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Luchetti: “Il mito di Raffaella Carrà, il difficile rapporto con gli uomini e le sue fragilità”

Abbiamo incontrato il regista di Mio fratello è figlio unico al Saturnia Film Festival dove ci ha parlato della Carrà, del suo quarto film con Elio Germano e della nuova serie Rai dopo L’amica geniale

Emanuele Bigidi Emanuele Bigi   
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Incontriamo Daniele Luchetti al Saturnia Film Festival, dove è stato tra i protagonisti della serata conclusiva della kermesse cinematografica. Abbiamo parlato con lui del suo documentario Raffa, dedicato alla Carrà, uscito nelle sale e da febbraio 2024 su Disney+. Quest’anno l’icona pop della tv italiana, e non solo, avrebbe compiuto 80 anni. Ecco che cosa ci ha raccontato della “Raffa nazionale”, del suo quarto film con Elio Germano e della nuova serie Rai dopo L’amica geniale.

Raffa, un piccolo kolossal 

“È stata una sfida districarsi nella vita di un’icona”, ci racconta il regista dalle Terme di Saturnia, “è stata un’avventura che ha stimolato la mia curiosità, perché avevo poche informazioni su Raffaella Carrà. Proprio per questo volevo capire che cosa ci fosse dietro la sua immagine popolare che è entrata nelle case di tutti gli italiani”. “È stata un’esperienza straordinaria: avevo a disposizione un archivio personale vastissimo. Raffa lo reputo il mio piccolo kolossal”.

Della “Raffa nazionale” Luchetti è stato colpito da un dettaglio: “Lei era totalmente dentro il personaggio nel momento cui interpretava, proprio come fa un attore sul set”, racconta, “Raffaella Pelloni entrava in Raffaella Carrà, e stare nella Carrà ha prodotto successi e insuccessi, a seconda della sincerità che trasmetteva al pubblico. E Il pubblico lo sentiva”.

Il regista di Mio fratello è figlio unico si spinge oltre l’immaginario della Carrà, scova le sue fragilità. “Era una bambina ambiziosa”, spiega, “forse non era riconosciuta dalla madre. Raffaella ha avuto una grossa difficoltà a relazionarsi con gli uomini per lungo tempo, era una donna che ha scelto di non avere figli per dedicarsi alla carriera, era Azdora, in dialetto romagnolo “una regina del focolare”, ossia la spina dorsale femminile che teneva le fila della famiglia”.

Luchetti racconta anche della formazione di Raffaella. “C’è il musical americano, gli anni ’70 con la rivoluzione dei costumi, il liscio romagnolo: Raffaella è crescita a Bellaria durante l’esplosione del ballo e del liscio”, spiega il regista, “e ha studiato da attrice al Centro Sperimentale di Roma. La Carrà era la somma di talenti diversi. Hair, i figli dei fiori, la riviera romagnola hanno dato vita al mito”.

Dopo molti film Daniele Luchetti ha provato l’ebbrezza della serialità con L’amica geniale, ma non si occuperà della quarta stagione, in fase di riprese a Napoli: “Per fare due stagioni di seguito ci voleva sangue freddo”, commenta. Sta invece montando il quarto film con Elio Germano, tratto dal romanzo Confidenza di Domenico Starnone che arriverà nei cinema a inizio anno. “È la storia di un professore che vive tutta la sua vita nello spavento”, rivela.

A settembre Luchetti inizierà a girare un’altra serie tv per Rai 1 (ormai ci ha preso gusto), tratta dal romanzo di Giorgio Fontana Prima di noi. “Si tratta di una saga famigliare che tocca due guerre mondiali e i caldi anni ‘70”, racconta il regista, “mi confronto ancora con la storia e le dinamiche di una famiglia”. La protagonista è Linda Caridi. 

 
Emanuele Bigidi Emanuele Bigi   
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