un lavoro onesto oppure diventare ladri. Galantuomini o banditi. Si affidarono a quello che a loro sembrava un destino speciale e divennero banditi. Ma è vera anche la storia del braccialetto d'oro di Casaroli con sopra inciso 'Mamma, fu destino'".

Anche la fine della storia della Banda sembra tratta una tragedia shakespeariana.
"Questo è un altro elemento che sembra frutto della fantasia di un romanziere. In un conflitto a fuoco vengono colpiti sia Paolo che Romano. Il Bello, ferito, si suicida prima di essere arrestato. Casaroli resta a terra immobile e viene dato per morto. Farris appresa la notizia della morte dei due amici e con il rammarico per non essere stato al loro fianco sino alla fine, si reca in un cinema e si uccide. Quando Casaroli si riprende scopre che i suoi amici sono morti entrambi".

Lei in più parti del libro pone in evidenza la natura complessa della Banda con commistioni criminali e politiche.
"Si, i tre componenti della Banda si sono conosciuti in carcere e sono diventati amici nonostante venissero da esperienze politiche diverse e contrapposte. Casaroli era stato arruolato nella Decima Mas, prima era fascista e poi semplicemente un uomo che andava controcorrente. Romano aveva combattuto con i partigiani. Daniele Farris invece era volontario nelle Brigate Nere, quindi fascista. Finita la guerra si sono trovati uniti da una sorta di voglia di riscatto. Colpisce il fatto che tutti e tre in carcere hanno studiato e letto testi di Sartre, Nietzsche e D’Annunzio. Questo fatto è incredibile perché nella società di allora e soprattutto in carcere si arrivava a leggere al massimo romanzi d’appendice. Erano una sorta di banditi intellettuali".

Che cosa significa?
"Non erano, per esempio, paragonabili al banditismo tradizionale incarnato allora dal celebre Salvatore Giuliano. Potrei definirli dei gangster con un discreto livello intellettuale e una voglia di rivalsa in una società che era mutata radicalmente. Avevano una manifesta avversione per gli ex fascisti divenuti comunisti dopo la fine della Seconda guerra mondiale e per i comunisti che avevano rinunciato ai propositi di cambiamento in nome di una vita tranquilla".

Quindi l'anomalia di Casaroli e dei suoi complici è frutto del periodo storico in cui si forma la banda.
"Il periodo storico è fondamentale non solo per comprendere la nascita della Banda Casaroli ma anche, ad esempio, quella della Cavallero. Ma, nonostante le caratterizzazioni ideologiche di entrambe le bande, non si possono fare paragoni perché era passato un decennio tra le loro storie. Casaroli era figlio della Seconda guerra mondiale, Cavallero della rinascita del Paese".

Torniamo alla fine della Banda e all'aspetto ideologico: parafrasando un motto fascista possiamo dire che i tre "cercassero la bella morte".
"No, non credo che cercassero la bella morte come i volontari della Rsi. Loro volevano fare la bella vita. Non dimentichiamoci che vivevano in un periodo nel quale per comprare una Lambretta ci volevano quasi sei stipendi di un operaio. Vent'anni di fascismo e la guerra avevano però lasciato loro un forte senso di cameratismo e di onore. Nonostante fossero una banda criminale avevano una scala di valori tale da essere pronti a sacrificare, senza troppe esitazioni, la propria vita".

A Bologna è rimasto vivo il ricordo delle gesta criminali della Banda?
"Un'altra anomalia di Casaroli e soci è quella di essere nati in una città molto tranquilla come Bologna. Il ricordo è rimasto vivo perché in città non c'è stato più nulla di così grosso, a livello criminale, sino al caso della Uno Bianca. Ma con aspetti completamente differenti. Le gesta della Banda Casaroli sono rimaste indelebili anche perché, a distanza di dieci anni dalla fine della loro storia, uscì il film di Vancini. Tra le comparse del film c'erano anche persone che avevano conosciuto Paolo, Romano e Daniele".