Capitan Harlock, storia di un eroe molto anticonformista

Capitan Harlock, storia di un eroe molto anticonformista
di Andrea Curreli

"Il suo teschio è una bandiera che vuol dire libertà, vola all'arrembaggio però un cuore grande ha". Canticchio sottovoce il celebre motivetto della sigla di Capitan Harlock, scritta da Luigi Albertelli e interpretata dalla Banda dei Bucanieri, prima di iniziare l’intervista con Elena Romanello che al celebre pirata spaziale ha dedicato il suo libro Capitan Harlock. Avventure ai confini dell'Universo. Il testo fa parte della collana dell’editore Iacobelli sui grandi “anime” degli anni Ottanta e la sua uscita coincide con il 30esimo anniversario della comparsa in Italia del personaggio ideato da Leiji Matsumoto. Un viaggio in parte nostalgico che l’autrice percorre ricostruendo il mondo di Harlock attraverso i suoi personaggi, le immagini, le schede, i ricordi e le dediche d’amore dei bambini che nel 1979 conobbero su Raidue questo cartone animato. Ma Capitan Harlock non è un pezzo da museo della tv, se si considera lo scontro ideologico esploso sul Web tra giovani di sinistra e destra. "Ognuno la vede come vuole, Harlock è fondamentalmente un anarchico", taglia corto l'autrice.

Qual è il contesto televisivo in cui si inserisce Capitan Harlock?
"In Italia c'era già stato il grosso impatto di Goldrake e Capitan Harlock gode della stessa fortuna. Anche perché riprende la tematica dei pirati che aveva già riscosso successo con il Sandokan di Sergio Sollima del 1976 ma la mescola con la fantascienza. Rispetto a Goldrake, in Capitan Harlock viene meno lo schema ripetitivo per cui il robot buono affronta e sconfigge l'alieno cattivo".

Rivedendo la prima serie si nota una sostanziale differenza qualitativa tra le varie puntate...
"Non sono d'accordo. E' vero che nei cartoni animati giapponesi degli anni Settanta variava molto la qualità di un episodio rispetto all'altro, ma questo si avverte meno in Capitan Harlock. E' un cartone molto omogeneo da questo punto di vista perché Matsumoto ha vegliato su tutta la realizzazione dell'opera".

Capitan Harlock si è scontrato anche con la censura tricolore
"Il grosso della censura dei cartoni animati giapponesi è arrivata negli anni Ottanta e in Capitan Harlock sono state tagliate solo poche scene. Una è quella della morte del fidanzato di Yuki e l'altra è quella dello scontro tra Harlock e Raflesia data la presenza di alcuni zombie ritenuti paurosi. E' stata vista da tutti però la scena della segretaria sotto la doccia che bacia Harlock".

Come è nata l’idea di dare voce ai fan di Harlock?
"E' stata un'idea dell'editore. Tramite internet ho contattato quelli che erano i bambini del 1979 e ho chiesto loro di parlare di Harlock. Anche persone che non guardano più i cartoni animati giapponesi, non hanno esitato a rispondere con entusiasmo alla mia richiesta".

Perché l’opera di Matsumoto è ancora così attuale?
"Perché è una storia affascinante. Harlock combatte per la libertà, ma è un buono molto anticonformista. Anche la posizione dei cattivi viene spesso analizzata. Matsumoto esce dalla schema occidentale secondo il quale l'eroe supera il cattivo e trionfa. Harlock dopo aver salvato la Terra, va via da solo e senza riconoscimenti da parte di nessuno. C'è poi l'elemento piratesco che è ancora attuale se si pensa al successo della trilogia dei Pirati dei Caraibi. Anche l'idea delle Mazoniane come creatrici della razza umana anticipa tematiche che ancora oggi vengono riproposte".

Destra e sinistra si contendono Capitan Harlock?
"La politicizzazione di un cartone animato lascia il tempo che trova. Prendiamo ad esempio il Signore degli Anelli che in Italia è considerato di destra e negli Stati Uniti è un simbolo di ambientalisti e hippie. Capitan Harlock è un anarchico che combatte contro l'ordine costituito".