Il bell'Antonio del calcio si dà al noir

di Emanuele Bigi

Il bell’Antonio del calcio si dà al noir. Cabrini è stato uno dei simboli della grande Juve, nel 1982 ha vinto i mondiali insieme a Zoff, Tardelli e agli altri compagni di una nazionale indimenticabile, quest’anno ha partecipato all’Isola dei famosi con qualche polemica proveniente dal suo mondo ed ora si concede alla letteratura con il libro Ricatto perfetto, edito da Il Filo. Anche qui il calcio non trova la porta da cui entrare. Alan è un giornalista con una moglie e due figli, ha appena perso il lavoro e la situazione economica è disperata. L’unico modo per risollevarsi è chiedere aiuto agli amici, ma tutti gli voltano le spalle. A questo punto parte il suo perfido ricatto.

Com’è nata l’idea di scrivere un libro noir?
“Volevo virare, smarcarmi dal mondo che ho sempre frequentato, come protagonista ho scelto un giornalista perché nella mia vita sono stato circondato da voi cronisti e mi sembrava fosse un adatto per questo tipo di storia. Non è un vero e proprio giallo, non c’è sangue e non ci sono morti. Più che altro siamo di fronte all’esasperazione di un uomo in difficoltà economica che chiede aiuto e che non trova un sostegno. Da qui inizia il ricatto verso quegli pseudo-amici che si sono arricchiti anche grazie a lui. Lo reputo un dramma famigliare simile quelli che si vedono in tv”.

Come ha lavorato?
“Scrivevo qualche pagina, quando non avevo tempo mi fermavo, poi riprendevo e così via. Ho impiegato circa otto/nove mesi a terminarlo”.

Ha inserito elementi autobiografici?
“No, solo i luoghi di Torino degli anni Novanta, è la città che conosco meglio insieme a Bologna, ho vissuto lì per tredici anni".

È mai stato ricattato?
“Credo sia una situazione non piacevole in cui tutti un giorno potrebbero trovarsi imbrigliati”.

Questo romanzo lo ha pensato durante i giorni trascorsi sull’Isola?
“No, no, l’Isola non mi ha dato nessuna ispirazione”.

Ma il prossimo libro non sarà proprio sui reality?
“Sì, però l’Isola dei Famosi c'entra ben poco. Parlerà dei reality come fenomeno, del mondo televisivo di oggi, certo ci saranno incursioni di scene a mo’ di Isola dei famosi, ma alcune situazioni ricorderanno di più Vallettopoli”.

Le piace vedere la tv?
“Sono un teledipendente, guardo ogni cosa, anche due film contemporaneamente”.

E i suoi figli?
“Sono fortunato, non mi sembrano siano condizionati dal messaggio televisivo”.

Mentre quali sono i suoi giallisti preferiti?
"Michael Collins, Ken Follett, Giorgio Faletti, il suo Io uccido mi ha sconvolto, ma sono cresciuto con Hemingway e Márquez”.

Ora invece parliamo un po’ di calcio. La Juventus si sta finalmente riprendendo, qual è il segreto secondo lei?
“Lo spogliatoio. Rappresenta il cuore della squadra. Ranieri non si è inventato nulla e i giocatori sono sempre quelli. Altro aspetto importante è il temperamento, il carattere, quando prossimamente alcuni calciatori lasceranno la squadra si dovrà intervenire con intelligenza. Sarà difficile sostituire Nedved e impossibile sostituire Del Piero, ma è fondamentale continuare a far crescere i giovani”.

Qual è la squadra più forte?
“Nonostante la nuova spinta della Juve, l’Inter è ancora la più forte”.