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Viggo Mortensen, una leggenda che si tiene lontana da Hollywood: "Gloria all'Ucraina"

Il suo ultimo film è “The Dead Don’t Hurt”, un western di impronta femminista. Fotografo, compositore, pittore, poeta, scrittore, editore, produttore, regista, attore iconico ma atipico

Andrea Giordanodi Andrea Giordano   
Viggo Mortensen, una leggenda che si tiene lontana da Hollywood: 'Gloria all'Ucraina'
Viggo Mortensen

Definire in un'unica parola Viggo Mortensen sembra impossibile, anche per lui. Fotografo, compositore, pittore, poeta, scrittore, editore (fondatore della Perceval Press), produttore, regista, attore celebrato (3 nomination all’Oscar), in quasi 40 anni di carriera alle spalle. Interpretazioni e collaborazioni memorabili: da David Cronenberg, per il quale è stato pure Sigmund Freud, a Peter Jackson, Ridley Scott, diviso in progetti e copioni indipendenti come Far From Men. Iconico sì, eppure molto atipico, che ai fasti di Hollywood preferisce rifugiarsi tra il suo ranch nell'Idaho, immerso nella natura e circondato dai suoi cavalli, e soprattutto la Spagna. Persona sì, piena di valore e messaggi, personaggio mai. Il salto dietro la macchina da presa (grazie a Falling) è stato di quelli ambiziosi, ma ora ha alzato il livello.

A microfoni spenti il tema calcio lo appassiona

Lo incontriamo al Karlovy Vary Film Festival, che lo ha omaggio dandogli il President’s Award, proprio il giorno dopo la sconfitta della Danimarca (lui per metà, quella paterna è danese) e dell’Italia agli Europei. A microfoni spenti il tema calcio lo appassiona come al solito, lui da appassionato della squadra argentina del San Lorenzo, al punto da indossare qualche volta la maglia sotto i costumi. “Avete giocato così male?”, ci chiede. “Purtroppo sì”. “La Danimarca”, ribatte, poteva farcela, se non ci fosse stato quel fuorigioco... E ora chi vince per te”. Gli rispondiamo la Germania. Risate. Chiacchiere da bar, fatte in totale relax, prima di farsi seri, ma disinvolti, parlando di cinema, ruoli, politica, donne. È infatti al festival per (ri)presentare “The Dead Don’t Hurt”, visto qualche mese fa al Marrakech Film Festival, la sua seconda opera dietro la macchina da presa, sceneggiatore, produttore e attore. Un western certamente di impronta classica, e molto dettagliato, ma che racconta una storia inedita, particolare, a tinte femministe: quella non di un uomo al centro, pronto per combattere nella guerra civile americana, ma di una donna, che resta e fa la differenza. Ad interpretarla è Vicky Krieps, la splendida attrice rivelatasi ne Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson, vista nel recente Another End (passato in concorso alla Berlinale) di Piero Messina.  

Un set speciale, nel quale, seppur in maniera marginale, compare anche il figlio Henry. “Ho iniziato a scrivere il film nel 2020, durante la pandemia” dice, “e la prima immagine che mi è venuta in mente è stata quella di una bambina di dieci anni, che correva in una foresta, assomigliava molto a quella dove mia madre era cresciuta, nel nord-est degli Stati Uniti. È stata lei, la sua personalità ad ispirare di Vivienne, a sua volta così testardo, indipendente, forte. Mia madre era così, curiosa verso le altre persone e culture, emancipata, avanti coi tempi. Mi sembrava perfetto adattare un film in quel periodo dominato dagli uomini, intenti a conquistare la frontiera, e in cui è lei ad emergere invece”. 

Il (non escluso) ritorno del Signore degli Anelli

Impossibile non chiedergli di Aragorn, il personaggio di culto che, di fatto, lo ha proiettato in un immaginario generazionale di lettori e appassionati, nella trilogia da Oscar e record frantumati diretta da Peter Jackson. “Ho sempre trovato l’universo di Tolkien interessante”, sottolinea, “ma quando ottenni la parte di Aragorn, a dir la verità, non avevo ancora letto i suoi racconti. Dunque, ricordo che mi portai questi libri giganti sull’aereo e iniziai. D’altronde il viaggio era lungo verso la Nuova Zelanda, leggendo però, compresi piano piano quanto fossero ricchi in termini di personaggi, risorse, rimandi alle saghe nordiche, metodologie. Se arrivasse un bel copione, e fossi adatto per la parte, potrei anche dire di sì ad un seguito, perché no. È sempre la sceneggiatura a colpirmi, la storia prima di tutto. Chi può dirlo, vedremo”. Sui ruoli finora interpretati? È la mia voce, il mio corpo, ma certe volte riesco a scoprire qualcosa di me attraverso di essi, una parte magari più complessa e difficile da spiegare, a volte li sento vicini”.  

Supporto all’Ucraina

Sotto la giacca una maglietta, con i colori dell’Ucraina, chiara testimonianza della sua vicinanza al paese. “Se Trump fosse rieletto, non sarebbe d’aiuto, spero non accada. Sono andato di recente a presentare il film lì, ed è stata una esperienza, emozionante, ringrazio il pubblico e per avermi invitato, non ci sono molti registi che arrivano da fuori. Tra il pubblico, dopo la proiezione, ho visto molte donne connettersi con la Vivienne che portiamo in scena, che cerca di tenere tutto insieme, figli, famiglia, lavoro, senza perdere la propria identità, nonostante ciò che accade.

Spero di tornarci. Slava Ukraïni!, Gloria all’Ucraina!”.

Andrea Giordanodi Andrea Giordano   
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