Su MioCinema, torna Apocalisse di Ciprì e Maresco

Su MioCinema, torna Apocalisse di Ciprì e Maresco
di Ansa

(di Francesco Gallo) (ANSA) - ROMA, 27 MAR - Chissà, forse aveva ragione Carmelo Bene dicendo che Ciprì e Maresco "hanno dato un calcio in culo al linguaggio e alla comunicazione". Di fatto rivedere oggi la loro filosofia dell'Apocalisse, in piena pandemia e all'interno di un'umanità sofferente, ha un sapore ancora più forte. Un mondo alla deriva, quello che raccontano, in uno splendido bianco e nero, privo di donne (e dunque di futuro), ruvido, dissacrante e barocco proprio come le chiese siciliane. Un'opera sporca, dark, trionfo della fisiognomica che ora si può recuperare grazie a MioCinema, che ripropone da oggi uno speciale in cui troviamo non solo Lo Zio di Brooklyn (1995), esordio cinematografico dei due registi palermitani, ma anche Grazie Lia - Breve inchiesta su Santa Rosalia con le testimonianze di alcuni fedeli e cortometraggi come Martin a Little, intervista a Martin Scorsese sulle sue origini siciliane, e Il corridore della paura con Samuel Fuller. A introdurre il tutto tre interviste a Franco Maresco, Daniele Ciprì e al direttore della fotografia Luca Bigazzi, fatte con perfetto equilibrio dal critico cinematografico Emiliano Morreale. "Avevamo fatto solo Cinico Tv, ovvero una sorta di tv in bianco e nero 'in mezzo alle macerie', e mai un lungometraggio - spiega Maresco - . Ci siamo ritrovati così con produttore Galliano Juso, quello che aveva fatto film come 'Viva la foca!', ma lui si era davvero appassionato a noi e non fece certo il moralista quando scoprì che la prima scena del film era quella che vedeva un uomo che faceva sesso a pagamento con un'asina. Anzi, per certi versi era più ortodosso di noi, perché voleva che il passaggio dei soldi fra cliente e proprietario si vedesse bene". 'Lo zio di Brooklyn' non fu ammesso al Festival di Venezia perché Ciprì e Maresco pretendevano il concorso, rifiutando ogni sezione collaterale. Infine, una curiosità sul titolo: "È ispirato addirittura ad Heidegger e alla sua frase detta in un'intervista allo Spiegel 'Solo un Dio ci può salvare'. Volevamo una metafora dell'Apocalisse, un film definitivo. Chi meglio dell'apocalittico Heidegger poteva aiutarci?". (ANSA).