Un'idea di cinema: donne, suore e madri secondo Maura Delpero

Un'idea di cinema: donne, suore e madri secondo Maura Delpero
di Askanews

Locarno, 10 ago. (askanews) - Una storia che tocca con delicatezza e un gran senso della narrazione cinematografica alcuni temi incandescenti: la maternità, la femminilità, le scelte religiose e dunque il senso stesso di essere e pensarsi donna. "Maternal", prima opera di fiction della regista Maura Delpero, è stato presentato al Festival del cinema di Locarno. Una storia toccante, ambientata in un "hogar" in Argentina, casa di suore dove vengono accolte madri giovanissime, in un intreccio di scelte di vita e corpi che ha, di per sé, una intensità talvolta ai limiti del sostenibile.Eppure la narrazione della regista è costruita, come ha detto lei stessa, con l'idea di "togliere anziché aggiungere", e questo conferisce al film una forza ancora maggiore. "Io - ci ha spiegato Maura Delpero - ho sentito che camminavo sulle uova, che dovevo stare in punta di piedi, quindi ho cercato di mettere il mio rigore, sotto forma di delicatezza e rigore formale. Volevo che la scelta audiovisiva fosse assolutamente una scelta rigorosa, perché non potevamo permetterci sbavature".Grazie anche alla fotografia di Soledad Rodriguez e al montaggio di Ilaria Fraioli e Luca Mattei, "Maternal" riesce a fare tutto questo, e riesce anche a trasmettere un'idea di cinema profonda, colta, consapevole, ma comunque originale. Tanto da permetterci di sperare che il film, una coproduzione italo-argentina quasi interamente al femminile, segni l'arrivo sulla scena di una nuova autrice importante, come Delpero sembra avere la forza e la lucidità di essere a tutti gli effetti.Le storie che si intrecciano sono fondamentalmente tre: quelle di due ragazze ospitate nell'hogar, Luciana e Fatima, interpretate da due giovanissime attrici non professioniste argentine, Agustina Malale e Denise Carrizo, e soprattutto quella di suor Paola, una giovane monaca italiana che, nel corso della pellicola, vive su di sé, nel suo cuore e nel suo corpo, un profondo cambiamento. A interpretarla e a provare a decodificare la sua personalità, l'attrice principale del film, Lidiya Liberman."Tutte le cose che le succedono dentro non le vediamo direttamente - ci ha spiegato l'attrice - non è una cosa esplicita, ma c'è comunque un forte movimento interiore. Mi ha consumato questo ruolo, anche perché sebbene non mi piaccia tanto mettere nel personaggio le mie vicende personali e preferisco immaginarlo e studiarlo avendolo trovato già scritto, qui invece ho pensato di aggiungere anche un pizzico di me, di una cosa molto molto personale".Il risultato, che passa attraverso alcune inquadrature fisse di stupefacente bellezza, alcuni sguardi che vanno oltre la natura del semplice racconto e anche attraverso una gestione del tempo e dello spazio che rivela la cifra della maturità stilistica di Maura Delpero, è pressoché perfetto, soprattutto nel suo voler essere, con ostinazione e precisione, cinema, cinema e ancora cinema.