E' tornato Leo Pulp, l'investigatore "pasticcione e sfigato" di Nizzi e Bonfatti

E' tornato Leo Pulp, l'investigatore 'pasticcione e sfigato' di Nizzi e Bonfatti
di Andrea Curreli

Leo Pulp è fatto così: quando meno te lo aspetti ricompare. Sono passati dieci anni da La scomparsa di Amanda Cross, il suo primo intricato caso risolto tra pallottole e risate nel giugno del 2001. Poi l’investigatore privato è scomparso nel nulla per presentarsi in edicola nel 2005 e sbrogliare, a modo suo, la matassa de I delitti di Sunset Boulevard. Un altro salto nel dimenticatoio fino al 2007 con Il caso della magnolia rossa e la definitiva uscita di scena dall'universo Bonelli. Ma anche la notte più lunga conosce sempre la sua alba ed ecco il vecchio Leo Pulp riproporsi in libreria in un doppio formato: l’edizione tradizionale e quella da collezione in cartonato distribuita in tiratura limitata di 100 copie per i collezionisti. I tre volumi del fumetto disegnato da Massimo Bonfatti e scritto da Claudio Nizzi sono editi dalla Saldapress all'interno della collana "Maèstro" - che contiene pietre miliari come The Rocketeer di Dave Stevens - e sono corredati di materiali inediti e di extra che aiutano meglio a capire la genesi dell'opera con numerosi dietro le quinte. Massimo Bonfatti, che ognuna delle copie dell'edizione deluxe ha messo a disposizione un preoriginal (i bozzetti da cui vengono realizzate le tavole originali ndr.) autografato della storia, è entusiasta del ritorno del suo Leo Pulp: "Con la nuova edizione abbiamo fatto un lavoro ultimativo di messa a punto, di correzione e di promozione editoriale che può valorizzare un'opera di questo genere".

Bonfatti, iniziamo da un caso da risolvere: che fine aveva fatto Leo Pulp?
"Leo Pulp è un personaggio un po’ scomodo al di là del suo ruolo di investigatore. E' un rompiscatole per definizione essendo un impiccione e un ficcanaso per mestiere. Non si è trovato in sintonia con tutti gli altri eroi tutti di un pezzo bonelliani. E’ un pasticcione e uno sfigato e quindi davanti a un Tex, a uno Zagor, a un Dylan Dog o a un Martin Mystère si sentiva un po’ la serva della compagnia. In realtà è un personaggio che non si inquadrava bene nella politica editoriale della Bonelli".

Allora perché questo singolare personaggio è nato in casa Bonelli?
"Sergio Bonelli era un grande appassionato di noir e ogni tanto aveva voglia di tastare anche il fumetto umoristico, ma sempre con progetti a breve termine. Infatti tutti gli esperimenti di questo tipo sono stati chiusi in fretta. Ma questo non significa che non gli piacesse il personaggio, anzi. Inizialmente doveva avere un ruolo di comprimario al fianco di Bonvi e Jacovitti nella serie I grandi comici del fumetto (collana annuale pubblicata dalla Bonelli Editore tra il 1997 e il 2000 ndr.). Ma lui decise di promuoverlo e Leo Pulp passò da storia una tantum a serie autonoma. Il primo numero uscì quindi senza la dicitura de I grandi comici del fumetto, ma il progetto era nato all’interno di quel contesto. Bonelli voleva dare al fumetto una serialità".

Una serialità che si è esaurita dopo soli tre numeri in sei anni.
"La serialità comporta una grande mole di lavoro. Io non la potevo affrontare anche perché Bonelli non voleva affiancarmi altri disegnatori. Riteneva che lo stile del fumetto avesse e dovesse mantenere connotati molto personali. Con Il caso della magnolia rossa sono riuscito a realizzare una storia di 94 pagine in un anno, ma in questo periodo ci sono state tante discussioni e tante problematiche non risolte. Per questo, alla fine mi, sono stancato e ho detto basta".

Sergio Bonelli come ha reagito?
"Mi ha incoraggiato e mi ha lasciato i diritti del personaggio che in parte erano della casa editrice. Mi ha lasciato libero e mi ha consigliato di proporre all’estero il fumetto. Ho seguito il suo consiglio ed infatti negli anni le tre storie di Leo Pulp sono state pubblicate nei Paesi dell’ex Yugoslavia, in Brasile, in Germania e negli Stati Uniti".

Il pubblico bonelliano reagì con curiosità al fumetto realizzato da lei con Claudio Nizzi.
"Nizzi era la garanzia per trovare il consenso dei lettori tradizionali della Bonelli. Ma c’era anche la voglia di acquistare una fascia di potenziali lettori del fumetto umoristico. Questi lettori non sono abituati a trovare il loro genere tra gli albi bonelliani. Bisogna precisare però che la Bonelli non è mai stata refrattaria all’umorismo basta citare la presenza di Chico al fianco di Zagor o di Groucho in coppia con Dylan Dog. Spesso gli autori cercano di compensare un po’ la drammaticità delle storie con qualche nota di umorismo".

Come è nato Leo Pulp? Sergio Bonelli ha riunito lei e Claudio Nizzi e...
"Assolutamente no. Difficilmente le cose nascono in modo normale nel mondo del fumetto. Ho conosciuto Nizzi quando avevo 17 anni. Io allora ero l’aiutante di Clod ( il disegnatore Claudio Onesti ndr) che stava lavorando con Nizzi al personaggio di Nicoletta per Il Giornalino. Poi ci siamo incontrati più volte per strada nella nostra città: Modena. In uno dei nostri incontri gli suggerii di leggere un libro del francese Blaise Cendrars (L’Oro del 1925 ndr) che raccontava la storia di un immigrato di nome John Sutter che divenne l’imperatore della California. Partendo da questa storia, che aveva già letto, costruì la sceneggiatura del famoso Texone di Magnus. La valle del terrore è divenuto una pietra miliare del fumetto oltre che il testamento artistico di Raviola".

Ma allora come è nata la collaborazione per realizzare Leo Pulp?
"Era appena nata la collana I grandi comici del fumetto e alcuni amici in comune suggerirono a Nizzi di lavorare con me su un soggetto umoristico perché il nostro abbinamento poteva essere interessante. Mi telefonò e mi propose di fare una storia per Bonelli. Accettai ma il nostro rapporto lavorativo iniziò con un grande malinteso perché lui aveva visto alcuni miei lavori realizzati in stile veloce e pensava che avrei disegnato così. Invece io elaborai uno stile lentissimo e complicatissimo. Disegnare tutti i particolari di una storia e indurre il lettore a osservare con estrema attenzione. Bisogna evitare però di creare un caos e rendere la lettura impossibile. La difficoltà è proprio questa: permettere al lettore di seguire la narrativa attraverso il disegno. Quando disegni i proiettili nello studio di Leo Pulp suggerisci al lettore una sparatoria avvenuta in quel luogo tra il protagonista e qualche scalmanato. Questo serve per creare un clima psicologico per cui il lettore mette insieme le sue letture o i film che ha visto con la storia del fumetto".

Quali sono le influenze del cinema e della letteratura noir sul fumetto?
"Sono tante ma ci siamo presi alcune libertà. Nizzi giocava con i nomi, in parte veri con riferimenti a personaggi del cinema e della letteratura, e in parte inventati. Io invece mi sono divertito con le caricature, i dettagli e con l’inserimento di personaggi che non c’entrano niente".

Ci sarà un seguito per le avventure di Leo Pulp?
"Leo Pulp può avere un futuro se trova un editore importante, cioè capace di investire economicamente, per poter garantire una durata nel tempo. Non basta un editore che mi paghi per realizzare una nuova storia ma uno che garantisce uscite regolari in edicola per due o tre anni. Solo così infatti i personaggi dei fumetti si affermano. Basta prendere ad esempio Dylan Dog. Il primo anno è stato un fallimento, poi dopo è esploso come fenomeno editoriale perché il passaparola ha avuto il suo tempo di azione e centinaia di migliaia di lettori hanno visto che era un buon fumetto e l’hanno adottato. Questo esempio per dire che editore e autore devono essere d’accordo nel realizzare una cosa che non sia solo bella e interessante, ma efficace dal punto di vista commerciale".

Ma perché un editore dovrebbe investire nella serie di Leo Pulp?
"Lo considero un fumetto molto interessante grazie all’ambito di azione di questo personaggio. La Hollywood degli anni Quaranta, la commistione con il mondo del cinema, il genere poliziesco, il sottobosco delinquenziale dell’America del Dopoguerra sono infinite fonti di ispirazione. Potrebbe essere un buon fumetto per qualsiasi editore. Ma non sarebbe il primo caso che un fumetto qualitativamente elevato non trova spazio".