Gianni Dettori: "Il mio ritorno dopo 30 anni da quando sono dovuto fuggire da Cagliari"

La performance di Gianni Yannino Dettori nel piccolo teatro Intrepidi Monelli di Cagliari ha deliziato il pubblico. Un grande ‘guitto’ al servizio dell’arte

di Paolo Salvatore Orrù

O lo ami o lo odi. Nessuno però, né durante né dopo la performance di Gianni Yannino Dettori nel piccolo teatro Intrepidi Monelli di Cagliari, ha mostrato di odiarlo (anzi). Perché le emozioni che l’artista ha saputo trasmettere al pubblico con “Profession Artiste” (regia di Jo Coda) sono tanta bella cosa e sono il frutto di puro talento (“ci sono due categorie di attori: l’attore mediocre, che recita il suo testo, e il grande attore che lo resuscita”, ha sostenuto Marc Escayrol).

Con Dettori si può dire, parafrasando Fulvio Fiori, “sono me stesso solo quando sono qualcun altro”. Da bambino sognava di lavorare in un circo, “per questo ascoltavo le canzoni delle mie cantanti preferite e ne facevo il playback. Poi ti ritrovi con gli amici a progettare uno spettacolo ‘en travesti’ quando ancora nessuno in Sardegna lo portava in scena. Solo dopo qualche anno, il mio è diventato uno spettacolo di drag queen. E’ accaduto quando nel 1995 è stato proiettato nelle sale di tutto il mondo il film australiano “Priscilla, la regina del deserto”, diretto da Stephan Elliott (Premio Oscar 1995 per i migliori costumi ndr), un evento che modificò la terminologia di questo tipo di spettacolo”.  Non manca una strizzata d’occhio al cabaret. “Ho sempre amato le canzoni anni cinquanta/sessanta, l’avanspettacolo, il varieté: mi rifacevo al grande Ettore Petrolini e in particolare a Lino Banfi (che in quel tempo stava rinnovando il cafè chantant)”. 

Gli inizi non sono stati facili. “Mi sono accorto che questa poteva essere la mia professione agli inizi degli anni ottanta. Passano gli anni, passano trenta anni, poi decidi dopo un amore tormentato di tornare a casa, a Cagliari. Dove il collega Massimiliano Medda mi ha dato l’opportunità di lavorare in un suo spettacolo televisivo. Non è stato facile, perché inserirmi in uno show già collaudato non è mai agevole”. Oggi il mimo è uno dei punti di forza del programma trasmesso da Videolina. Dettori è nato a Is Mirrionis in un quartiere popolare del capoluogo sardo, da cui era dovuto “fuggire” negli anni ottanta. Fu allora che decise di vivere di spettacolo, “vincendo anche quella timidezza che mi portavo dentro. Poi con Carlotta, una mia ex compagna di scuola ho costruito una coppia che ha fatto faville per più di dieci anni”. Dettori, non pago del grande successo di pubblico ottenuto in Sardegna decide il gran salto. Milano lo accoglie quasi subito a braccia aperte. L’attore aveva scelto di portare avanti uno spettacolo ispirato a quelli interpretati da Leopoldo Mastelloni, dalle sorelle Bandiera e, soprattutto, dal ballerino, mimo e coreografo, regista e attore, Lindsay Kemp. 

Sino a quel momento Dettori aveva interpretato solo personaggi femminili, “ma avevo bisogno di incarnare anche personaggi maschili e dunque avevo bisogno di una maschera che mi permettesse di rappresentare i due sessi, così ho deciso di adottare un trucco neutro, e quel trucco era bianco, da lì aggiungi un po’ di colore diventando in questo modo un po’ mimo e un po’ clown”. Così divenne più facile ‘diventare’ Raffaella Carrà, Mina, Giorgio Gaber, Ettore Petrolini, Quartetto Cetra. Certo, ci sono stati periodi economicamente ‘faticosi’ ma anche altri più ‘ricchi, che comunque gli hanno permesso di vivere agevolmente per 24 anni a Milano e che gli hanno permesso di lavorare, in coppia con Carlotta, anche con il sua maestà Pippo Baudo. “A Baudo il nostro lavoro piaceva, perché facevamo cose veloci che inducevano al riso e finivano. Lui diceva: devi entrare, far ridere e andare via”. E Gianni e Carlotta questo la sapevano fare bene.  

Carlotta poi decise di ritirarsi dalle scene, “rimasi solo, così ho progettato uno spettacolo diverso”. Fra i tanti progetti per il futuro anche quello di “fare il figurante al teatro lirico, alcune performance con il regista Jo Coda, dove desideriamo raccontare un versante diverso del mio modo di essere artista”. L’ultima battuta spetta al regista. Com’è lavorare con Gianni Dettori? “E’ follia, Gianni è un animale da palcoscenico: sente il palco e sa far sentire le sue emozioni al pubblico in sala”, dice Jo. “Recitare non è molto diverso da una malattia mentale: un attore non fa altro che ripartire la propria persona con altre. È una specie di schizofrenia”, ha sostenuto Vittorio Gassman. Così è Gianni Yannino Dettori.