Sibilla Barbieri e "Dio salvi la regina": "Quasi quasi lo Stato me lo faccio a casa. Cinema chiusi? La mia proposta"

Videointervista alla protagonista e autrice di "Dio salvi la regina", commedia anarchica e ribelle che racconta la storia di Diana, madre e medico della mutua che un giorno decide di trasformare il suo appartamento in uno Stato indipendente

Chissà quanti di noi, alle prese con mille regole e altrettante contraddizioni in questi giorni difficili, si sono lasciati andare a vagheggiamenti anarchici e a pensieri autarchici. E magari a immaginare di vivere liberi da tutto se non nel consueto atollo tropicale almeno nel proprio appartamento. Beh, come sempre, c’è già chi ci ha pensato prima e addirittura ci ha costruito intorno una commedia ribelle e allegra. Si tratta di Sibilla Barbieri, attrice, autrice, in questo caso anche produttrice di “Dio salvi la regina”, un film garbato che però ha la forza di porre un tema profondo e quanto mai attuale, ricordandoci che un popolo è soprattutto una grande famiglia.

“È la storia di Diana, madre e medico della mutua, che decide di fare un poetico atto di insubordinazione sociale, dichiarando l’indipendenza della sua casa dallo Stato italiano. La spinge la speranza di salvare il suo “popolo”. I suoi familiari e gli amici saranno condizionati da questa scelta: dovranno affrontare grandi temi come la scelta della lingua, le basi su cui si fonda il diritto, la filosofia con cui educare i figli e soprattutto dovranno confrontarsi con la responsabilità che comporta esercitare un potere”.

In questa videointervista concessa a Tiscali.it Sibilla Barbieri ci racconta perché il suo film è così attuale e condivide con noi ansie e preoccupazioni per il mondo dello spettacolo, tagliato fuori da questa grande crisi. “Spero che presto il film sia visibile in qualche piattaforma visto che le sale sono chiuse e chissà per quanto tempo ancora lo saranno. Anche se io al ministro Franceschini avrei fatto una semplice proposta: visto che il problema non sono le sale ma i traporti affollati, avrei proposto che chi è interessato ad andare al cinema o al teatro ci vada con mezzi propri. A piedi, in monopattino, in bici, in macchina”.