Una compagnia di attori a villa La Scalogna: a Cagliari "I giganti della montagna"

I primi tre giorni di dicembre al teatro Massimo va in scena il testo più criptico di Pirandello in un adattamento di Roberto Latini che ha del prodigioso

Una compagnia di attori a villa La Scalogna: a Cagliari 'I giganti della montagna'
TiscaliNews

Al Teatro Massimo di Cagliari (l’1, il 2e il 3 dicembre), ospite di Sardegna Teatro, arriva “I giganti della montagna”, l’opera più criptica di Luigi Pirandello, scritta tra il 1931 e il 1933 e rimasta incompiuta. Lo spettacolo che ha ricevuto diversi premi, tra cui il prestigioso Premio Ubu, ha il suo protagonista assoluto in Roberto Latini. L’attore si cimenta in un adattamento che ha del prodigioso: da solo sul palco, dà luogo a un susseguirsi di voci e movimenti continui, che interpretano tutti i personaggi del dramma, dalla Compagnia della Contessa agli Scalognati, ai Giganti. Si tratta di un incontro tra anime diverse, tra differenti spiriti che si mettono in gioco, ciascuno con la propria miseria, in un confronto che non ha lo scopo di generare vincitori, ma di mettere di fronte alle umane miserie la condizione condivisa della caducità esistenziale.

Una compagnia di attori alla villa La Scalogna

Lo spettacolo che il 28 e il 29 novembre è andato in scena al teatro Eliseo di Nuoro racconta la vicenda di una compagnia di attori che giunge nelle sue peregrinazioni in un tempo e luogo indeterminati: al limite, fra la favola e la realtà, alla Villa detta "la Scalogna".

Ecco cosa scrive Roberto Latini: “La compagnia di attori che arriva alla Villa della Scalogna sembra avere, in qualche forma, un appuntamento col proprio doppio. Cotrone e Ilse stanno uno all'altra come scienza e coscienza, gli stessi Giganti, mai visti o vedibili, sono così nei pressi di ognuno da potersi sentire come proiezioni di sé.

Voglio immaginare tutta l'immaginazione che posso per muovere dalle parole di Pirandello verso un limite che non conosco. Portarle “al di fuori di tempo e spazio”, come indicato nella prima didascalia, toglierle ai personaggi e alle loro sfumature, ai caratteri, ai meccanismi dialogici, sperando possano portarmi ad altro, altro che non so, altro, oltre tutto quello che può sembrare. Se i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo, per andare appena oltre, per provarci almeno, devo muovere proprio da quelli”.