Addio ad Andrea Camilleri, l'intellettuale che ha sedotto l'Italia. Le ultime volontà

Mi piacerebbe che ci rincontrassimo, tutti quanti qui, in una sera come questa, tra cento anni": con queste parole, le stesse con cui si chiudeva il monologo "Conversazione su Tiresia", la moglie e le tre figlie hanno scelto di salutare e ringraziare per l'affetto immenso per il papà di Montalbano

Addio ad Andrea Camilleri, l'intellettuale che ha sedotto l'Italia. Le ultime volontà

Si è arreso questa mattina anche se le sue condizioni erano apparse disperate già da un mese, da quando cioè era stato ricoverato nell’ospedale Santo Spirito di Roma. Andrea Camilleri è stato fino all’ultimo accudito dalle tre figlie e dalla moglie nella massima riservatezza, la stessa che ha chiesto la sua famiglia per accompagnarlo fino all’estremo saluto: non ci sarà, infatti, la camera ardente per espressa volontà dello scrittore e della sua famiglia. Il funerale si svolgerà domani giovedì 18 luglio in forma privatissima ma dalle 15 e 30 sarà possibile dare l'ultimo saluto al papà di Montalbano nel cimitero acattolico di Roma, nel quartiere di Testaccio. 

Mi piacerebbe ci ricontrassimo tutti qui tra cento anni

"Mi piacerebbe che ci rincontrassimo, tutti quanti qui, in una sera come questa, tra cento anni". Con queste parole e con quella sua inconfondibile voce roca nel suggestivo Teatro greco di Siracusa, lo scrittore un anno fa concludeva quell'ora e mezza di monologo dal titolo 'Conversazione su Tiresia". Ed è con quelle stesse parole che oggi la famiglia Camilleri e le persone a lui care, salutano e ringraziano "tutti i suoi lettori e tutti i suoi amici per avergli voluto così bene. La moglie, le figlie, i familiari.

Così, con grande rispetto e affetto, l’Italia intera lo sta piangendo. Non si contano i messaggi, le immagini, i ricordi che amici, personaggi dello spettacolo che hanno incrociato le loro vite con la sua, ma anche tantissimi italiani che lo conoscevano soltanto attraverso i suoi scritti o le fiction, gli stanno dedicando. È raro che un uomo di cultura riesca a essere anche così popolare e amato come l’inventore di Montalbano.

Camilleri, siciliano di Porto Empedocle che il 6 settembre prossimo avrebbe compito 94 anni, però oltre ad avere un talento formidabile ed eclettico che gli aveva permesso di spaziare dal teatro alla televisione e alla letteratura, aveva soprattutto la capacità di affabulare, di raccontare qualsiasi storia con quella sua voce rauca e pastosa che ti portava direttamente lì, dove i suoi personaggi immaginari si stavano muovendo. Le sue presentazioni dei film televisivi del commissario Montalbano ma anche le interviste e i suoi spettacoli teatrali, da questo punto di vista rendono ben chiaro il suo talento teatrale, così come il gusto per l’ironia e per la battuta e soprattutto la determinazione a non nascondersi dietro ad ambiguità di sorta. Camilleri non ha mai fatto mistero di come la pensasse. Le sue prese di posizione contro l'allora premier Silvio Berlusconi (vedi "Come la penso", del 2013) o, più di recente, contro Matteo Salvini sono lì a dimostrarlo.

Un intellettuale sui generis che parlava in modo semplice, lento e molto chiaro, quasi a dimostrare la nettezza delle sue idee e della sua statura morale. Da qualche tempo aveva perso la vista ma senza diminuire minimamente la sua incredibile prolificità amava dire che “da quando non vedo più, vedo meglio”. E da questo punto di vista la sua vicenda umana sembrava incrociarsi con quella dell’antico indovino cieco Tiresia che proprio nei giorni scorsi avrebbe dovuto portare in scena alle Terme di Caracalla.

Andrea Camilleri con Manuel Vasquez Montalbàn, lo scrittore catalano dal quale ha tratto il nome per il suo eroe letterario.

Alle stampe ha dato oltre 100 libri, inizialmente di romanzi storici ambientati nell'immaginaria Vigata a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento a partire dal primo dato alle stampe nel 1980, "Un filo di fumo". Ma il successo letterario prima e di massa poi lo ha travolto dopo il 1994, quando ha pubblicato "La forma dell'acqua", il primo dei 27 romanzi dedicati al commissario Montalbano. Quattro anni più tardi il primo film televisivo con protagonista Luca Zingaretti lo ha consacrato superstar suo malgrado. E noi tutti siamo diventati affezionati frequentatori di Mimì Augello, di Fazio, di Catarella, dell'eterna fidanzata Livia ma anche di quel suo dialetto reinventato che ha illuminato i luoghi della Sicilia del barocco ragusano, da Scicli a Modica, con parole ormai familiari a tutti come “cabasisi” o “camurrìa”.

Nella cassaforte della casa editrice Sellerio da molti anni è conservato il capitolo finale della storia di Montalbano. Camilleri, che non voleva far fare al suo alter ego la fine di altri eroi di carta di famosi giallisti come Manuel Vasquez Montalban o Jean Claude Izzo, aveva per tempo immaginato e scritto come sarebbe andata a finire. Oltre a lui, solo Elvira Sellerio e la moglie di Camilleri lo sapevano. A breve invece lo scopriranno tutti coloro che Montalbano e Camilleri li portano nel cuore.