[Il commento] "Rocketman": a Cannes l'autodistruzione di Elton John, come un razzo verso le stelle disintegrato in volo

Debutto al Festival per l'attesissimo biopic sulla vita del divo pop inglese. Fra talento, omosessualità, alcol, droghe e solitudine

Elton John in lacrime a Cannes. A destra Taron Egerton, perfetto nei suoi panni
Elton John in lacrime a Cannes. A destra Taron Egerton, perfetto nei suoi panni

Di se stesso Elton John non ha mai nascosto nulla. I suoi complessi fisici, i traumi emotivi, l'amore per tutto ciò che è spettacolare ed eccessivo (a partire dalla sterminata collezione di occhiali), il senso di vuoto e solitudine mai placato a dispetto di successi musicali milionari. La droga, a fiumi. La depressione. Ma tutto colorato, mescolato assieme come un cocktail psichedelico, dove la messa in scena della propria vita viene prima della vita stessa. Attesissimo a Cannes, dove l'arrivo di Elton John è stato un evento a sé, Rocketman è tutto questo. L'ambizione è scoperta da subito: bisogna vedersela con Bohemian Rhapsody (raccontato in questo speciale) e il suo incredibile boom al botteghino. Il film biografico su Freddie Mercury è il più visto di sempre, questo su Elton John ha almeno un tratto in comune. Il regista. A dirigerlo è Dexter Fletcher, già chiamato a rimettere in piedi il set disastroso di Bohemian Rhapsody a causa dei comportamenti scorretti del regista Bryan Singer (già in odore di molestie sessuali nell'ambito gay). E a questo biopic, Fletcher regala la sua cifra stilistica che è molto debitrice di una certa visionarietà esagerata e melodrammatica tipica di Baz Luhrmann (Moulin Rouge, Romeo + Juliet).

Taron Egerton, perfetto nei panni di Elton

Della bravura del protagonista di Rocketman si è già detto. Ottimo anche quando canta e sta sul palco, come ha fatto con lo stesso Elton John in un duetto durante un galà a Cannes. Taron Egerton funziona alla grande perché esplosivo e inarrestabile sul palco, e mantiene una fisicità goffa e fragile che è alla larga dei film musical in cui tutti sono giovanissimi, belli, palestrati. Rende in modo toccante la solitudine e l'inadeguatezza di Reginald Dwight molto prima di inventare il personaggio Elton John, con il suo amore per la grande melodia (da Cole Porter a Brian Wilson dei Beach Boys) e l'uso forsennato del piano in chiave rock and roll. Rocketman indaga il rapporto conflittuale fra Reggie e la madre Sheila (Bryce Dallas Howard), incapace di dargli amore e ferita a sua volta da un marito ufficiale della Royal Air Force assente e crudele fino all'abbandono. Sarà la nonna a trasformare il ragazzino infelice in prodigio del piano, dandogli considerazione e accompagnandolo alle lezioni di musica alla Royal Academy of Music, dove il suo talento esploderà.

Il primo bacio: gay e nero

Rocketman è anche un viaggio nella scoperta della propria omosessualità da parte del giovanissimo Elton John. Il bacio rivelatore viene scambiato con un vocalist di colore, è tempo di affrontare il mostro peggiore: la paura. La gelida madre Sheila profetizzerà a Reggie-Elton una vita di solitudine e discriminazione, il partner artistico di sempre, fondamentale per la sua carriera, Bernie Taupin, lo incoraggerà al coming out come forma di liberazione. Poi il lancio definitivo nell'empireo delle star: dopo aver accompagnato come artista spalla musicisti di colore negli Usa, nel 1970 Elton John si esibisce a soli 23 anni al Troubadour di Los Angeles di fronte al gotha dei grandi autori musicali: fra loro i Beach Boys e Neil Young. E fa esplodere la platea con Crocodile Rock e Sathurday Night Alright For Fighting. Ma l'omosessualità tenuta sotto traccia per non distruggergli la carriera, il senso di solitudine interiore, droga e alcol usati per riempire il vuoto e l'abbandonarsi agli eccessi della vita da popstar a Los Angeles avranno un effetto devastante.

La protesta: meno spettacolo e più aderenza storica

l biopic racconta in modo visionario anche i tentativi di disintossicazione, il matrimonio lampo fallimentare e di copertura con la tedesca Renate Blauel, i successi da classifica uno dopo l'altro (Don't Go Breaking My Heart con Kiki Dee, Your Song, Border Song), lo spingersi al massimo sul palco (memorabile la scena con Pinball Wizard) per dimenticare se stesso. Il film è colorato, visionario, spettacolare. Piacerà a molti fan, lascerà perplesso chi (come alcuni critici a Cannes) avrebbe voluto meno show e più aderenza storica, e maggiori dettagli sul lavoro alle canzoni che hanno incantato due generazioni di ascoltatori. Ma Rocketman sta ad Elton John come Bohemian Rhapsody a Freddie Mercury. Per tutto il resto ci sono i documentari.