"Mai ci fu pietà", Angela Camuso demolisce il mito della Banda della Magliana

'Mai ci fu pietà', Angela Camuso demolisce il mito della Banda della Magliana
di Andrea Curreli

Roma negli anni Settanta è un luogo dove si muore davanti a una sezione di partito e allo stadio. Oppure, molto più spesso, si muore in strada per una dose di eroina di troppo o per il piombo della Banda della Magliana. Le gesta criminali dei "banditi" in forma romanzata hanno goduto di grande popolarità negli ultimi anni grazie al film e alla serie tv Romanzo Criminale perdendo in parte quella mancanza totale di rispetto per la vita umana che aveva caratterizzato i vari "Crispino", "Operaietto", "Marcellone", "Fornaretto", "Camaleonte", "Renatino", "Sardo" o "Pantera". La giornalista de L'Unità Angela Camuso ha analizzato centinaia di verbali e nel suo libro Mai ci fu pietà (Editori Riuniti, 2009) ha ricostruito con ampia documentazione la storia della Banda della Magliana. Abbiamo sentito la giornalista prima della presentazione del libro che avverrà a Roma il 20 gennaio con la partecipazione di Giancarlo Capaldo, procuratore aggiunto di Roma che indaga sul sequestro Orlandi.    

Il suo libro ha l’effetto di smitizzare la visione romantica che il film e la fiction hanno finito per creare.
"Studiando le carte dei processi alla Banda della Magliana, di romantico ho trovato veramente poco. Un po’ di romanticismo, in una visione pasoliniana, ci potrebbe essere per il fatto che sono nati in borgata e si conoscono sin da piccoli e quindi sono figli del popolo e della miseria. Ma decidono di ottenere il loro riscatto sociale con la delinquenza prima facendo le rapine e i sequestri di persona, poi gli omicidi e dopo gestendo il mercato della droga a Roma. Con l’ingente somma di denaro ottenuta dall'eroina diventano anche degli interlocutori per altri centri di potere e dello Stato perché possono sia corrompere che svolgere lavori sporchi. Non ci può essere romanticismo perché sono sprezzanti della vita altrui".

Per questo il suo libro è stato intitolato Mai ci fu pietà?
"Il titolo non è riferito solo ai banditi della Magliana. Il libro scarnifica la loro storia e il quadro che emerge è agghiacciante".

La Banda della Magliana è figlia delle tensioni degli anni Settanta?
"E’ stata figlia, sorella ma anche madre di quel contesto storico. Madre perché è stata la Banda a inondare Roma di droga stipulando un vantaggioso accordo con la mafia siciliana. Riuscirono a disporre di grandi quantità di stupefacenti, a coprire il mercato esistente e abbassare i prezzi fino a ottenere il monopolio. Madre quindi perché la piaga dell’eroina fa parte di quegli anni. E’stata anche sorella perché quando ci sono stati avvenimenti sconvolgenti come il sequestro Moro c’è stato qualcuno che si è rivolto alla Banda della Magliana per cercare lo statista. Oppure, quando il neofascista Semerari ha progettato una sovversione dell’ordine costituito ha contattato la Banda e ancora i servizi segreti, la Cia e la P2 che si sono rivolti ai banditi. In sintesi è sia un prodotto che un motore degli anni Settanta".

A tratti i responsabili della Banda sembrano navigati imprenditori, a tratti poco più che teppisti armati.
"Erano rudi e spietati, ma molto intelligenti. Hanno usato la loro intelligenza per commettere del male, ma non ci troviamo davanti ad anti-eroi ma ad assassini. De Pedis in particolare è stato il più scaltro di tutti creando quel modello di criminalità imprenditoriale che poi ancora oggi è assolutamente dominante nel quadro della malavita romana. Perché Roma era la capitale del riciclaggio. I due aspetti dei banditi, la violenza e l’imprenditoria criminale, non sono in contrasto".

In che senso?
"Erano persone che consumavano abitualmente cocaina, erano spesso irascibili ed esaltati. Anche ammazzare qualcuno per uno schiaffo andava a vantaggio della Banda perché dovevano mantenere la loro figura di dominanti e incutere terrore. Se loro avessero evitato di uccidere qualcuno per un motivo stupido, sarebbero mutati gli equilibri interni alla malavita. Per questo tutti sapevano chi erano quelli della Magliana e ne avevano paura".

E’ opinione comune che tutto quello che è accaduto a Roma sia passato attraverso la Banda, ma loro respingono questa tesi sostenendo di essere divenuti "una discarica” nella quale vengono gettati tutti i delitti. Qual è la verità?
"Io ho riportato nel libro i fatti che sono passati attraverso la Banda, credo che ci siano altre cose che ancora non si conoscono. A Roma agivano la mafia, la camorra la 'ndrangheta e non passavano attraverso la Banda perché non c’era una cupola. La visione romantica alimentata da cinema e fiction ha creato il mito secondo cui i banditi della Magliana erano i padroni di Roma. E’ suggestivo, ma non è la realtà".

La Banda a un certo punto della sua storia si pone come un centro di potere nella Capitale. Lei scrive: “La diabolica alleanza tra criminali e potenti fu una realtà che superò la fantasia”. Chi sono questi potenti?
"Sono i magistrati che servivano per aggiustare i processi oppure sono i banchieri come Roberto Calvi che era a capo della più grande banca privata italiana. E ancora sono gli ecclesiastici di ogni livello: dal sacerdote che ha caldeggiato la sepoltura di De Pedis a Santa Appolinare a Markincus e allo Ior (Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana ndr.). Ci sono poi i politici e i servizi segreti che liberarono Abbruciati dal carcere. I contatti con i potenti sono stati fondamentali per la Banda".

Recentemente è tornato alla ribalta il caso di Emanuela Orlandi, quale fu il ruolo della Banda nella misteriosa scomparsa della ragazzina?
"Ancora non lo sappiamo perché c’è un’indagine aperta che si basa sulla testimonianza dell’ex amante di De Pedis che in parte trova riscontro nelle affermazioni di due pentiti storici come Abbatino e Mancini. Noi giornalisti ancora non sappiamo se ci sono dei riscontri oggettivi alle rivelazioni di Sabrina Minardi. La sua attendibilità va verificata domandandosi se esiste un suo interesse concreto a dire certe cose. Questo interesse non sembra esserci ma chi può dirlo? Io posso solo riportare i dati dell’indagine che conosco".

Ma analizzando questi dati, la Banda è coinvolta nel “caso Orlandi”?
"E’ possibile che ci sia stato un coinvolgimento. Così come è possibile che il movente sia quello indicato dalla Minardi, da Abbatino e da Mancini ovvero un ricatto al Vaticano per ottenere del denaro".

Qual è stato il ruolo delle donne nella Banda?
"Le donne hanno avuto un ruolo fondamentale. Basta pensare a Fabiola Moretti che accompagnava con la propria auto il politico Claudio Vitalone agli incontri con Renatino De Pedis quando era latitante. Le donne erano persone fidate che condividevano la vita quotidiana della Banda e che non hanno mai tradito il proprio uomo. Non so se questo sia avvenuto per omertà o paura, ma resta il fatto che non hanno mai tradito".

Le tappe della Magliana sono tre: la conquista del territorio attraverso il fuoco, il tentativo di inserirsi nella vita economica e politica capitolina e infine la lotta intestina e i pentimenti che portano alla sua dissoluzione. Cosa è rimasto oggi di quel gruppo criminale?
"E’ rimasta l’eredità nel campo imprenditoriale che ha un esponente di spicco come Enrico Nicoletti, che era il banchiere della Banda e oggi è il banchiere della criminalità organizzata a Roma. E’ rimasto anche il sistema del riciclaggio. Chiaramente ci sono ancora quelli che sparano e intimidiscono, ma si cerca di mantenere una sorta di pax. Abbiamo pochi delitti che si consumano nell’arco di un lungo periodo di tempo. Ho rintracciato dieci delitti in dieci anni, che servono a mantenere questo direttorio criminale".