Annino La Posta e il suo viaggio attraverso i "silenzi" musicali di Franco Battiato

Annino La Posta e il suo viaggio attraverso i 'silenzi' musicali di Franco Battiato
di Andrea Curreli

La strada musicale percorsa da Franco Battiato in oltre quarant'anni di attività è ricca di cambi di marcia. Fedele al verbo artistico della "sperimentazione" il cantautore siciliano nella trentina di album realizzati ha mutato pelle tante volte passando con scioltezza dalla musica elettronica, ai testi filosofici di Manlio Sgalambro, dalle hit degli anni Ottanta alle canzoni impregnate di spiritualità. Annino La Posta si è immerso nell'"universo Battiato" e ricostruito passo per passo la folgorante carriera del più "colto" tra i cantautori italiani. Il giornalista, scrittore e collaboratore del prestigioso Premio Tenco ha riassunto questa esperienza artistico-letteraria nel libro Franco Battiato. Soprattutto il silenzio (Giunti editore, 2010).

La Posta, in che modo Franco Battiato ha riformato la musica leggera italiana?
“Battiato si inserisce nella musica leggera italiana nel 1979 con L'era del cinghiale bianco che molti considerano il suo primo album, ma che in realtà è il nono. Quando esce questo disco, l'artista aveva già alle spalle un lungo percorso di sperimentazione sia in ambito elettronico che in quello della musica classica. Si porta dietro questo bagaglio e lo mette a disposizione della musica leggera inserendo così un elemento nuovo dal punto di vista strettamente musicale. Poi aggiunge un elemento testuale, che è poi quello più riconoscibile e che fa la sua fortuna negli anni Ottanta con album come La voce del padrone. Una sorta di collage letterario che unisce parole e frasi prese dai contesti più disparati. Con questo metodo riesce a sposare cultura alta e cultura bassa. Era la prima volta che accadeva nella musica d'autore".

Qual era il contesto precedente?       
"Fino ad allora c'erano due filoni distinti della musica leggera: il pop, che come avviene ancora oggi utilizzava cliché consolidati e di facile approccio,  e la canzone d'autore che sperimentava e utilizzava un linguaggio alto traslato dalla letteratura. Battiato sposa entrambi i linguaggi e a questi aggiunge frasi della vita quotidiana, luoghi comuni e slogan. In questo modo riesce a creare un linguaggio assolutamente nuovo".

Questa mescolanza tra tematiche filosofiche, denuncia sociale e musica segue un filo personale?
"Assolutamente sì. Segue un filo che ha un background filosofico e spirituale preso dal sufismo e dalla corrente di Georges Ivanovič Gurdjieff che ha trasposto il sufismo nella società occidentale. Forte di questa esperienza spirituale, Battiato dà una versione personale anche quando, raramente, affronta tematiche sociali. Anche in brani come Povera patriaInneres Auge, la sua è una visione del tutto personale e non sociale".

Il continuo percorso di sperimentazione di Battiato passerà attraverso l'allontanamento da Manlio Sgalambro e l'inizio di una nuova era?
"Difficile dire quale sarà il suo passo successivo perché Battiato nel tempo ci ha abituato a continui e in alcuni casi repentini cambi di registro. In quarant'anni di carriera si possono contare diversi cambiamenti. Un esempio? Agli inizi degli anni Novanta abbandona completamente le ritmiche per abbracciare una visione completamente spirituale della musica. Nasce così un album come Fisiognomica. Quando incontra il filosofo Sgalambro abbandona anche questo campo e ricomincia con la sperimentazione elettronica messa in canzone. Da Battiato io mi aspetto qualsiasi cosa quindi potrebbe decidere di rivoluzionare tutto e ricominciare da zero. Ora è in anno sabbatico e non si fa vedere in pubblico. E' certo che qualcosa bolle in pentola. Non ci resta che aspettare l'anno prossimo e vedere di cosa si tratta".

La musica è comunicazione e incontro tra gli essere umani, possiamo considerare Battiato un involontario messaggero dell'incontro tra Occidente e Islam?
"Battiato è un uomo schivo, ma sono sicuro che si riconosce in questa funzione mediatrice tra le due civiltà. Ha scritto insieme a Sgalambro un'opera su Federico II che è stato il primo personaggio storico che ha promosso il dialogo tra Islam, Cristianesimo e d Ebraismo. Lui si rispecchia in questa funzione non dal punto di vista sociale, ma da quello spirituale".

Quanto influiscono le radici siciliane nella sua musica?
"In un'intervista ha dichiarato che in lui c'è la parte araba della Sicilia. Sente quest'aria che viene dall'Oriente e se la porta addosso anche nei tratti somatici".

Che tipo di rapporto ha instaurato con il cantautore siciliano e come ha reagito al suo libro?
"Abbiamo un buon rapporto, lui si è dimostrato molto disponibile e ha lasciato che facessi quello che volevo. Solo alla fine del lavoro e dopo la stampa del libro gli ho mandato una copia ma non so se l'abbia letto".