[Il caso] "Terribile, spazzatura razzista e maschilista": il ritorno di Zalone colpisce le nostre paure

Il nero in casa assistito dallo Stato, il "porto spalancato", la moglie conquistata dall'ospite di colore. Ma l'ironia del comico fa esplodere la polemica

Checco Zalone e l'inarrestabile ragazzo di colore nella clip 'Immigrato'
Checco Zalone e l'inarrestabile ragazzo di colore nella clip "Immigrato"
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Comincia come un brutto sogno o come una serie di pensieri neri poco prima di addormentarsi, ammesso che ci si addormenti. E prosegue con il nero Immigrato ("Quanti spiccioli ti avrò già dato") che insegue Checco Zalone al supermercato per caricargli la spesa in macchina, poi lo incalza al semaforo per pulirgli i vetri, infine "ti ritrovo senza permesso, nel soggiorno". ll video musicarello di Zalone nato per lanciare il suo nuovo film Tolo Tolo che sarà al cinema dal 1 gennaio, ha scatenato un putiferio. Qua un eloquente riassunto di chi lo boccia senza appello, dall'associazione Baobab che lavora all'accoglienza dei migranti fino ad accademici e giornalisti. Immigrato di Zalone è riuscito a dividere perfino la coppia formata dal critico Marco Giusti (co-inventore di Blob e poi conduttore di Stracult) e sua moglie, la giornalista Alessandra Mammì. Quest'ultima ha proclamato a tutta pagina che non andrà mai a vedere Tolo Tolo perché nella clip musicale di Zalone è soprattutto la figura femminile ad essere bistrattata. Per tutta risposta Camilla Nesbitt, moglie del produttore del film, Pietro Valsecchi, ha manifestato tutto il suo "stupore e raccapriccio" per le posizioni moraliste della Mammì che forse non si ricorda quando L'Espresso in cui lavorava costruiva la sua fortuna popolare negli anni '80 mostrando in copertina donne nude per cui oggi si verrebbe messi al rogo del perbenismo.

Il nero furbo e simpatico in casa e la moglie disponibile

Se non doveste essere fra il quasi milioni di persone che in breve tempo ha cliccato sul video Immigrato di Checco Zalone che anticipa il suo film, ci limitiamo ad anticiparvi che nel prosieguo della clip, il ragazzotto simpatico e intraprendente di colore che si "prende" casa del malcapitato Checco, ha immediatamente presa sessuale su sua moglie. Che non lo nasconde affatto e che dopo averlo affrontato frontalmente, danzandoci assieme, gli dà volentieri le spalle in modo più che allusivo. L'italiano disperato ed esasperato incarnato dal comico pugliese, vittima del "porto spalancato" italiano che ha fatto entrare l'ospite invadente, cerca inutile sollievo nel resto del condominio e del vicinato. Ma va malissimo, tra vicini bangla e rumeni e un intero quartiere di facce provenienti da altri mondi che gli ricanta il suo ritornello addosso, salutandolo sorridente e beffardo.

Tutto quello che ci fa paura

C'era da aspettarsi un simile vespaio? Forse. Perchè Immigrato, con il suo incedere alla Celentano-Toto Cutugno è fatto apposta per far sorridere con un brivido. Quello che ci rimette a contatto con le nostre paure. Abbiamo paura di essere invasi da un'invasione che non c'è, di essere scavalcati socialmente da ospiti non sempre desiderati che lo Stato gestisce male, abbiamo terrore che il nero di turno ci porti via la donna, il lavoro, i soldi, la nostra piccola oasi di ristoro sociale che è la casa, viviamo nel timore perpetuo dell'accerchiamento. Guardiamo dalle finestre nostra moglie e le nostre figlie allontanarsi da casa in quartieri multietnici mentre lo stomaco ci si stringe.

Quelle paure di cui non sappiamo più ridere

Su queste paure c'è una parte politica che, in Italia come all'estero, ha costruito il consenso dell'uomo forte, del "prima gli italiani" e dei muri anti immigrati che sta dilagando. Su queste paure un'altra parte politica ha tentato di proporre una visione alternativa, tutta tolleranza e integrazione. Ma quest'ultima stenta perché lo Stato non fa il suo dovere fino in fondo, e perché chi arriva da guerre e torture o in cerca di maggiore fortuna economica diventa oggetto di business, non di progetto sociale futuribile. Poi c'è il rigurgito di moralismo post #MeToo, una nuova forma di politically correct che bandisce la satira, l'ironia, la provocazione, meno che mai sul corpo e il ruolo femminile. Ci siamo tutti irrigiditi, pronti a predicare la nostra visione del mondo perfetto agli altri, incapaci di ridere dei nostri fantasmi. Delle paure a cui Zalone da corpo, tutte insieme, in neanche tre minuti di canzone. Ma il bello viene ora: perché Tolo Tolo dovrà dimostrare di essere all'altezza degli incassi record precedenti, perché Zalone è chiamato a far capire quanto vale senza il suo autore-regista di riferimento Gennaro Nunziante, con cui le cose sono finite male, e ancora perché sulla lavorazione lunga e costosissima del film sono circolate voci avvelenate su "disgustosi maltrattamenti". A ciascuno il suo tormento.