Scorsese fa 80: quando con De Niro si salvarono insieme dall'inferno tossico. E trionfarono

Partita benissimo, a fine anni Settanta la vita e carriera si entrambi era entrata in una spirale autodistruttiva. Una grande storia di riscatto e amicizia

Martin Scorsese, oggi 80enne. A destra, negli anni 'centrali' della collaborazione con De Niro (Foto Shutterstock)
Martin Scorsese, oggi 80enne. A destra, negli anni "centrali" della collaborazione con De Niro (Foto Shutterstock)

Oggi è facile inchinarsi al monumento Martin Scorsese e ai suoi 80 anni vitali più che mai. Mentre il mondo celebra Martin Scozzese (diventato Scorsese per l'ennesimo errore di anagrafe americana) e la sua cinematografia che è tra le grandi opere d'arte di sempre, sono molti di meno a ricordare il momento in cui Scorsese si stava uccidendo. A salvarlo fu il suo attore feticcio e amico di sempre, Robert De Niro. Anche lui passato attraverso l'inferno tossico, e deciso dopo esserne uscito a salvare l'amico regista sprofondato nell'abuso di droga dopo aver sperimentato l'insuccesso e quindi la depressione.

Lo sprofondo

Erano bastati tre anni a Martin Scorsese per diventare il regista per eccellenza: 1973-1976. Dal successo di Mean Streets, che lanciò come attore di prima fascia Robert De Niro fino al film shock che conquistò Cannes e poi il resto del mondo, Taxi Driver. A quel punto la strada per arrivare fra i grandissimi era spianata. Invece Scorsese cadde malamente: il suo New York New York, col duo di protagonisti De Niro-Liza Minnelli fu considerato un film non riuscito e dal punto di vista commerciale fu un flop. Il regista crollò in depressione e aumentò il suo uso di stupefacenti, soprattutto cocaina, per cercare di ritrovare voglia di lavorare e di combattere il blocco creativo che lo stritolava. A peggiorare il tutto ci fu l'incompatibilità fra la coca e i farmaci che Scorsese prendeva, a cominciare da quelli contro l'asma. Il mix provocò una serie di emorragie interne, inclusa una cerebrale, che ridussero il regista in fin di vita.

La risalita

Sia De Niro che più spesso Scorsese hanno rievocato quel periodo centrale per le rispettive vite e carriere. Thelma Schoonmaker, che ha curato lo spettacolare montaggio di tutti i film del regista, ha definito quell'inconto in ospedale "un grande dono d'amicizia". Robert De Niro era riuscito a ripulirsi dalla cocaina, il passo successivo fu salvare chi considerava come un fratello, essendone ricambiato. Bob arrivo al letto di ricovero di Martin, a New York, con un copione in mano. "Ne era ossessionato e non riuscivo a capire perché" ha raccontato in una intervista Scorsese. De Niro aveva con sé lo script di Raging Bull, firmato da un altro grandissimo talento che si era salvato da una vita devastata scrivendo per il cinema: Paul Schrader. Il ragazzo alcolizzato e solo che viveva dentro una macchina dopo aver perso tutto e che in quel periodo aveva regalato ai due l'immenso Taxi Driver.

Il trionfo

Scorsese si lasciò convincere a battere la droga e le sue molte fobie, che non gli permettevano di stare in pubblico se prima non si era fatto. Soprattutto, si convinse grazie a De Niro che non era affatto un regista finito. Diresse Raging Bull, tratto dalla biografia del pugile italoamericano Jake La Motta, potente ma autodistruttivo e incontrollabile. Nasceva così Toro Scatenato, quello che è considerato uno dei film più belli di sempre. Sceneggiato da Schrader, interpretato da un De Niro al top della forma che per quel ruolo vinse l'Oscar. In un bianco e nero epico, brutale ed elegantissimo che ne fa un capolavoro d'arte dell'ultimo secolo. Le carriere dei due ripartirono a razzo, fra moltissimi premi e ottimi incassi. E ancora oggi Bob e Martin sono sul set assieme, a girare Killers Of The Flower Moon, sui misteriosi omicidi di indiani d'America nella cui terra fu scoperto il petrolio. La donna che stette a fianco a Scorsese nel periodo di discesa e risalita dall'inferno ha un nome celebre: Isabella Rossellini.