[L'intervista] Luigi Manconi guida la rivolta di intellettuali e artisti contro il Governo: "Mobilitazione senza precedenti"

Da Camileri a Benigni, da Verdone a Gassman, da Emma Marrone ad Albanese, da Baricco a Saviano firmano l'appello "Non siamo pesci". "Sono stufo dell'inerzia e dei colpevoli silenzi. Ecco come possiamo far finire l'oscena pantomima sulla pelle dei migranti"

[L'intervista] Luigi Manconi guida la rivolta di intellettuali e artisti contro il Governo: 'Mobilitazione senza precedenti'
Il sociologo, politico e scrittore Luigi Manconi.

“È dallo scorso 4 marzo che sento osservatori e amici ripetere la solita solfa e cioè che opponendosi a Salvini e alla sua politica in realtà non si faccia altro che portargli voti. Non è così. Sono solo alibi per omissioni, silenzi e inerzia. Basta, sono stufo”. Gli esce davvero dal cuore questo sfogo a Luigi Manconi, 71 anni di battaglie politiche e civili, di mandati parlamentari e di attività umanitaria.

Le chiacchiere stanno a zero per il sociologo sardo che si è assunto la responsabilità insieme con Sandro Veronesi (lo scrittore, tra gli altri, del premio strega “Caos calmo”) di chiamare a raccolta l’intero mondo della cultura e dello spettacolo italiano e di suonare la carica perché a questo punto non si può più stare a guardare: quello che sta succedendo sulla pelle dei migranti è “osceno”.

Artisti e intellettuali: "Non siamo pesci"

Così Manconi e Veronesi hanno lanciato l’appello “Non siamo pesci” contro le stragi nel Mediterraneo e in poche ore hanno raccolto l’adesione di oltre 600 intellettuali e artisti, da Camilleri a Benigni, da Saviano ad Ammaniti, da Verdone a Muccino, da Albanese a Pieraccioni, da Gassman a Nicola Piovani, da Simone Cristicchi ad Alessandro Baricco, da Margherita Buy a Emma Marrone, da Isabella Ferrari a Valeria Golino, e via lungo un’onda spontanea, entusiasta e travolgente che chiede a gran voce l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo e di realizzare una missione in Libia. Ma che chiede anche al Governo di dare un porto sicuro alla Sea Watch che vaga nelle nostre acque territoriali con 47 migranti a bordo in modo da ripristinare il rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali.

L’appuntamento per tutti è lunedì 28 gennaio, alle 17 davanti a Montecitorio, “perché non si può più stare a guardare”. Manconi ha alle spalle una lunga e toccante commemorazione di Giulio Regeni ed è in viaggio in treno nella gelida Italia di questi giorni ma la stanchezza non può niente davanti al suo entusiasmo e ottimismo.

Lo scrittore Sandro Veronesi.

Si aspettava un’adesione così massiccia e repentina?
“Davvero quella di questi giorni è una mobilitazione senza precedenti. L’intero mondo della cultura, dello spettacolo e dell’arte in Italia sta reagendo. Credo che con Sandro Veronesi abbiamo avuto il merito di intercettare un sentimento diffuso e di convogliarlo in azione. In tanti sono rimasti annichiliti per mesi dalle politiche del Governo giallo-verde. Sembrava che non si potesse fare nulla e la tentazione era quella di vivere il proprio disagio in silenzio, confidandolo ad amici e in famiglia. Ma di fronte all’oscena pantomima tra il governo italiano e gli altri governi europei che si sta verificando in questi giorni e che già si è verificata due settimane fa e prima ancora a dicembre non si può più tacere. Il nostro è un “non ci sto” sonoro”.

Lo sa vero che in tanti vi diranno che siete dei privilegiati e che per voi è facile parlare così?
“Intanto non mi sento per niente un’avanguardia. Ho solo il privilegio di riuscire a far sentire meglio la mia voce ma in realtà i segnali che arrivano dalla società civile sono tantissimi e inequivocabili: la gente non ne può più di questi atteggiamenti razzisti e inumani. Il caso della signora napoletana che sul treno della circumvesuviana reagisce dicendo: “Tu non sei razzista, sei stronzo” è solo uno dei mille episodi che avvengono ogni giorno. Questa nostra iniziativa avrà successo solo ed esclusivamente se troverà sponda nelle scuole, negli uffici, nei luoghi di lavoro. E poi ricordiamoci che qui siamo in presenza di una questione cruciale, di una questione di vita o di morte. È il fondamento stesso della politica”.

Che cosa volete ottenere?
“Prima di tutto viene la tutela delle persone. Deve prevalere su qualunque considerazione politica e su qualsiasi programma di governo. Chiediamo una Commissione parlamentare d’inchiesta e Del Rio, il capogruppo del Pd alla Camera, ha annunciato che nei prossimi giorni depositerà la proposta di legge”.

E a quelli che vi diranno di portarvi i migranti a casa vostra cosa risponde?
“Io pago le tasse e contribuisco al Welfare e al Prodotto Interno Lordo e ho tutto il diritto di pretendere che sia lo Stato al quale do obbedienza ad accogliere in Italia coloro che su base di norme interne e internazionali all’Italia chiedono protezione. Sono obiezioni apertamente strumentali”.

E a chi si oppone citando l’egoismo degli altri Stati?
“Nessuno ha mai detto che l’Italia debba farsi carico da sola di tutto questo. Ma nel momento in cui è l’Italia che riceve questa domanda non può rispondere guardando cosa fanno gli altri. Prima il soccorso, poi tutto il resto, le contrattazioni, le polemiche, tutto. Ma prima il soccorso. E poi ricordiamoci una cosa importante”.

E cioè?
“Che il famoso Regolamento di Dublino che effettivamente costituisce uno svantaggio per l’Italia non è stato modificato per colpa del Movimento 5 Stelle e della Lega. Sono proprio questi due soggetti politici a essere i responsabili del fatto che quando nel Parlamento Europeo si votava una norma attiva che avrebbe superato il regolamento di Dublino si sono astenuti (5 Stelle) o hanno votato contro (la Lega). Questi sono fatti”.

Su Repubblica l’ex magistrato Armando Spataro scrive che il nostro Governo non può tenere i porti chiusi.
“Spataro è uno dei firmatari del nostro manifesto. Vorrei chiarire una volta per tutte che i porti italiani sono aperti, apertissimi. Non esiste un solo atto formale da parte di nessuna autorità che abbia disposto la chiusura dei porti. E d’altra parte ho forti dubbi che una decisione del genere possa essere presa senza incorrere in un’illegittimità costituzionale”.

Sì, va bene, però la Sea Watch resta al largo…
“C’è una pretesa politica da parte di due ministri, Salvini e Toninelli, che dichiarano che per la Sea Watch i porti sono chiusi. Un comportamento sospettabile di illegittimità contro il quale si farà ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani. Chiedendo l’attuazione dell’articolo 39 la Corte Europea con una procedura d’urgenza può condannare il nostro Governo che viola le convenzioni europee. Penso che i legali della Sea Watch siano pronti a fare questo ricorso”.

Che cosa succederà lunedì davanti a Montecitorio?
“Saremo lì in tanti. Alessandro Bergonzoni leggerà dei testi secondo me bellissimi e importanti. Faremo un presidio”.

Intanto Salvini cresce nei sondaggi.
“No, assolutamente. Secondo il moto ondivago di certi sondaggi ha perso due punti, secondo altri li può riguadagnare. Ma io sinceramente vedo ben altro. E cioè un movimento lento ma deciso e inesorabile che nasce dalla società che si è guardata attorno, ha approfondito certi temi e oramai si è resa conto che questo Governo non va oltre le chiacchiere. Sa che l ’intero programma per l’immigrazione del ministro Salvini non è stato attuato? Aveva promesso 42 milioni per i rimpatri e invece ne ha stanziato 3. Aveva annunciato l’uscita dall’Italia di 600 mila clandestini ma poi si scopre che al ritmo attuale ci vorranno almeno 70 anni. D’altra parte abbiamo visto altre meteore come Salvini che brillavano della stessa luce obnubilante diventare presto ingialliti ricordi. Il senso della Storia e i grandi processi sociali vanno saputi cogliere”.