[Il caso] Nessuno vuole Woody il 'pedofilo'. Seigner: "Mio marito trattato da stupratore e noi distrutti"

Scagionato anni fa da tutte le accuse, Allen si porta appresso la distruzione mediatica. Gli editori respingono la sua biografia. La moglie di Polanski: "Ci hanno devastati". La Huston: "Hanno già pagato". Argento tradita dalle "amiche"

A sinistra Woody Allen con in braccio la figlia adottiva Dylan, a destra Roman Polanski con la moglie Emmanuelle Seigner
A sinistra Woody Allen con in braccio la figlia adottiva Dylan, a destra Roman Polanski con la moglie Emmanuelle Seigner

"La rivoluzione non è un pranzo di gala", scriveva uno che se ne intendeva di modi spicci e violenti: Mao Tse Tung. E pazienza se ci vanno di mezzo innocenti. L'importante è ribaltare le cose e creare nuovi rapporti di potere. Senza guardare in faccia a nessuno. Capita così che l'accusa di molestie e stupro, prima ancora che venire valutata e approfondita in tribunale, porti alla gogna mediatica e alla distruzione di vita e carriera dell'accusato. L'onda del #MeToo, da Weinstein a Brizzi, continua ad abbattersi soprattutto su uomini in vista e con posizioni di prestigio. Ma cominciano a levarsi voci di dissenso. A partire dal caso Woody Allen. Il regista e autore, pluripremiato in tutto il mondo non lo vuole più nessuno. Amazon ha rescisso il contratto di produzione e distribuzione dei suoi film, gli editori hanno respinto il manoscritto con la sua biografia. Questa la motivazione, commentata dai diretti interessati, fra cui i prestigiosi Harper Collins, Hachette, Macmillan, Simon & Schuster, Penguin Random House: "Woody resta una figura ancora culturalmente importante, ma i rischi commerciali di pubblicare una sua nuova opera sarebbero stati eccessivi". Tradotto: sì, è un genio del cinema e della scrittura, ma su di lui sono tornate le vecchie accuse e noi abbiamo paura della reazione di pubblico e media, rovinando i nostri affari. Non è ancora tutto.

Chi se ne importa delle sentenze

La regola garantista a cui tutti teniamo dice che le sentenze vanno attese e, una volta emesse, rispettate. Nel caso di Woody Allen, lo scandalo dei presunti rapporti pedofili con la figlia adottiva Dylan e poi con l'attuale compagna, altra figlia adottiva, Soon Yi Previn, si risolsero molti anni fa con un nulla di fatto. Allen fu scagionato da tutte le accuse, la guerra familiare fra lui e la compagna Mia Farrow tenne banco sui titoli internazionali per settimane e non si è mai fermata. Anzi, è ripartita più violenta che mai quando, sull'onda dello scandalo Weinstein (Asia Argento inclusa) e delle denunce di abusi e molestie che si moltiplicavano ovunque, la figlia Dylan Farrow è tornata ad accusare Allen di averla abusata, sostenuta da fratello giornalista Ronan (quello che ha vinto il Pulitzer per l'inchiesta su Weinstein, caposaldo del #MeToo ma accusato da Asia Argento, che aveva intervistato, di aver riportato male il particolare dei cinque anni in cui l'attrice italiana avrebbe continuato a frequentare Weinstein dopo il presunto rapporto orale forzato che lui avrebbe praticato a lei). Risultato: Woody pedofilo e schfoso, alla larga i suoi film e il suo libro di memorie.

Ci vanno di mezzo innocenti? Chi se ne importa

Il regista e attore non ci sta: prima a ribattuto a tutta ironia "potrei essere il volto del suo manifesto: lavoro nel cinema da 50 anni, ho collaborato con centinaia di attrici e non ce n'è stata una, che mi abbia mai accusato di comportamenti inappropriati". Poi è passato alle vie legali, chiedendo ad Amazon un risarcimento da 68 milioni di dollari per aver annullato unilateralmente un contratto che per cominciare ha impedito la distribuzione del suo film già terminato, A Rainy Day In New York. In Italia lo vedremo grazie alla Lucky Red di Andrea Occhipinti, che magari dovrà prepararsi alle ire dei sostenitori del #MeToo e sentirsi dare del complice di un pedofilo. Poi torna, per bocca della moglie, un altro caso eclatante, quello di Roman Polanski.

"I nostri anni peggiori"

Da trent'anni Emmanuelle Seigner, modella e attrice, è moglie di Roman Polanski. Moglie di un genio del cinema, moglie di un mostro, come è stato più volte dipinto. Lei continua a definirlo "marito adorabile e padre perfetto". Anche dopo aver condiviso con lui l'incubo del nuovo arresto. Un vecchio scandalo che tornava addosso al regista. Tutto era cominciato nel 1977, quando Polanski incontrò la tredicenne Samantha Geimer per fotografarla, e finì col fare sesso con lei, che lo denunciò. Lui fu arrestato, subì il processo, gli inquirenti non ritennero credibile la ragazzina e Polanski fece un mese e mezzo di carcere per aver avuto rapporti con una minorenne. Sapendo poi che il giudice stava cambiando idea, il regista partì per la Francia. Nel mentre arrivava il perdono della Geimer che disse che non avrebbe voluto vederlo dietro le sbarre. Niente da fare, nel 2009 nuovo arresto in Svizzera e l'incubo dell'estradizione negli Usa, poi scampata. Col #MeToo il suo nome è tornato fra quelli degli "schifosi da abbattere". La Seigner ha detto: "Non perdonerò mai gli Stati Uniti per il loro sistema giudiziario. Senza alcun motivo hanno devastato la nostra vita e quella della Geimer, oltre ai nostri figli". Ma esistono voci in controtendenza rispetto alla caccia alle streghe, che mina anche la libertà di espressione, che è una deriva del #MeToo.

"Vi racconto io come stanno le cose"

In questo clima di processi sommari e censure preventive che comincia a preoccupare gli stessi progressisti che pure ritengono sacrosanto (e giustamente) il rispetto delle donne e la giusta denuncia di abusi sessuali, hanno fatto scalpore le dichiarazioni di Anjelica Huston. Figlia d'arte (il padre John è un titano del cinema) già modella, compagna di Jack Nicholson, attrice. Che su Allen e Polanski ha detto: "Due Stati hanno indagato Woody Allen e nessuno ha portato avanti le accuse. Tornerei a lavorare con lui in un secondo. Circa Roman, è una storia che sarebbe potuta succedere 10 anni prima in Inghilterra, in Francia, in Italia, in Spagna o in Portogallo, e nessuno avrebbe sentito una parola. Penso che lui abbia già pagato il suo prezzo nel momento in cui è successo". Tutto questo mentre Asia Argento, eroina del #MeToo, si dice pentita di aver creato il caso che le ha devastato la vita, dopo essere stata tradita da altre due paladine di quel movimento, quelle Rose McGowan e Rain Dove che l'hanno incastrata sostenendo l'accusa che lei avesse stuprato il giovane attore Jimmy Bennett. Perché quando parte la pioggia di fango il rischio è che non si salvi nessuno, e che vittime e carnefici si scambino di ruolo, con doppia ingiustizia per chi vittima lo è stata davvero.