De André e Pfm "Evaporati in una nuvola rock"

di Cristiano Sanna

TiscaliNews

Dieci anni senza Fabrizio De André vogliono dire come minimo, parafrasando una sua celebre presentazione nell'album In concerto con la Pfm, aver perso una delle coscienze critiche più profonde e lucide della nostra cultura. L'11 gennaio 1999 Faber evaporava nella nuvola nera del tumore che se lo portò via, vent'anni prima era evaporato in una nuvola rock insieme alla più virtuosistica delle rock band italiane, la Premiata Forneria Marconi. Un esperimento sonoro che spiazzò molti, fece arrabbiare molti altri e oggi continua ad affascinare sempre nuove generazioni di ascoltatori. Nel moltiplicarsi di dibattiti e tributi al più grande poeta della canzone italiana, il miglior modo di ricordare Fabrizio De André è tornare alle sue parole e far parlare chi insieme a lui diede vita alla tournée del 1978/79. Due dei protagonisti, il fotografo Guido Harari e il musicista-scrittore Franz Di Cioccio, sono autori del diario di quel tour raccolto nel libro Evaporati in una nuvola rock.

Il primo dettaglio che salta all'occhio nel libro, è il modo in cui le fotografie ritraggono Fabrizio De André e gli altri musicisti durante la tournée di trent'anni fa. Un approccio all'immagine musicale completamente differente da quello che fa tendenza oggi.
Guido Harari: "E' vero, tutto è cambiato a partire dagli anni '80, quando è diventata imperante la cultura del videoclip e anche la musica si è ridotta a una questione di look, di moda. Con Fabrizio sarebbe stato impossibile costruire a tavolino un servizio fotografico patinato, lui detestava mostrarsi, aveva il pudore di apparire, di essere invadente. L'unico modo di catturarlo era rendersi invisibili, girare attorno a lui e alla Pfm pronto a cogliere la spontaneità del momento. Raccontare persone, insomma, uomini, non rockstar. Il mio approccio è stato simile a quello dei grandi fotografi jazz degli anni '50 e '60".

L'idea del vostro libro è figlia del decennale della morte di Faber?
Franz Di Cioccio: "Siamo allergici alle celebrazioni, tanto è vero che Evaporati in una nuvola rock ha il sapore di un diario, non di un'autoesaltazione. L'idea del libro ci è venuta nel 2004, quando ci trovammo al Teatro Tenda di Firenze, che aveva ospitato quella tournée irripetibile, ed eseguimmo quei brani negli arrangiamenti del 1979, inclusa La Canzone di Marinella suonata da noi con la voce di Fabrizio mandata in sincrono attraverso un file digitale. L'emozione nostra e del pubblico ci ha convinti a raccontare tutto quello che era accaduto attorno alla musica, quella che tutti conoscono nei due album live registrati a suo tempo".

In effetti il libro colpisce per il tono, volutamente schietto, dei racconti di tutti i protagonisti di quel tour. Inclusi litigi, tensioni, gli umori variabili di De André e il demone della bottiglia che lo accompagnava.
Franz Di Cioccio: "Inutile negare realtà che sapevano tutti, già allora. Ed era giusto raccontare anche il De André generoso, di enorme cultura, goliardico, che sapeva affascinare e trattare chiunque come un'interlocutore privilegiato".
Guido Harari: "Per me Faber era identico in ogni momento, sul palco come nella vita di tutti i giorni. Con la sua durezza, le intemperanze, gli slanci, la capacità d parlare in modo popolare di argomenti alti, il che lo ha messo per sempre dentro il cuore della gente".

Quando cominciaste a parlare del progetto del tour insieme Fabrizio era tutt'altro che convinto. Immagino il clima in sala prove.
Franz Di Cioccio: "In realtà aveva dubbi ma amava rischiare. Era in un momento particolare della sua carriera, pensava di aver detto tutto e voleva ritirarsi nella sua tenuta in Sardegna a fare l'allevatore e l'agricoltore. Poi ebbe modo di vedere la Premiata Forneria Marconi in concerto a Nuoro e restò conquistato dalla nostra carica. Con lui, quando ci chiamavamo ancora I Quelli, lavorammo alle registrazioni dell'album La buona novella. Temeva che la nostra potenza strumentale soffocasse la poesia cristallina della sua voce, ma fece in fretta a convincersi del contrario. In sala prove non disse mai niente, ascoltava imperturbabile il nostro arrangiamento dei suoi brani. Poi magari in un secondo tempo ti provocava, poteva anche essere insopportabile, a volte. Ma se avevi carattere e argomenti per tenergli testa, ti guadagnavi il suo rispetto. In quella tournée durata più o meno un mese diventammo una tribù in marcia, Coda di Lupo e i suoi guerrieri musicali".

Come si sarebbe trovato De André nel mondo dello spettacolo di oggi, in cui le celebrità vengono aggredite da torme di paparazzi?
Guido Harari: "Sarebbe stato incompatibile con questo genere di vampirismo. Oggi i fotografi non raccontano i personaggi famosi, li distruggono, è pura patologia, alimentata dal modello dei reality show".

Il tour, come si legge nel libro, si mosse nell'Italia degli anni di piombo, tra scontri e proteste degli autonomi che fecero perfino irruzione suo palco. Il vostro è dunque anche il diario di un momento molto particolare della storia italiana.
Franz Di Cioccio: "Noi della Pfm venendo da Milano eravamo abituati a cariche, molotov ed esagitati che usavano i concerti come cassa di risonanza delle loro istanze politiche. Fabrizio invece soffriva, ne era scosso. Ricordo che dopo le tensioni durante il concerto di Roma voleva lasciar perdere tutto e tornare in Sardegna. Nella discussione seguente venimmo quasi alle mani, poi accettò di continuare, e ci trovammo in una situazione anche peggiore a Napoli, tra spari, arresti e disordini fin dentro al palasport. Non fu un tour facile, ecco perché era giusto raccontarlo in tutte le sue sfumature".

Qual è l'immagine di Fabrizio De André che portate con voi a dieci anni dalla sua scomparsa? E qual è il miglior modo di tenerlo vivo nella cultura italiana?
Guido Harari: "Per me Fabrizio, prima che un poeta e un musicista, resta un grande uomo di pensiero. Ci sono studi e iniziative su di lui che rendono merito alla sua figura, dalle iniziative della Fondazione De André al centro studi che si occupa della sua opera a Siena. Nel mio piccolo ho cercato di dare il mio contributo con il libro Una goccia di splendore e ora con Evaporati in una nuvola rock, lavoro di mesi condiviso con Franz".
Franz Di Cioccio: "Il mio parere? Dopo la pioggia di tributi e celebrazioni del decennale sarebbe meglio prendersi un anno sabbatico e non parlare di lui. Piuttosto, lasciar parlare le sue canzoni, rileggere le sbobinature delle interviste che concesse mentre era in vita, alcune delle quali sono riportate nel nostro libro. Fabrizio vive nel cuore degli italiani, ha scritto versi perfetti per dare voce all'uomo comune, alle sue angosce, alla rabbia contro i soprusi dei potenti, al rifiuto del perbenismo e dei continui progetti di guerra che devastano il mondo. Cosa si può volere di più?".